Passo indietro di Billè «sfiduciato» da Confcommercio

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      Pagina 8 – Economia

        il caso

          Il passo indietro di Billè
          "sfiduciato" da Confcommercio

            L´ex leader: troppi attacchi, mi autosospendo

              La svolta dopo i guai per i legami con Ricucci
              Lo sfogo con i suoi: "Faccio un passo indietro per spirito di servizio, per favorire la discussione interna"
              Solo un accenno al dissenso galoppante Sarà Sangalli a sostituirlo temporaneamente

                ROBERTO MANIA

                  ROMA – Le inchieste giudiziarie travolgono Sergio Billè. Il presidente della Confcommercio ha annunciato ieri la sua autosospensione dall´incarico. Di fatto un´uscita di scena, dopo l´avviso di garanzia per appropriazione indebita (per l´acquisto di un immobile di Stefano Ricucci utilizzando le risorse del Fondo extrabilancio a disposizione del presidente) che lo ha colpito nei giorni scorsi. Le sue funzioni saranno svolte dal vicepresidente vicario, Carlo Sangalli, numero uno dell´Unioncamere e dei commercianti di Milano.

                  La permanenza di Billè al vertice di piazza Giocchino Belli era diventata incompatibile con la richiesta di trasparenza proveniente dalla stragrande maggioranza delle strutture territoriali che rappresentano gli oltre 800 mila iscritti. Lo ha implicitamente ammesso lo stesso Billè ai molti che ieri lo hanno contattato: «Faccio un passo indietro per spirito di servizio, per permettere al sistema confederale di discutere liberamente». Una serenità apparente, quella di Billè, che non si ritrova, invece, nel comunicato ufficiale con cui il presidente-sospeso ha reso pubblica la sua decisione, e nel quale, è arrivato a parlare addirittura di «concentrici attacchi inverosimili e di inaudita violenza». Quali? Non tanto, si intuisce, le inchieste dei magistrati, (il nome di Billè compare anche nell´ordinanza del gip Forleo che ha disposto l´arresto di Gianpiero Fiorani) quanto «le pressioni esterne di alcuni organi di stampa». L´idea, insomma, di essere vittima di un´aggressione dei «soliti noti» perché la Confcommercio «ha cominciato a dare fastidio». Solo un accenno, tra le righe, al dissenso galoppante all´interno della confederazione là dove Billè non nega la necessità di ritrovare «quell´unità di intenti» indispensabile per gestire l´organizzazione. Tre giorni fa era stata la Federdistribuzione, rappresentante delle grandi catene commerciali (Auchan, Carrefour, Coin, Ikea, ecc.), a dare una spallata decisiva per far crollare l´ormai decennale regno di Billè, annunciando l´intenzione di uscire dalla Confcommercio dal prossimo mese di gennaio. Billè non se l´aspettava. Non si aspettava, dopo dieci anni di unanimismo, di dover fare i conti con un´opposizione così determinata e inflessibile. L´ambizioso progetto di portare la Confcommercio (e se stesso) al tavolo dei poteri forti è naufragato di fronte all´acquisto (sul quale i magistrati vogliono capire meglio) di un immobile romano al 51 di Via Lima, ai Parioli, di proprietà di Ricucci, il cui ingresso nella Confcommercio per via della Confimmobiliare, ha segnato il momento di massimo fulgore per l´organizzazione ma anche l´inizio di un nuovo declino, non prevedibile solo la scorsa estate.

                  Quando anche Billè ha comprato titoli della Rcs, un po´ meno dell´amico Ricucci da Zagarolo. «Perché mi piace questo Ricucci? Ma perché mi dovrebbe piacere invece Della Valle?», la domanda retorica di Billè segna così lo spirito con cui «il pasticciere di regime», come avevano cominciato a chiamarlo a Messina all´inizio della sua avventura romana, si è imbarcato nello sgangherato assalto all´establishment a fianco degli ormai noti "furbetti del quartierino". Anche lui ha sempre pensato in grande: una Confcommercio contrapposta alla "vecchia" Confindustria. E ancora: il terziario che avanza, che crea occupazione, che guarda con sufficienza alla globalizzazione perché, tanto, il suo è ancora un mercato nazionale; contrapposto ad un´industria pesante che arranca, che perde posti di lavoro, che non regge la sfida delle nuove potenze industriali dell´estremo oriente, India e Cina. Anche questo pensava Sergio Billè lunedì sera e poi ancora mercoledì, prima delle sue ultime due apparizioni da presidente della Confcommercio nei salotti "buoni" della televisione, Porta a Porta e Matrix. Come se nulla fosse aveva parlato di prezzi e di perdita del potere d´acquisto, e poi delle banche che poco scommettono sulle nuove iniziative mentre quando si tratta «dei soliti noti…». Un refrain ormai patetico per chi nel luglio scorso – come scrive la Forleo – si era incontrato con Ricucci e Fiorani per esaminare la possibilità che la Popolare di Lodi partecipasse all´asta degli immobili dell´Enasarco, l´ente previdenziale degli agenti di commercio.

                  La stagione di Billè alla Confcommercio appare davvero conclusa. Non poteva dimettersi, ieri, perché sarebbe stata l´ammissione implicita di una responsabilità, che invece nega. Ma la formula dell´autosospensione non è molto diversa negli effetti concreti. Sangalli potrebbe essere l´uomo della svolta. In questi giorni è rimasto coperto, nonostante le pressioni perché prendesse posizione contro Billè. Dovrebbe parlare oggi a margine dell´assemblea dell´Unioncamere. Poi lunedì l´assemblea dei commercianti. Fuori Billè il bilancio dovrebbe essere approvato. «Andrà liscia», assicuravano ieri sera proprio i fedelissimi dell´ (ex) presidente.