Patto per il Sud, ma non c’è il governo

03/11/2004

              mercoledì 3 novembre 2004

              Patto per il Sud, ma non c’è il governo
              Accordo imprese-sindacati: nuova fiscalità, incentivi, formazione, lotta al sommerso

              Felicia Masocco

              ROMA I sindacati e le imprese sfidano il governo sul Mezzogiorno, sono diciassette le sigle che ieri hanno stretto un’intesa per portare il rilancio del Sud ai primi punti dell’agenda politica. Una lezione all’esecutivo e alle forze di maggioranza che in tre anni si sono ricordati del Meridione solo quando si è trattato di tagliare fondi e risorse. Ma anche un esempio di dialogo, di uno sforzo comune per arrivare ad obiettivi e proposte condivise pensando al sistema-Paese.

              Il documento di ieri è il primo che Cgil, Cisl e Uil siglano con la Confindustria di Montezemolo ed è l’uscita dall’impasse che si creò a luglio sulla revisione del modello contrattuale. Non ha trovato però d’accordo le associazioni degli artigiani, Confartigianato, Cna e Casartigiani si sono sfilate lamentando la mancanza di «una sintesi condivisa» che tenga conto della peculiarità delle piccole e medie imprese.

              Comunque approfondiranno il documento nei prossimi giorni e non è detto che non trovino una maggiore convergenza. È stata invece piena l’adesione di Confindustria e delle altre tredici associazioni di imprese (commercio, credito, cooperative, assicurazioni, agricoltura) e dei sindacati confederali. Hanno dato il via libera alla parte «politica» rinviando ad incontri tecnici lo sviluppo degli argomenti trattati. I firmatari chiedono un confronto con il governo in vista della stesura definitiva della Finanziaria e del collegato sulla competitività. Sotto il titolo di «Progetto Mezzogiorno» sono state raccolte proposte che vanno dalla fiscalità di vantaggio per il Sud, alla riforma degli incentivi alle imprese, con un premio fiscale per quelle che crescono, un credito di imposta per i progetti di ricerca affidati dalle imprese alle Università e ai centri per l’innovazione. Serve poi una riforma degli incentivi (in particolare la legge 488) «orientata alla semplificazione delle procedure, alla certezza dei tempi e alla promozione degli investimenti innovativi». Le infrastrutture vanno adeguate, (il Patto di stabilità andrebbe, in proposito, reinterpretato in modo meno restrittivo), e si chiedono risorse finanziarie a partire dalla prossima legge di bilancio. Ancora: un mercato del credito più efficiente e trasparente, un piano di rilancio del turismo e uno per la ricerca e l’innovazione accompagnato dalla promozione di centri universitari di eccellenza. Un’efficace lotta al sommerso. Sono sei gli interventi-chiave da portare avanti con il metodo della concertazione, «vale a dire che ciascun soggetto interessato deve fare la sua parte», le imprese, i sindacati, le amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche.
              Il documento sarà inviato al governo e agli enti locali, si attendono risposte. Per ora dall’esecutivo sono arrivate solo le critiche del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi che ha bollato l’intesa come «consociativa». «È sbagliato bocciarla a priori», replica Savino Pezzotta «l’esecutivo venga al tavolo a dirci quali sono le sue opinioni. Noi non abbiamo mai rifiutato il confronto, bisogna vedere se il governo vuole confrontarsi con noi».


              È «il primo accordo significativo con la nuova Confindustria, ed è stato giusto partire dalla drammatica questione del Mezzogiorno», è il commento di Guglielmo Epifani. Quanto a Sacconi, le sue «sono critiche sbagliate e non so neanche se si è informato sul merito di quello che è stato firmato». «Le parti prendono è un impegno strategico di medio periodo sul quale richiamare la responsabilità di chi ha il potere di decidere – continua il leader della Cgil -. Innanzitutto il governo che sta facendo una Finanziaria che non risponde ai problemi del Sud». Insomma, l’esecutivo si confronti e scelga. «Per il Mezzogiorno è giunta l’ora delle decisioni», ha affermato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo per il quale il documento è «estremamente utile anche come metodo, per non presentarsi in ordine sparso». «A questo punto il Sud ha bisogno di decisioni – ha continuato – la proposta può aiutare l’esecutivo a focalizzare meglio le priorità su cui lavorare». L’obiettivo lo sintetizza Luigi Angeletti, «chiederemo di cambiare la politica fin qui fatta per il Mezzogiorno per metterne in atto una di vero rilancio». Soddisfazione dal presidente della Campania, Antonio Bassolino, «è un fatto importante», dice, «il primo banco di prova è Finanziaria». Per Bassolino, infatti, «l’accordo spinge ad una modifica sostanziale della politica economica del governo». Accoglienza favorevole anche dalla Margherita e dai Ds. «Il Mezzogiorno – afferma Roberto Barbieri della segreteria della Quercia – non è il problema, ma la soluzione del problema della crescita e della competitività dell’economia italiana. Questa è la strategia che i Ds hanno messo in campo dalla prima finanziaria di questa legislatura, particolarmente sciagurata per il Mezzogiorno».