Pastarito, i Cobas contro le coop

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    L’agitazione per la messa in mobilità di 42 dipendenti. L’intreccio del franchising

      Pastarito, i Cobas contro le coop

        Al centro della trattativa i cinque locali milanesi gestiti fino a ora dalla Ristogest

          Antonia Jacchia

            Cobas contro cooperative. Potrebbe sembrare un paradosso ma nel gioco delle parti è quello che si sta verificando nel caso Pastarito a Milano. Ieri un gruppo di lavoratori extracomunitari organizzati dalla Cub (Confederazione unitaria di base) ha protestato davanti alla sede milanese di Cir food, cooperativa emiliana (2.900 soci lavoratori, 3.900 soci finanziatori e un giro d’affari di 268 milioni 690 mila euro) proprietaria del marchio Pastarito, una catena di ristoranti in franchising.

            La società Ristogest che naviga in cattive acque ha deciso di chiudere i cinque locali di sua gestione e di mettere in mobilità i 42 dipendenti. «Noi non siamo coinvolti direttamente, la nostra società opera in franchising: siamo semmai la parte lesa – spiega Giancarlo Sarli, direttore di Pastarito -. Ma abbiamo a cuore che i locali rimangano aperti e stiamo cercando sul mercato nuovi gestori con la condizione che reintegrino i lavoratori in mobilità». E qui sta il primo problema.

              Ci sarebbero tre imprenditori interessati a riaprire tre delle cinque attività ma a condizioni contrattuali diverse. «Circa 300 euro in meno al mese e 17 persone a casa. Non possiamo accettarlo» afferma Ferdinando Maestroni della Cub. «Ma le condizioni sono quelle del contratto nazionale – dice Sarli -. L’unica differenza è che il precedente gestore garantiva un forfait straordinario».

              Ma c’è anche un altro problema che ha contribuito a scaldare gli animi dei Cobas. Ristogest, l’azienda «in ritirata» non vuole trattare con loro, parla solo con i confederali. Di qui la mobilitazione della Cub. «Almeno la metà dei lavoratori è iscritta al nostro sindacato. Cir food poi è indirettamente responsabile di quello che avviene nella sua catena. O trova una soluzione anche per i 17 lavoratori rimasti a spasso per esempio in altri ristoranti della catena o la prossima volta andiamo a manifestare a Reggio Emilia». Oggi assemblea, e la palla torna ai lavoratori.