«Patto sociale», confronto al via

06/10/2004


            mercoledì 6 ottobre 2004

            sezione: PRIMO PIANO – pag: 4
            COMPETITIVITÀ • Confindustria e sindacati al lavoro per una piattaforma comune
            «Patto sociale», confronto al via
            LINA PALMERINI
            ROMA • Si dovevano incontrare già venerdì: un faccia a faccia tra i tre leader sindacali e il presidente di Confindustria per una ripresa di contatti dopo lo strappo del 14 luglio. L’incontro è slittato alla prossima settimana — probabilmente mercoledì — e in quell’occasione si cercherà di tradurre in concreto l’idea di patto sociale lanciata da Luca Cordero di Montezemolo dal convegno di Capri. Riprendere, insomma, quello che si era interrotto a luglio, cercando di trovare un punto di vista comune sui temi della competitività e dello sviluppo. E cercando di rinviare — solo posticipare ma non cancellare, come chiede la Cisl — il tema della riforma dei contratti.

            L’impegno è quello di presentarsi al tavolo di negoziato, annunciato dal ministro Siniscalco (che ha promesso di convocarlo già questa settimana) non in ordine sparso ma con delle priorità comuni.
            Il tempo stringe: come ha annunciato Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi, «il provvedimento sullo sviluppo verrà presentato a fine mese». Brunetta ha parlato di «più strumenti» ma niente è stato ancora deciso. «Si è parlato di agganciato, di emendamento, ma — osserva Brunetta — la cosa più importante sono i contenuti». E sulla sostanza l’unica conferma sono gli annunci del premier sulla riforma fiscale: «Le aliquote saranno tre 23%, 33% e 39%», ha concluso Brunetta.

            Di certo, nel negoziato con le parti sociali, si parlerà di riduzione dell’Irap legata alla ricerca e all’innovazione: un punto su cui sono d’accordo anche i sindacati che, però, vogliono chiarezza sulla copertura finanziaria visto che ora il gettito Irap finanzia la sanità locale. Ma nel provvedimento dovrebbe entrare anche il nuovo diritto fallimentare, alcune misure sul Mezzogiorno (le parti spingono per una fiscalità di vantaggio), la riduzione del cuneo fiscale e contributivo per mantenere il potere d’acquisto dei redditi da lavoro dipendente. In cambio di una razionalizzazione e alleggerimento degli incentivi, le imprese avrebbero la riduzione Irap; il sindacato, invece, dovrebbe trattare su la tutela dei redditi attraverso sgravi Irpef e detrazioni familiari e garantire che non ci saranno spinte salariali.

            I veri punti oscuri della trattativa, quelli più complicati su cui trovare il consenso sociale sono due: Mezzogiorno e contratti pubblici. Su entrambi i fronti le risorse sarebbero insufficienti ad accogliere le richieste sindacali e, sul Sud, anche quelle delle imprese. Intanto, sulla Finanziaria, i sindacati cercano di preparare un documento unitario per l’audizione parlamentare di venerdì. Ma sulla manovra, il rischio è che si cominci uniti e si finisca separati. In Cgil fanno capire chiaramente che un’iniziativa di lotta verrà messa in piedi, anche senza Cisl e Uil.
            Le ragioni di dissenso rintracciate dal sindacato di Guglielmo Epifani sono talmente profonde che la decisione di uno sciopero generale — anche se verrà ratificata dal direttivo di fine mese — sembra certa. Come si desume dalle parole che ieri il leader della Cgil ha riservato al Governo: «Questa Finanziaria, che con una mano dà e con l’altra toglie, esige una risposta forte del sindacato. Bella forte.
            Poi — ha precisato Epifani — valuteremo e decideremo. Però non c’è dubbio che questa manovra non può può restare senza risposte da parte del sindacato». In realtà, in Cgil l’altro timore è che «per ricavare i soldi per la riduzione fiscale, il Governo ha in mente di far incamerare il Tfr all’Inps».