Patto per l’Italia, via riformista

14/04/2003



            Domenica 13 Aprile 2003
            Patto per l’Italia, via riformista

            Pezzotta rilancia l’intesa del 5 luglio – «Far fallire il referendum sull’articolo 18»

            LI.P.


            DAL NOSTRO INVIATO
            TORINO – «Servirebbe che sulla situazione economica si dicesse la verità, vorrei sentire e vedere meno ottimismo». Si è rivolto al Governo Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, che ieri al convegno di Torino era l’unico esponente della controparte imprenditoriale. E ha parlato nel ruolo di controparte che però ha portato a casa risultati importanti con la concertazione «l’unica carta vincente – ha detto – per affrontare i problemi del Paese». Ha ricordato quindi il Patto per l’Italia «la sola proposta riformista in campo» che ha però ancora bisogno di «implementazioni» mentre è in campo la riforma Biagi sul mercato del lavoro «una legge – ha detto – che cerca di governare le flessibilità, di evitare la precarietà e il nero» anche se al Governo chiede un ulteriore confronto nella fase di stesura dei decreti attuativi. «Il Patto per l’Italia non è un Patto spento come qualcuno ha detto, rappresenta invece una possibilità di sviluppo» ha rivendicato il leader della Cisl che ora si attribuisce il merito di aver riunito in un confronto sulla politica industriale tutti gli attori sociali: i tre sindacati e la Confindustria. «Quando tutti parlavano di declino, ho scelto la strada del confronto. Ora sono aperte quattro trattative diverse su punti strategici per il Paese: il Sud, le infrastrutture, l’innovazione, la formazione». La scadenza temporale è il Documento di programmazione economico e finanziario, un appuntamento a cui Pezzotta spera che sindacati e imprese si possano presentare al Governo con delle proposte comuni. La platea ha applaudito Pezzotta soprattutto quando c’è stato il passaggio sul referendum che punta all’estensione dell’articolo 18. «Pensiamo – ha detto – di aver difeso quella tutela però ora dobbiamo fare in modo che il referendum non passi perché è un’ingerenza nel ruolo delle parti sociali». E proprio alle parti sociali ha proposto un nuovo terreno di confronto: la riforma degli assetti contrattuali e la partecipazione. «Il contratto dei meccanici si deve fare e non vanno cercate scorciatoie come un accordo-ponte. Se si sceglie questa strada vuol dire mantenere intatto un sistema contrattuale che è vecchio di 10 anni e va rivisto». Solo in serata arriva però la replica alle dichiarazioni del premier sulla riforma delle pensioni (vedi articolo sopra) con l’annuncio di una Maastricht del Welfare. «Non credo che in Italia ci sia bisogno di una riforma strutturale delle pensioni, l’abbiamo già fatta», ha replicato Pezzotta. Su questo tema il fronte sindacale è compatto. «Il tema delle pensioni è ormai un ritornello», ha commentato Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, secondo il quale «fare allarmismi ha sempre generato più problemi che risultati». Una Maastricht del welfare? «Finalmente – ha risposto Luigi Angeletti – tutti si accorgeranno che il nostro sistema previdenziale è fra i migliori del mondo». Ma il leader Cgil commenta anche il convegno di Confindustria: «Mi sarei atteso un’autocritica: aver puntato tutto sull’articolo 18 pensando che fosse un problema di competitività delle imprese è stato un errore. I problemi dell’industria italiana hanno altre origini: la scarsa propensione a innovare e a investire in ricerca, i problemi della formazione, le infrastrutture». E proprio su questi temi, Epifani bolla come "conservatori" Governo e imprese: «Da Torino ho sentito temi vecchi e nessuno sforzo di ricerca sulle nuove vie che possono determinare sviluppo».