Passa dal Lussemburgo l’inchiesta romana su Billè

14/12/2005
    martedì 13 dicembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA- Pagina 16

      Confcommercio - Le indagini si estendono all’accordo con ManagerItalia che approvvigiona il «fondo del presidente» – Una dote di 4 milioni nell’Egap

        Passa dal Lussemburgo l’inchiesta romana su Billè

          Vincenzo Chierchia

            ROMA – Consulenze d’oro, acquisti di beni a prezzi fuori mercato, conti esteri, finanziarie lussemburghesi e sistemi di approvvigionamento del «fondo del presidente», ossia gli accordi tra ManagerItalia (l’associazione dei dirigenti) e la Confederazione dei commercianti. Dopo l’avviso di garanzia al presidente di Confcommercio, Sergio Billè, indagato per appropriazione indebita (potrebbe essere sentito a breve, forse anche oggi), i magistrati romani guidati dal procuratore aggiunto Achille Toro, e coadiuvati dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia Di Fiananza, si muovono a tutto campo e cercano di ricostruire scopi, natura e disponibilità delle dotazioni extra bilancio del vertice Confcommercio.

            L’Egap. Il fondo extra bilancio viene solitamente alimentato dai ristorni dei contributo previdenziali e assistenziali integrativi (fondi Negri e Besusso) versati dai dirigenti del commercio. Una fetta di questi fondi, circa tre milioni, è inserita nel bilancio di Piazza Belli, mentre una buona parte viene trasferita nel fondo extra bilancio.

              I giudici hanno acceso i riflettori sull’Egap, un ente storico di Confcommercio che – secondo gli inquirenti – utilizza in parte i fondi extra bilancio operando come una sorta di cassa. L’Egap (già finito sotto inchiesta negli anni 9o) è ospitato nello studio del commercialista romano Alvaro Brugnoli, che risulterebbe esserne anche sindaco. Soci dell’ente – secondo indiscrezioni non confermate – sarebbero Confcommercio, Ascom Messina e Fipe, la federazione dei pubblici esercizi, guidata anch’essa da Billè. Tra i consiglieri lo stesso Billè (presidente), Candido Fois (che per conto di Confcommercio siede anche nel cda della società Core di Milano, che avrebbe dovuto occuparsi di promuovere fiere), Antonio Salafia (fa parte dei probiviri) e Aldo Antognozzi, entrambe componenti del consiglio del fondo di assistenza Besussi (ex Fasdac).

              L’Egap oggi avrebbe "in pancia" una dote di circa 4 milioni di euro e in carico, per un controvalore di circa un milione, anche un immobile in via dell’Anima a Roma (a pochi passi dall’Hotel Raphael), cioè l’appartamento di rappresentanza del presidente di Confcommercio. Gli investigatori vogliono oggi capire in che modo sono state garantite le risorse ( che fanno sempre parte del sistema Confcommercio), visto che negli ultimi anni consulenze esterne e operazioni di compravendita di beni si sarebbero susseguite, così come risulterebbero accantonamenti da valutare a favore degli stessi amministratori. Si vocifera anche – ma non vi sono conferme – di assunzioni di comodo. Insomma, gli investigatori voglioniono capire se sono stati messi in atto sistemi per far uscire risorse in modo anomalo.

              L’operazione Via Lima. Sulla compravendita dell’immobile di Via Lima 51 a Roma (che fa capo al gruppo Magiste di Stefano Ricucci) hanno indagato i magistrati e i finanzieri del Nucleo provinciale di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata Rcs. L’operazione è oggi sotto i riflettori anche dei colleghi romani, con i quali c’è una stretta sinergia.

                L’operazione continua a destare dubbi tra gli inquirenti perché di natura un po’ inusuale. Ossia a fine gennaio il vertice Confcommercio ha deciso di disinvestire da titoli alcuni fondi extra bilancio per 39 milioni (su un valore di 60 dell’operazione) in vista della stipula di una scrittura privata con la società Garlsson (gruppo Ricucci-Magiste) delle Isole vergini. Nel frattempo a Roma è stata costituita la società immobiliare Ada (amministratore unico Giacomo Cavallo) da parte della lussemburghese Ariane holding Sa che ha poi ceduto le quote alla lussemburghese Absolu Sa. Secondo la ricostruzione degli investigatori il compromesso per l’immobile di Via Lima sarebbe in realtà servito a Confcommercio per rilevare a cascata queste società finanziarie. Lo stabile di Via Lima 51 a Roma, oggi in vistoso disuso, nel frattempo è stato trasferito il 22 marzo dalla Magiste real estate alla Magiste real estate property per 42 milioni (che ha poi iscritto ipoteche per 56 milioni a fronte di mutui per 28 da Eurohypo). Una volta completata la ristrutturazione, quest’ultima avrebbe dovuto cederlo all’Ada. Gli investigatori stanno cercando di capire se questa è una operazione finanziaria oppure immobiliare e se una compravendita immobiliare così indiretta rientri tra le prerogative del vertice Confcommercio.