Passa la linea Landini Ma nella Fiom è scontro

10/05/2011

Inumeri, a guardarli e tenendo conto delle assenze, sono quelli di sempre: alla fine del Comitato Centrale dei metalmeccanici della Fiom-Cgil, la linea del segretario generale Maurizio Landini sulla vicenda dell’accordo per la ex-Bertone di Grugliasco viene approvata con larga maggioranza. Stavolta, 106 voti favorevoli (circa il 71%). Conserva più o meno i suoi voti la minoranza che fa riferimento alla linea di Susanna Camusso e guidata da Fausto Durante, che raccoglie 29 voti sul suo documento alternativo. Si sono invece astenuti (15 voti) i rappresentanti della minoranza di «sinistra», con il presidente del Cc Giorgio Cremaschi e il segretario nazionale Sergio Bellavita, che hanno definito un «arretramento» il sì dei delegati Fiom della Rsu dello stabilimento, posizione approvata (non senza qualche tentennamento) dal vertice nazionale. Soddisfatto il numero uno dell’organizzazione: «il voto – ha detto Landini – conferma e rafforza tutta la linea della Fiom, che emerge con più forza di prima». Ed è possibile che si presenti un ricorso anche per la ex Bertone. «Ci ragioneremo», dice.

Tutto come previsto? Quasi. Nel senso che è vero che al momento di votare gli schieramenti si sono ricompattati, con la vittoria della posizione sostenuta dal segretario e la decisione della sinistra di non rompere apertamente con la maggioranza. Ma è vero anche che nel corso della discussione sono emersi toni e accenti un po’ più problematici e articolati. Nessuno smarcamento dalla linea Landini, ma ad esempio certi toni adoperati dal responsabile del settore auto Giorgio Airaudo – che a proposito dell’esito del voto a Mirafiori ha parlato di «sconfitta della Fiom» – fanno pensare che la dialettica interna all’organizzazione possa essere un po’ più movimentata di quanto mostri il voto finale. Anche se non è pensabile a brevealcun cambiamento di rotta rispetto alla linea seguita negli ultimi tempi. «Io non ho nessuna intenzione né di firmare né di dimettermi, io non cambio idea», aveva esordito Landini nella sua relazione, spiegando che la firma con annesse dimissioni delle Rsu Fiom a Grugliasco «è stata presa insieme e io me ne assumo tutte le responsabilità, perché non mette in discussione, non cambia la linea decisa, e in nessun modo la firma delle Rsu può sostituire la firma della Fiom nazionale». Per il numero uno dei metalmeccanici Cgil «se un componente Rsu firma lo fa per quella Rsu. Serve dunque la firma della Fiom. E se un contratto aziendale vuol diventare degno di questo nome deve avere anche la firma di Federmeccanica che ad oggi non c’è». Dunque, avanti sulla strada già decisa: i referendum sono illegittimi, gli accordi imposti dalla Fiat pure, e si continuerà con le azioni legali per contrastare il contratto 2009 non firmato dalla Fiom, il contratto Fiat e le «newco». Firme tecniche? «Discussione senza senso, alla Fiat delle firme tecniche non frega niente, vuole la firma della Fiom».

Per Fausto Durante, leader della minoranza camussiana, «si registra una aperta divisione nella maggioranza di cui il segretario non potrà non tenere conto. La maggioranza della Fiom oggi è più debole». Allo stabilimento Fiat ex Bertone «ha firmato la Fiom, non ci può essere distinzione – spiega Durante – le Rsu sono nostri compagni e hanno preso una decisione che condivido. È una firma di natura tecnica, che si può adoperare anche per Melfi». Per Bellavita, della sinistra di Cremaschi, «sulla ex-Bertone abbiamo toppato, quell’accordo dev’essere trattato come quello di Pomigliano e di Mirafiori». Unanime, invece, la bocciatura dell’applauso che Confindustria a Bergamo ha tributato all’ad della ThyssenKrupp