Paternalismo e profitti all’Ikea, multinazionale svedese

12/10/2000





   


11 Ottobre 2000

Maledetta domenica
Paternalismo e profitti all’Ikea, multinazionale svedese
M. CA. – MILANO

"All’Ikea trovi tutto, anche il tempo per comprarlo": è l’ultimo spot pubblicitario del gruppo svedese dell’arredamento per far sapere che i suoi sette meganegozi italiani da ottobre a marzo saranno aperti anche la domenica. Tutte le domeniche, 24 in sei mesi, concesse dall’accordo siglato il 21 settembre da azienda e sindacati nazionali del commercio. Soddisfatta l’Ikea, che insegue le 48 domeniche di apertura l’anno (24X2 fa esattamente 48); contrariate le Rsu e i sindacati territoriali che criticano l’intesa sia nel merito che per il metodo ("le segreterie nazionali hanno firmato senza mandato"). Oggi a Milano si riunisce il coordinamento nazionale Ikea, con l’intenzione di limitare i danni, anche se la frittata sembra ormai fatta.
La legge Bersani concede ai negozi 12 domeniche di apertura all’anno. Possono sfondare questo tetto gli esercizi commerciali delle località turistiche, le rivendite di dischi e souvenir e… i mobilifici. Ikea si considera tale, anche se per sua stessa ammissione produce in proprio solo il 10% di quel che vende. L’intesa mantiene il criterio della volontarietà – nessuno può essere obbligato a lavorare la domenica – ma modifica il trattamento economico. Finora, la domenica lavorata era compensata con una maggiorazione del 30% e con una giornata in più di riposo retribuita. Dopo l’accordo, per i già assunti una parte dell’incremento salariale è "congelata", mentre i neoassunti vengono semplicemente pagati di meno. Ovvio che all’azienda convenga far lavorare alla domenica i secondi, mettendo qualche "anziano" nei posti chiave. E’ quel che sta succedendo e il giochino è facilitato dall’innalzamento dal 10 al 17% della quota delle assunzioni a termine (a cui va aggiunto il 13% di lavoro interinale). Così i vecchi assunti che si offrono come volontari per la domenica (ogni anno devono comunicare la loro disponibilità) vengono "rifiutati". Nei due megashop dell’area milanese (Carugate e Corsico) si offre per la domenica circa il 40% dei dipendenti. Una percentuale altissima, che si spiega con il fatto che due terzi dei dipendenti è a part time, ha bisogno quindi di integrare il salario.
Questo intricato dietro le quinte dell’Ikea ce l’hanno ricostruito Luca Marchi, Massimo Ponzo e Willy Colognesi (delegati a Corsico), Rossana Ventimiglia (delegata a Carugate) e Francesco Truscia, della Filcams Cgil di Milano. Il loro racconto rovescia l’immagine "buona" dell’Ikea. "Si sta bene se si marcia come burattini, se fai valere le tue ragioni hai finito di vivere". La sindacalizzazione è al 30% e i delegati sono "automaticamente tagliati fuori dagli avanzamenti professionali". Ikea non rispetta la legge 626, "da due anni è aperta una vertenza perché non riconosce una delegata alla sicurezza". Alcuni comportamenti dell’azienda "rasentano il mobbing". Addirittura? Ma l’Ikea – domandiamo – non è il posto dove, un giorno all’anno, l’incasso finisce nelle tasche dei lavoratori? Sì è così, l’anno scorso la giornata della prodigalità ha fruttato 2 milioni netti a cranio. La logica però è quella del regalo graziosamente concesso, versione moderna del paternalismo: "l’Ikea concede, non sopporta che si chieda".
Qualche giorno fa il colosso svedese, fondato nel ’43 dal bizzarro Ingvar Kamprand (nazi in gioventù, l’uomo più ricco d’Europa) ha presentato i suoi conti. Il gruppo ha chiuso l’anno commerciale 2000 con un fatturato di 18 mila miliardi (+24% sul 99). Il fatturato dei 7 negozi in Italia (2.300 dipendenti) è stato di 738 miliardi (+20%). L’ultimo nato, il negozio di Roma, in 3 mesi di attività è stato visitato da un milione di persone. Prossime sedi a Firenze e Padova, poi a Napoli e Bari.
Il gruppo Ikea ha circa 60 mila dipendenti nel mondo, possiede 159 negozi, in 29 paesi su 3 continenti. Nel ’99 ha avuto 240 milioni di visitatori e 110 milioni di clienti. L’Ikea, che formalemente è una fondazione, non dichiara i propri utili e non ha alcuna intenzione di quotarsi in Borsa. La caratteristica dell’Ikea è un prodotto di media qualità a prezzi più bassi rispetto alla concorrenza e limati rispetto al listino Ikea dell’anno precedente. Montaggio e trasporto dei mobili sono a carico del cliente.