Patto d’alleanza Coop-Sigma

24/11/2003




      Domenica 23 Novembre 2003


Patto d’alleanza Coop-Sigma

Il gruppo potrà contare nella distribuzione su una quota di mercato del 20%


      DAL NOSTRO INVIATO
      VENEZIA – Decolla una nuova alleanza nella grande distribuzione italiana. Ieri è stato ufficializzato a Venezia l’accordo tra il gruppo Coop e la Sigma, quest’ultima è l’organizzazione commerciale delle Confcooperative. L’accordo è stato presentato da Giorgio Riccioni, presidente di Ancc-Coop, e Pierluigi Angeli che è alla guida di Federconsumo-Confcooperative. Si tratta di un’intesa che riguarda soprattutto le partnership di carattere commerciale e i rapporti con l’industria, la programmazione sul piano del marketing dei servizi comuni e della logistica. Nasce in sostanza un raggruppamento nuovo che può contare su una quota di mercato di circa il 20% nella grande distribuzione italiana. Attualmente Coop è intorno al 17,4% e Sigma al 2,2 per cento. Coop conta 1.275 punti vendita tra supermercati e ipermercati, circa 11miliardi di euro di fatturato (stima del 2003), quasi 50mila dipendenti e oltre 5 milioni di soci e consumatori. Sigma ha invece 2.643 punti vendita, 1,8 milioni di euro di fatturato e 16mila dipendenti. E probabilmente l’intesa si amplierà ancora: questa settimana i soci della catena Pik up potrebbero decidere di entrare nell’alleanza. Un accordo che come ha sottolineato anche il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari, è aperto ad altri soggetti. Coop sta infatti lavorando assiduamente alla costruzione di una grande centrale cooperativa europea, i cui capisaldi sono la spagnola Eroscki, la francese Intermarché e i raggruppamenti delle cooperative del Centro e Nord Europa soprattutto cooperative di consumatori. L’intesa dovrebbe essere formalizzata a breve visto che è in atto un massiccio processo di concentrazione tra i gruppi della distribuzione a livello internazionale. Ma ieri, a Venezia, Coop ha anche presentato i prossimi programmi: gli investimenti entro il 2005 ammontano a circa 2,2 miliardi di euro. Il programma 2003-2005 prevede l’apertura di 93 strutture di vendita di cui 34 ipermercati per circa 230mila metri quadrati e 59 supermercati per oltre 92mila metri quadrati di area di vendita. Coop è poi fortemente impegnata anche negli investimenti in campo sociale come è stato ricordato sempre ieri nel corso del seminario «Mercato valori e diritti: alla ricerca di un nuovo equilibrio» promosso appunto da Coop. Ogni anno gli investimenti delle cooperative Coop si avvicinano ai 60 milioni di euro e riguardano in particolare per buona parte investimenti sulla formazione, sulla informazione dei consumatori e la salvaguardia dell’ambiente. Da considerare poi gli oltre sette milioni di euro per interventi di solidarietà nei Paesi in via di sviluppo. In particolare il sociologo Giampaolo Fabris ha ricordato che è in netta crescita presso i consumatori l’apprezzamento per società che investono in modo massiccio nel sociale. Anche i vertici di Sigma hanno presentato una serie di progetti che riguardano gli aiuti per la costruzione di un acquedotto in Kenia e la partecipazione all’iniziativa del banco alimentare in favore dei poveri.

      VINCENZO CHIERCHIA


  economia e lavoro


domenica 23 novembre 2003
Per il 2004 le cooperative si impegnano a contenere l ’incremento dei prezzi entro lo 0,7 per cento contro il 2,2 previsto dal governo
Coop e Sigma alleati per gli acquisti
Nasce la più grande centrale italiana di approvvigionamento:varrà il 20%del mercato
DALL’INVIATO Roberto Rossi

VENEZIA La prima centrale d’acquisto nel Paese, con volumi pari quasi al 20% del mercato nazionale e l’obiettivo di creare un’alleanza tra distributori indipendenti italiani capace di fronteggiare l’avanzata delle catene di distribuzione straniere.
È questo il senso dell’intesa che Coop Italia e il gruppo Sigma hanno reso noto ieri durante i lavori del seminario "Mercato, valori, diritti alla ricerca del nuovo equilibrio" in corso a Venezia.
«Al centro della nostra alleanza, oltre ai riflessi economici, – ha detto il presidente della Sigma Giacomo Maffi – c’è anche l’esigenza di tutela dell’indotto produttivo nazionale. Se si lascia sempre più spazio alle catene distributive internazionali (Wall Mart, Carrefour, Auchan e Metro, ndr), nel tempo i prodotti posti negli scaffali dei supermercati saranno sempre più di origine estera piuttosto che italiana. Le conseguenze sono facilmente intuibili sia per l’agricoltura che per l’industria».
Coop (1.275 punti vendita, 10.970 milioni di fatturato e quasi 50mila dipendenti) e Sigma (oltre 250 punti vendita, 1.780 milioni di giro d’affari e 16mila dipendenti) pur sviluppando le loro strategie in coerenza con quanto stipulato dall’intesa, manterranno comunque le loro identità di marchio. Le aree che le parti sottoporranno a verifica saranno quindi le politiche d’acquisto, la logistica, i prodotti freschi, il non food, l’assistenza di rete alla vendita e, infine, il canale discount. «L’obiettivo che ci poniamo – ha detto Vincenzo Tassinari, presidente Coop Italia – è quello di migliorare l’efficienza complessiva e offrire ai consumatori proposte idonee per tutelare il loro potere d’acquisto». Un obiettivo che secondo Tassinari Coop ha raggiunto e che riconfermerà. «Come nel 2003 anche nel 2004 ci
proponiamo di mantenere il livello di inflazione ai consumi sulla soglia dello 0,7% rispetto al dato previsto nazionale del 2,2%». Un dato, quest’ultimo, che è riferito alla variazione dei prezzi dei prodotti alimentari acquistati da Coop, non all’inflazione calcolato dall’Istat ferma al 2,8% (gennaio-settembre), e che è stato reso possibile anche dal buon andamento economico del gruppo. «Nonostante un anno difficile – ha dichiarato Tassinari – abbiamo registrato una crescita del fatturato del 13,2%, dovuta per metà a un processo di fidelizzazione della clientela, per l’altra allo sviluppo». Uno sviluppo che, secondo i numeri forniti, non si arresterà neanche nei prossimi anni. Entro il 2005, infatti, Coop punta alla creazione di altri 93 punti vendita, per un totale di oltre 320mila metri quadrati, 10mila nuovi occupati, un incremento del fatturato del 4% e investimenti per oltre due miliardi di euro.
Come spiegare il successo anche in un anno di magra come questo? Tassinari ha puntato l’indice sulla responsabilità sociale del gruppo come una delle chiavi di affermazione. Un’idea che è stata corroborata anche da una ricerca presentata da Giampaolo Fabris, sociologo e professore alla Iulm, effettuata su un campione di oltre 3mila compratori. Secondo lo studio, la fedeltà dei consumatori è dovuta in parte alla qualità dei prodotti presentati, alla fiducia, ma anche all’importanza dell’etica dell’impresa. In particolare il 60% degli italiani attribuisce un interesse sempre maggiore all’assunzione di responsabilità da parte di un’azienda mentre per un 28% le imprese devono contribuire a risolvere problemi collettivi. Non solo. Il 40% degli intervistati è disposto a pagare di più un manufatto se prodotto rispettando i diritti e la vita dei lavoratori o se (il 28%) prodotto avendo cura dell’ambiente. Anche nei motivi che dissuadono un acquisto si può rilevare la nascita di un nuovo senso comune se è vero che il 18% circa degli italiani non compra se sa che un’azienda lede i diritti umani. Solo un dubbio: non è questa della responsabilità sociale sia solo una moda? Fabris: «No, è un’idea che si sta sedimentando. Attenzione però. Molto spesso chi parla di responsabilità ha qualche cadavere nell’armadio». I risparmiatori Cirio ne sanno qualcosa.