Patta: Epifani difenda la linea di Rimini

08/03/2004


  sindacale



sabato 6 marzo 2004
Patta: Epifani difenda la linea di Rimini
L’intervento del segretario confederale della Cgil a conclusione dell’assemblea nazionale di «Lavoro Società»
Felicia Masocco
ROMA Redistribuzione dei redditi, difesa dello stato sociale e una nuova politica economica che abbia due capisaldi: intervenga sulle attività finanziarie e preveda un incisivo intervento pubblico sull’economia.
«La prima misura è necessaria per ricondurre una parte della rendita alle attività produttive – spiega Gian Paolo Patta -; la seconda s’impone perché altrimenti alcuni settori non diverranno privati, ma
scompariranno del tutto. È successo per l’informatica, sta succedendo per Alitalia, può succedere per l’energia e per le ferrovie». Il segretario confederale della Cgil e leader di «Lavoro Società» l’ha detto ieri concludendo l’assemblea nazionale dell’ala sinistra del sindacato di Corso d’Italia. Patta ha dunque elencato le priorità su cui il sindacato dovrebbe attestarsi, una griglia di contenuti che l’area pone all’attenzione in previsione dell’assemblea programmatica di aprile.
Nonostante il botta e risposta sulla contrattazione e la politica dei redditi che il giorno prima aveva opposto Giorgio Cremaschi, esponente di punta della sinistra cigiellina, allo stesso Guglielmo Epifani, Patta nelle conclusioni (approvate dall’assemblea) ha espresso un «giudizio positivo sull’azione del segretario generale, la sua gestione – afferma- è stata in continuità con il congresso di Rimini, c’è stata qualche incertezza nella contrattazione e nella capacità di iniziativa, ma credo che fin qui la Cgil abbia agito bene. Ora abbiamo davanti due nodi fondamentali – ha però aggiunto – la difesa delle pensioni e il modello contrattuale. Per noi sono punti dirimenti, il nostro giudizio definitivo, la nostra posizione dipenderà
dalle scelte che si faranno su questi argomenti».
Ancora sul fronte interno al sindacato e sul suo rapporto con la politica, per «Lavoro Società» oggi è forte la necessità «di un sindacato forte e autonomo, vista anche la grande distanza tra le organizzazioni sindacali e il quadro politico ed anche la distanza di
diverse forze dell’opposizione. Il tema dell’autonomia deve essere un tema strategico: la Cgil oggi è aggredita dai partiti che vogliono reintrodurre le loro correnti all’interno di questa grande organizzazione.
Non possiamo tornare indietro – ha concluso – dalle scelte di autonomia e di contenuto che abbiamo approvato all’unanimità al congresso di Rimini».
La Cgil insomma deve restare un sindacato di programma, va sbarrato ogni tentativo di riportarla all’equilibrio delle «correnti» legate ai partiti. E qui la sinistra cigiellina marcia in perfetta sintonia col segretario generale che in una recente intervista all’Unità su questo punto era stato inequivocabile «indietro non si torna».
Patta però va oltre e sostiene che per «garantire la maggiore autonomia possibile il congresso della Cgil dovrebbe tenersi prima
delle elezioni politiche del 2006, è bene – spiega – che la Cgil, ma penso anche la Cisl e e la Uil preparino i loro programmi a prescindere dall’esito elettorale».