Patronati, porta d’ingresso ai sindacati

16/07/2002


Lunedí 15 Luglio 2002

1) Patronati, porta d’ingresso ai sindacati
2) Un bilancio da Spa


Lavoro e rappresentanza – Dal 1980, due milioni in meno di iscritti fra gli attivi, ma aumenta il peso della terza età in Cgil e Cisl
Patronati, porta d’ingresso ai sindacati
Gianpiero Scarpati
Un esercito di iscritti: oltre 11 milioni tra lavoratori, pensionati e disoccupati. Sta in queste cifre la forza politica e rappresentativa di Cgil, Cisl e Uil, che però negli ultimi vent’anni hanno cambiato fisionomia e strategie di affiliazione in relazione al mutamento delle caratteristiche dei propri iscritti. Dal 1980 a oggi, infatti, i pensionati sono passati dal 20 al 50% del totale dei tesserati, mentre i lavoratori attivi sono scesi dai 7 milioni del 1980 ai 5 milioni di oggi. Gli iscritti. Il calo dei lavoratori iscritti è più evidente nel maggiore sindacato italiano, la Cgil. Infatti dal 1980 a oggi ha perso oltre un milione di lavoratori attivi: nel 2001, su un totale di 5.402.000 iscritti, gli "attivi" sono risultati 2.423.754, nel 1980 erano invece 3.495.537. Di contro, i pensionati iscritti alla Cgil nel 2001 hanno raggiunto quota 2.945.852, mentre erano poco più di un milione nel 1980. La Uil è, invece, l’unica organizzazione che dal 1980 ha visto crescere i propri iscritti attivi di quasi 500mila lavoratori (nel 1980 erano 675mila) e diminuire i pensionati di quasi 200mila unità (nel 1980 erano 671.900). Canali di affiliazione. Secondo i risultati di un’indagine effettuata dalla Cigl tra i propri pensionati iscritti, ben il 77,7% di quelli che hanno usufruito dei servizi del sindacato hanno poi deciso di prendere la tessera attraverso il patronato, il 17,5% attraverso il Caaf e il 4,8% dopo aver avuto contatti con l’ufficio vertenze. «È però sbagliato dire che ora realizziamo i nostri tesseramenti solo attraverso i patronati – commenta il responsabile dei tesseramenti della Cgil, Carlo Baldini -. Gran parte dei nostri iscritti pensionati sono infatti lavoratori attivi che vanno in pensione e rinnovano volontariamente la delega al sindacato». La situazione è diversa per la Uil, che tra i propri iscritti ha solo un terzo di pensionati e che quindi continua ad affidarsi quasi esclusivamente al proselitismo sui luoghi di lavoro. «I dati parlano chiaro – sottolinea il segretario organizzativo della Uil, Carmelo Barbagallo -: nelle elezioni delle Rsu siamo i più votati in assoluto come rapporto tra iscritti e preferenze raccolte. Questo significa che riscuotiamo grandi simpatie proprio sui luoghi di lavoro ed è lì che puntiamo per raccogliere le iscrizioni». «L’iscrizione a Caaf e patronati – afferma il segretario organizzativo della Cisl, Sergio Betti – non è automatica, i primi erogano prestazioni a pagamento, e a coloro che sono iscritti viene praticata una tariffa di vantaggio che spesso viene sfruttata anche dagli altri che decidono di prendere la tessera». Bilanci. Nella scorsa legislatura una proposta di legge sull’obbligo della redazione e della pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni fu approvata con una maggioranza schiacciante alla Camera, per poi arenarsi in Senato. Quindi ancora oggi, le organizzazioni sindacali, in quanto associazioni di fatto, non hanno l’obbligo di redigere il bilancio consolidato (si veda anche l’articolo a fianco). Quelli pubblicati sono infatti i bilanci della confederazione centrale e delle singole strutture verticali (a livello territoriale) e orizzontali (per le varie categorie). Già da quest’anno le cose potrebbero, però, cambiare. La Cisl sarà il primo sindacato a compilare il bilancio consolidato: «Un documento del genere – spiega Betti – deve riuscire a scorporare le risorse che le singole organizzazioni gestiscono direttamente rispetto a quelle che vengono trasferite, altrimenti potrebbero scattare meccanismi moltiplicatori non veritieri».

Un bilancio da Spa
G.Sc
Costringere sindacati e patronati a redigere i bilanci come fossero società private, presentandoli al ministero del Lavoro. Questo l’obiettivo di due proposte presentate dalla Lega in Parlamento (una alla Camera, l’altra al Senato) in materia di bilanci e di trattenute sindacali. Entrambe le proposte sono state assegnate, in sede referente, alle rispettive commissioni Lavoro nella prima metà di aprile. Una legge analoga era stata approvata solo dalla Camera nella passata legislatura. Nel 1998 Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un documento unitario a sostegno della legge sulla rappresentanza sindacale. Il disegno di legge di riforma del meccanismo ha fallito, durante la scorsa legislatura, il traguardo. Con la nuova legislatura sono ben nove le proposte di legge sul tema già assegnate, in sede referente, alle commissioni Lavoro di Camera e Senato. La proposta dei Comunisti italiani intende fondare la quota delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) su criteri e indici oggettivi e quantificabili riguardo agli iscritti e ai voti, e inoltre contiene norme relative alle Rsu interaziendali, che interessano le aziende con meno di 15 addetti. La proposta della Lega introduce, invece, il concetto di associazione sindacale rappresentativa sul piano regionale, provinciale o aziendale. La riforma dei Ds riprende il disegno di legge della passata legislatura