Passoni: Ora la Cgil aspetta al varco il governo

26/11/2007
    sabato 24 novembre 2007

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      Welfare - Parla il segretario confederale Achille Passoni

        Ora la Cgil aspetta al varco il governo e attacca il Prc

          di Alessandro De Angelis

          È allarme rosso in Corso Italia dopo che il pacchetto welfare ha superato l’esame in Commissione lavoro con una serie di modifiche che hanno spaccato l’Unione e indotto ieri il Consiglio dei ministri ad autorizzare il voto di fiducia in vista dell’esame dell’aula che inizia lunedì. Ad oggi, sul testo licenziato dalla Commissione («le modifiche sono state apportate con il parere contrario del governo» dicono fonti di palazzo Chigi), la maggioranza non c’è: i diniani e i socialisti hanno annunciato voto contrario in Senato, e Rifondazione non considera nient’affatto chiusa la partita sui contratti a termine. Non solo, ma Confindustria da un lato e Cisl dall’altro sono sul piede di guerra.

          In questo quadro il segretario confederale della Cgil Achille Passoni lancia un monito a Prodi: «È evidente che rispetto la sovranità del Parlamento, ma è altrettanto evidente che le modifiche che saranno apportate al testo originario devono essere discusse con le parti sociali, come ha detto il ministro Chiti». Alla Cgil non sono piaciuti affatto i cambiamenti del testo prima versione ma la parola d’ordine di queste ore è: prudenza, altrimenti salta tutto. E Passoni richiama le parti agli impegni presi: «Prima di tutto voglio vedere cosa dice il governo. È lui il nostro interlocutore. Non è un problema nostro se pone o meno la fiducia.Noi vogliamo che il tutto si concluda entro il 31 dicembre». Poi avverte: «Se l’accordo uscisse peggiorato dovremmo riconsiderare il nostro rapporto col governo. E, ovviamente, si aprirebbe un conflitto».

          Ma Passoni entra anche senza mezzi termini nel merito delle modifiche, a partire dai lavoro usuranti: «Vorrei vedere meglio il testo della Commissione. Tuttavia aver cancellato il decreto numero 66 del 2003 che rinviava al contratto nazionale la definizione del lavoro notturno non mi convince. Ora chiedo: si può intervenire ancora sulla base del conratto nazionale oppure no? E ancora: il lavoro notturno riguarda pure i turnisti oppure no? Temo che in materia si sia fatto un pasticcio». Ma il segretario confederale della Cgil non è affatto convinto neppure dall’abolizione dello staff leasing, voluta da Rifondazione, e dall’introduzione di una sorta di job on call per i settori del turismo e dello spettacolo, voluta da Pd: «È stata fatta un’operazione tutta ideologica. Rifondazione ha messo lo staff leasing in una posizione preminente rispetto allo job on call e ha incassato un successo, ma il problema dello staff leasing è pura ideologia mentre il lavoro a chiamata nei settori del commercio e del turismo viene utilizzato, eccome. Ora qualcuno lo deve spiegare ai lavoratori». Per la Cgil le priorità erano invece perfettamente invertite: «È chiaro che lo staff leasing non ci piace ma si doveva prima cancellare il lavoro a chiamata».

            Sull’atteggiamento complessivo delle forse di maggioranza Passoni nutre più di qualche perplessità, a partire da una questione di fondo: «Di fronte a quattro milioni di sì al referendum sul Protocollo era logico immaginarsi che tutto fosse concluso. ma purtroppo così non è. La politica dovrebbe confrontarsi di più con fatti democratici come il referendum sindacale».

            Poi ammonisce i singoli partiti della maggioranza. I socialisti, che hanno presentato un emendamento sull’indennità di disoccupazione da parte dei precari: «Non stiamo dibattendo filosoficamente del tema del precariato, stiamo decidendo politicamente su un accordo che ha un perimetro ben definito». Il Pd: «Siamo in una fase costituente e deve mettere il lavoro al centro della sua azione. Io farò la mia parte». Ma soprattutto Passoni non accetta le critiche della sinistra-sinistra sulla lotta alla precarietà e difende a spada tratta l’operato sia della Cgil sia del ministro Damiano: «La vera piaga del nostro paese è il parasubordinato, ovvero quei lavoratori che hanno contratti e svolgono mansioni come se fossero dipendenti. Qui non c’entra l’indennità di disoccupazione. La prima cosa da fare è smascherare questa situazione, come ha fatto il ministro Damiano sulla vicenda dei call center. Poi è ovvio che la lotta alla precarietà non si esaurisce col Protocollo». Rifondazione però non rinuncia alla parola d’ordine di «aboire la legge Biagi» e molti parlamentari e personalità vicine al partito hanno promosso un referendum per abolire la legge 30. Passoni la mette giù dura: «Non ha alcuna possibilità di successo ed è un errore grave quello commesso col referendum sull’articolo 18. Vuole sapere quale sarà il risultato? Che si confermerà la legge 30 così com’è». Al contrario la Cgil ne contesta punti specifici: «Ci sono 30 tipi di contratti che non stanno né in cielo né in terra. Nonché al fondo c’è l’idea che il lavoro sia una merce e il lavoratore sempre disponibile, e pure quella per cui il sindacato sia una sorta di ammortizzatore sociale e non un soggetto della rappresentanza». Ma, in questo momento, per la Cgil se non passa il protocollo non si va da nessuna parte.