Paura del contagio Scatta lo sciopero

18/06/2010

Ieri gli operai della Sevel di Atessa, che lavorano per Fiat ma anche per Citroën e Renault, si sono fermati per quattro ore, dalle dieci alle dodici la mattina e dalle quattro alle sei il pomeriggio. Contro l’accordo Fiat su Pomigliano, con il 60% degli addetti alla lastratura e l’80% degli addetti al montaggio, sono stati i primi a organizzare uno sciopero spontaneo, mentre gli altri stabilimenti dell’industria automobilistica di Torino e dell’indotto promettono che non staranno a guardare. E assieme agli operai della Sevel c’erano anche quelli della Magneti Marelli e della Isri, sempre di Atessa.
«È un attacco ai diritti – ha detto il segretario Fiom di Chieti – così si azzera il sindacato, non esiste più Rsu e non esiste più libertà sindacale». Già, perchè si sopprime il diritto allo sciopero, quel diritto che la Costituzione rivendica. «Si vuole schiavizzare questo paese – continua Di Rocco – e a Pomigliano vincerà il sì perchè gli operai sono sotto ricatto ». Ma poi si ferma e manifesta un segno di speranza: «Nel segreto dell’urna spero che gli operai esprimano dissenso». A Mirafiori, invece, gli operai stanno firmando una lettera che arriverà sul tavolo di SergioMarchionne. In meno di ventiquattro ore, tra mercoledì e giovedì, hanno raccolto 2500 firme al reparto carrozzerie, oltre la metà degli operai (a cui si aggiungono 1000 firme della Sevel). Quelli del reparto presse, ieri mattina in assemblea, hanno votato all’unanimità la lettera a Marchionne e poi sono andati ai cancelli per un paio di ore. «A Mirafiori c’è contrarietà generale, a prescindere dall’appartenza sindacale», spiega Federico Bellono, segretario Fiom di Torino. Poi racconta particolari «curiosi» dell’assemblea generale di lunedì, alla vigilia della firma del contratto. «Eravamo alle carrozzerie, dove gli operai, con le catene di montaggio, capiscono che alcuni passaggi dell’accordo sono inaccettabili. Si sapeva che alcuni sindacati avrebbero firmato l’accordo ed è curioso come abbiano voluto risolvere con i lavoratori i problemi che la firma avrebbe posto. Dicevano: a Pomigliano sì e negli altri stabilimenti no. Questa argomentazione non è credibile, infatti tutti se ne sono accorti. C’era un’atmosfera di difficoltà e imbarazzo». La raccolta firme continua a Mirafiori,mail tempo non èmolto perchè il documento deve arrivare all’amministratore delegato della Fiat entro martedì, quando gli operai di Pomigliano voteranno il referendum sull’accordo. E, come dice Bellono, «abbiamo questa settimana perchè da lunedì siamo in cassa integrazione. Con la fine degli incentivi è così. Da quasi due mesi la cassa integrazione è aumentata. Comunque le firme aumenteranno e sono certo che si muoveranno anche gli operai di Iveco e Bertone ». E aMirafiori ci saranno scioperi spontanei? «Nei prossimi giorni sicuro, forse già venerdì». L’accordo preoccupa anche quegli operai che ora sono, sì, in Fiat,ma che presto non lo saranno più. Termini Imerese fermerà la produzione il 31 dicembre 2011,mai lavoratori dello stabilimento siciliano temono che l’accordo di Pomigliano diventerà un modello applicabile a tutta la categoria operaia. «Hanno detto che l’accordo vale solo a Pomigliano? Ma non ci crediamo – dice Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom di Palermo – Se c’è un’azienda che lo fa, perché le altre non dovrebbero farlo? A Termini stiamo facendo di tutto per non perdere la produzione. E se, quando la Fiat andrà via, dovesse arrivare un’altra azienda e dovesse proporre le stesse condizioni di Pomigliano?». Già, cosa farebbero a Termini? Cosa voterebbero al referendum?
«Non è perchè siamo distanti da Pomigliano, maio voterei no – continua Mastrosimone – Certo, nel mezzogiorno è facile cedere al ricatto, con lavoro e sviluppo che non ci sono. E infatti per noi il contratto nazionale di lavoro è indispensabile. Però capiamo che alcuni punti dell’accordo segnano la morte del sindacato. Basti pensare che un dirigente Fim di Termini ha affisso in bacheca un foglio in cui afferma di vergognarsi di far parte di quel sindacato. Poi la politica non ha fatto nulla per evitare tutto questo e ora propongono soluzioni. Ma cosa ne sanno della
fabbrica? Lo possiamo sapere solo noi operai cose significa lavorare in catena di montaggio per otto ore di fila per una busta paga di 1100 euro al mese».