Patto di legislatura su pensioni e ammortizzatori

19/06/2007
    martedì 19 giugno 2007

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    Patto di legislatura su
    pensioni e ammortizzatori

      Questa la richiesta dei sindacati oggi al tavolo con Prodi. Anche il «Family day» batte cassa

        di Felicia Masocco / Roma

        TRATTATIVE Al via la no stop tra governo e parti sociali alla ricerca di un’intesa prima del Dpef. Oggi la parola sta a sindacati e imprese che risponderanno al documento ricevuto dal governo. Cgil, Cisl e Uil chiederanno all’esecutivo un impegno di legislatura tanto per la rivalutazione delle pensioni, quanto per gli ammortizzatori sociali: nell’uno e nell’altro caso, dicono, non ci si può fermare alle proposte illustrate dal ministro Damiano. Per gli ammortizzatori si propone un memorandum per una riforma organica, che faccia parte dell’eventuale accordo che si raggiungerà.

        È molto improbabile – e fonti governative lo escludono – che l’esecutivo dica oggi come intende superare lo scalone. Girano ipotesi che vanno dagli «scalini» al sistema delle quote, fino agli incentivi per chi resta al lavoro, voce questa smentita dal ministro del Lavoro. Resteranno ipotesi fintanto che non sarà chiaro dove andare a reperire le risorse necessarie a lasciarsi alle spalle la riforma di Maroni. Il fatto che il governo non intenda per ora scoprire le carte sul nodo più stretto della trattativa è visto con contrarietà dai sindacati perché non c’è molto tempo e già dalle fabbriche partono i primi scioperi.

        Non piace a Cgil, Cisl e Uil neanche l’idea che si va facendo strada di aspettare i dati ufficiali sull’autotassazione dei primi sei mesi dell’anno confidando su una cifra maggiore su cui disporre. Del resto anche dal Tesoro fanno sapere che chi ripone tale fiducia «pecca di ingenuità».

        Il fatto è che l’elenco dei desiderata sull’impiego del «tesoretto» è lunghissimo. «La famiglia è desaparecida», lamenta il responsabile Welfare della Margherita Luigi Bobba, senatore teodem e sostenitore del Family day. Bobba ricorda che il tesoretto doveva essere indirizzato «oltre che ai pensionati più poveri, anche alle famiglie numerose e indigenti». E spiega che «ci sono più di 460.000 famiglie con tre o più figli che rientrano tra gli incapienti e vedono ogni anno andare in fumo circa 800 euro in media di detrazioni non godute». Di qui la richiesta di utilizzare «quel 1,5 miliardi destinati alle pensioni più basse per riparare questa grave ingiustizia». Una guerra tra poveri? Non secondo il senatore per il quale si può «bloccare la perequazione automatica all’inflazione delle pensioni più generose e destinare dal 15 al 20% dei contributi dei pensionati in attività ad un fondo per le pensioni più basse». Il pressing è appena iniziato. In vista del Dpef, Il Forum delle associazioni familiari, protagonista del Family day, riunirà il 27 giugno i parlamentari che hanno sottoscritto il Manifesto per la famiglia.

        Tornando allo scalone, i sindacati (specie la Cisl) non vedono di buon occhio l’accorpamento degli enti previdenziali per reperire le risorse necessarie al suo superamento. La strada, dicono, potrebbe essere un’altra: con l’aumento dei contributi che c’è già stato a carico dei parasubordinati e degli apprendisti, con l’aumento dei precari regolarizzati e la crescita dell’economia (quindi maggiore occupazione), il sistema previdenziale ha già al suo interno almeno una parte delle risorse necessarie. Epifani, Bonanni e Angeletti si sono incontrati ieri mattina per mettere a punto le osservazioni da fare al documento del governo. Chiedono che l’aumento delle pensioni sia strutturale e che partendo dalle più basse si arrivi alle altre. Quanto alla platea dei beneficiari, devono essere le pensioni da lavoro, cioè quelle per cui sono stati versati contributi. E su questo c’è concordanza con il ministro Damiano. C’è tuttavia da decidere l’età e il reddito, perché da un potenziale bacino di 3,9 milioni di pensionati con assegni sotto i 500 euro, ne vanno selezionati 2 milioni tra i quali andrà ripartita la cifra di 1 miliardo e 600 milioni decisa dall’esecutivo.