Passa per il Tfr la strada degli sgravi

31/03/2005
    giovedì 31 marzo 2005

      sezione: PRIMO PIANO – pagina 6

      L’avviso comune sul trattamento di fine rapporto prevede compensazioni alle aziende
      Passa per il Tfr la strada degli sgravi

        MARCO ROGARI

        ROMA • Il percorso si annuncia tutto in salita. Ma il confronto sulla previdenza integrativa, che ripartirà dopo le elezioni regionali, potrebbe diventare una sorta di termometro per misurare la volontà di Governo e parti sociali di affrontare insieme la questione della riduzione del costo del lavoro.

        Tra i nodi irrisolti della " trattativa" sul Tfr, legata all’attuazione della riforma previdenziale, resta infatti quello delle compensazioni da garantire alle imprese per la perdita delle quote di liquidazione che verrà smobilizzata. Accantonata da tempo l’ipotesi decontribuzione ( anche per l’ostilità dei sindacati), che rappresentava uno dei pilastri della prima delega Maroni, potrebbe rispuntare sul tavolo l’idea di far leva sull’alleggerimento del cuneo fiscale contributivo per rendere più indolore alle aziende l’operazione Tfr. La stessa legge delega sulla riforma delle pensioni, del resto, lascia aperti degli spazi a questa eventuale soluzione.

        In ogni caso a parlare apertamente di intervento sul costo del lavoro è l’avviso comune su cui nelle scorse settimane hanno raggiunto l’accordo le parti sociali, a cominciare da Confindustria e sindacati. Alla voce compensazioni del documento unitario anzitutto si ricorda che gli " indennizzi" devono scattare contestualmente all’entrata in vigore delle nuove misure sulla " complementare". E, poi, si sottolinea che le misure compensative vanno individuate attraverso: facilitazione in tema di accesso al credito, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese; rimodulazione del contributo destinato al finanziamento del fondo di garanzia del Tfr; equivalente riduzione del costo del lavoro. In quest’ultimo caso nell’avviso comune si cita come esempio la fiscalizzazione degli oneri sociali per l’impresa, ma non si escludono altri interventi.

        La questione del costo del lavoro sarà, con ogni probabilità, riproposta dalle parti sociali alla ripresa del confronto anche alla luce della decisione del ministro Roberto Maroni sulla necessità di aprire un tavolo ad hoc. E quella, forse, potrebbe essere l’occasione per misurare la reale volontà del Governo di affrontare il problema. Anche perché, almeno per quel che riguarda la partita sulla previdenza integrativa, nella " bozza" di decreto attuativo preparata dal ministero del Welfare non si fa alcun riferimento al costo del lavoro.

        Sul versante compensazioni il Welfare prevede, almeno per il momento, un intervento sul differenziale tra il costo della remunerazione annuale del Tfr « e il costo dei finanziamenti sostitutivi dello stesso » mediante la deducibilità di un importo pari al 4% dell’ammontare totale del Tfr conferito nel fondo pensione per le imprese con oltre 50 addetti e del 6% per quelle con meno di 50 addetti. Una misura che sarebbe accompagnata da quella sulla limitazione della contribuzione al fondo di garanzia Inps sul Tfr: andrebbe versata solo quella relativa alla quota di liquidazione che resta in azienda.

        Governo e parti sociali non sono insomma vicini. E la distanza aumenta sugli altri punti caldi del confronto sulla previdenza integrativa.
        Che è stato congelato in attesa che venga sciolto il nodo Covip. Maroni ha deciso di attendere che venga modificata la riforma sul risparmio all’esame del Parlamento ( che depotenzia la Covip e lascia le polizze individuali sotto la vigilanza dell’Isvap) minacciando di escludere le polizze assicurative individuali dall’operazione Tfr.

          Tutto è rinviato alla metà di aprile, dunque. Alla ripresa del confronto il Welfare si dovrebbe presentare al tavolo con un nuovo testo. Che dovrebbe anzitutto prevedere che, in caso di mancata scelta del lavoratore sulla destinazione del proprio Tfr nei 6 mesi disponibili per il silenzio assenso, a decidere la destinazione della liquidazione dovrebbe essere « il datore di lavoro in accordo con le rappresentanze dei lavoratori », dando comunque priorità ai fondi collettivi.