«Patrimoniale e riforma fiscale per una nuova stagione»

17/12/2010

«L’Italia soffre gli effetti depressivi di provvedimenti del governo che hanno peggiorato ulteriormente i problemi di crescita che aveva in passato e continua ad avere nel presente».
Questo il prologo, perchè nel commentare l’ultimo allarme di Confindustria – previsioni di crescita al ribasso, strumenti insufficienti – e prima ancora dell’Ocse – pressione fiscale in aumento, disoccupazione sempre più alta, soprattutto giovanile – la segretaria della Cgil Susanna Camusso ci tiene a sottolineare il punto che richiama a precise responsabilità.
Del governo Berlusconi innanzitutto: i risultati, insomma, sono il frutto di un combinato (mal)disposto tra crisi globale e finanziarie firmate Tremonti, le cattive notizie non arrivano per caso, e non piovono dal cielo. Adesso la situazione, se possibile, sembra peggiorare: mentre alcuni Paesisono ripartiti, Germania in testa, l’Italia resta al palo, e in termini di crescita e occupazione il divario aumenta. Anche Confindustria avverte:l’Italia rimane indietro.
«È chiaro che quando il mondo si articola in chi cresce e chi non cresce, chi crea occupazione e chi no, in un contesto che aumenta le differenze tra nord e sud d’Europa, per noi il divario si fa sempre più ampio e pericoloso, e rischia di imprigionarci nella parte che, proprio a causa della mancata crescita, finisce per arretrare. Sul piano dell’occupazione, il 2010 non è certo andato bene, e il 2011 non andrà meglio: il tema è l’aumento della disoccupazione giovanile, e il tema è anche lo scoraggiamento sempre più marcato dell’occupazione femminile. Oltre alla crescita dei fallimenti che riguardano le piccole e medie imprese, perchè lo scenario è quello di entità produttive deboli. E niente fa ben sperare per l’anno prossimo: il trend è negativo». Bruxelles intanto discute di sanzioni più severe per chi sfora il Patto di stabilità, e in Italia il debito ha raggiunto nuovi record.
«Questo è un altro grosso problema. Rischiamo di subire gli effetti del patto europeo, che possono fornire la base per una nuova finanziaria. È anche per questo che noi chiediamo una patrimoniale subito, in modo da mettere un po’ di fieno in cascina, che ci farebbe molto comodo».
Anche Marcegaglia invoca riforme immediate.
«Non credo siano le nostre… Secondo noi, quello di cui c’è bisogno, oltre alla patrimoniale, è una riforma fiscale che riesca a ridare fiato innanzitutto ai redditi da lavoro dipendente e alle pensioni. Spingere per la ripresa dei consumi, rimettere in moto l’economia passando per la creazione di lavoro: queste dovrebbero essere le priorità».
Le priorità di quale governo? Dopo due anni di assenza sulle politiche economiche, non è impensabile che in piena crisi si metta a lavorare a una qualunque riforma strutturale?
«Si può obiettare facilmente: se non hanno fatto niente in due anni, con una solida maggioranza, figuriamoci che cosa sono in grado di fare adesso, con una maggioranza in effettiva crisi. Si tratta di capire come sia possibile operare in queste condizioni. La Cgil comunque l’ha sempre detto: se non c’è un governo, meglio andare a votare».
Anche con questa legge elettorale?
«Questa legge non ci piace, però una lunga stagione d’incertezza dev’essere contrastata, perchè rischiamo danni gravi. Ben venga, poi, un soprassalto di responsabilità politica, che si torni ad avere coscienza del diritto di scelta degli elettori, che ora ci è negato ».
Secondo alcuni è il sindacato, la Cgil in particolare e la Fiom ancora di più, l’ostacolo alla crescita produttiva in questo Paese.
«Questo lo pensa Marchionne. È l’idea di chi, come lui, vuole scaricare tutte le responsabilità sul lavoro, in realtà un alibi per evitare quello che si dovrebbe davvero fare. Non credo proprio che eliminare dieci minuti di pausa alla catena di montaggio possa far crescere il Paese più della riforma fiscale. Al di là degli ideologismi, si dovrebbe valutare come opera la Cgil, quanti accordi chiude, quante e quali proposte offre».
A proposito di Marchionne e di Fiat: lei sabato, domani, sarà a Termini Imerese per una nuova mobilitazione che riporti l’attenzione sul futuro dello stabilimento. A che punto siamo rimasti?
«Il ministro Romani ha annunciato di aver ricevuto delle proposte, noi abbiamo chiesto una convocazione per sapere di che cosa si tratta. Dicono siano percorribili, per noi è essenziale garantiscano risposte occupazionali. Si riapra il tavolo e si discuta del futuro, tra l’altro sarà anche un banco di prova per verificare l’interesse di Fiat a favorire soluzioni alternative. E poi, ancora una volta, vorrei che il governo facesse la sua parte».
Molti economisti, Giacomo Vaciago su queste stesse pagine l’altro giorno, sostengono chel’Italia sia destinata ad un lento declino. Lei sembra non volersi proprio rassegnare…
«Chi iniziò a parlare di declino è stata la Cgil. Ma non si tratta di una condanna irreversibile, a patto si inizi a pensare ad investire e a non creare ulteriore debito. Dover sempre affrontare le emergenze è più costoso del mettere in conto prevenzione e ordinaria manutenzione. Mettere in moto progetti che coinvolgano forme di energia alternativa e di green economy è già un modo per non creare debiti futuri. E, se si sbloccasse il patto di stabilità per i Comuni virtuosi, si potrebbero aprire molti cantieri e creare occupazione e ricchezza. Dobbiamo rovesciare il ragionamento: partire dal nostro Paese, da noi, che abbiamo un grande patrimonio a disposizione, non abbiamo bisogno di inventarcelo. Non è troppo tardi».