Pasticcio Village

06/09/2005

      N.35 anno LI – 8 settembre 2005

        Pagina 123

          Economia
          TURISMO E AFFARI / IL CRACK DI STINTINO

          Pasticcio Village

          Una società bresciana vince l’asta per acquistare il Bagaglino. Ma i documenti bancari risultano falsi

          di Vittorio Malagutti

            Chi si prende il Country Village? Chi comprerà il gigantesco complesso turistico, con un migliaio tra appartamenti e villette, con piscine, campi da tennis e un golf a nove buche, che hanno sfregiato per sempre una collina sul mare alle porte di Stintino, in Sardegna? È questo il gioiello più pregiato nel patrimonio immobiliare del gruppo Italcase-Bagaglino di Brescia, che ha fatto crack quattro anni fa, lasciandosi alle spalle un passivo valutato oltre 500 milioni di euro. Il curatore fallimentare Enrico Broli ha messo tutto in vendita ormai da mesi, ma la bagarre è scoppiata intorno a Ferragosto. È successo che la Sarfisa srl, la società bresciana uscita vincente dall’asta, non ha saldato il conto di 57 milioni di euro alla data stabilita. Non solo. Un documento bancario allegato all’offerta, quello che certificava la disponibilità dei fondi, si è rivelato falso. Insomma, un gran pasticcio. Tanto che presto la magistratura potrebbe aprire un fascicolo sul complicato affare.

            Con soli 10.400 euro di capitale sociale, la Sarfisa non è certo un nome di prima grandezza del settore immobiliare. Anzi, fino all’estate di due anni fa risultava addirittura in liquidazione. Poi è tornato in sella l’imprenditore Franco Sarzi Sartori, che aveva gestito la società anche in passato. È lui l’azionista nonché amministratore unico di Sarfisa. Al suo fianco c’è Franco Berardi, che si presenta come direttore generale. Nel dicembre 2004, appena risorta dalle sue ceneri, la piccola società bresciana spuntò tra i pretendenti di una squadra di calcio di serie A, il Chievo. Tra i consulenti dei compratori i giornali fecero il nome dell’ex portiere Sergio Tacconi, non nuovo ad avventure simili, quasi tutte risoltesi in una bolla di sapone. Neppure quest’ultima sfugge alla regola. Alla fine Sarfisa rinuncia al Chievo e torna nell’anonimato.

            Questione di mesi. Nel giugno di quest’anno l’intraprendente coppia Berardi-Sarzi Sartori centra il bersaglio grosso. O almeno così sembra da principio. Con un’offerta di 46,9 milioni, più altri 10 a titolo di tasse e spese varie, Sarfisa si è aggiudicata il Country Village di Stintino. A dire il vero la concorrenza non sembrava molto agguerrita. Si partiva dai 91 milioni di euro di una perizia commissionata dal curatore, ma dopo settimane di tentativi a vuoto alla fine l’asta è andata in porto a un valore ben più basso di quello previsto inizialmente. Sarzi Sartori si era impegnato versare il prezzo entro due mesi. Niente da fare. Alla scadenza dell’11 agosto l’impegno non viene onorato, ma nel frattempo il Country Village era già finito tra le proposte immobiliari sul sito internet di Sarfisa.

            "Si ricomincia", annuncia il curatore Broli, prospettando una nuova asta. "Abbiamo chiesto una proroga", ribatte Franco Berardi, braccio destro di Sarzi Sartori, minacciando azioni legali se la domanda non venisse accolta. In effetti, l’intervento della magistratura sembra ormai più che probabile, ma non è questione di proroghe. Si tratta invece di chiarire la strana storia di un documento bancario che attesterebbe la capacità di Sarfisa di far fronte all’impegno finanziario per l’acquisto del Country Village. Il certificato risulta emesso dal Sanpaolo Imi, che però smentisce. "Noi non c’entriamo", ha messo per iscritto l’istituto di credito torinese.

            A questo punto l’affare sardo sembra andato in fumo, ma adesso Sarzi Sartori e Berardi potrebbero essere chiamati dai giudici a chiarire la vicenda. Piove sul bagnato. Da mesi a Brescia è in corso il processo per il crack di Italcase Bagaglino. L’imputato principale è Mario Bertelli, ex patron del gruppo, ma il pm Silvia Bonardi ha messo sotto accusa anche i vertici delle principali banche creditrici. Tra gli altri è stato rinviato a giudizio per bancarotta preferenziale anche il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi. Per la sentenza si prevedono tempi lunghi. E finora sono servite a poco le proteste dell’esercito dei fornitori. Decine di piccole imprese sarde messe sul lastrico dal fallimento del gruppo bresciano. L’annunciata vendita del Country Village aveva riacceso le loro speranze di recuperare buona parte dei crediti. Sogni infranti, almeno fino alla prossima asta.