Pasqua «salva» le vendite a marzo

27/05/2002



Sabato, 25 Maggio 2002





    Secondo l’Istat la crescita tendenziale passa dal 2,1% di febbraio al 3% – Nel primo trimestre consumi saliti del 2,6%

    Pasqua «salva» le vendite a marzo
    Confcommercio: servono politiche di sostegno alla domanda – Si allarga il divario tra piccoli negozi e grandi catene

    Vincenzo Chierchia
    Elio Pagnotta

    MILANO – Vendite al dettaglio avanti piano e grazie soprattutto all’effetto Pasqua (in aprile nel 2001). A marzo, secondo l’Istat, il valore corrente delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 3% nei confronti dello stesso mese del 2001 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 113,2). I dati destagionalizzati rispetto a febbraio mettono in evidenza un incremento dello 0,3 per cento. L’andamento delle vendite ha marciato quasi sugli stessi ritmi in tutta Italia: la crescita raggiunge infatti un massimo del 3,3% nelle regioni settentrionali e del 3,2% in quelle centrali, dimostrandosi solo lievemente meno sostenuta in quelle meridionali (+2,6%). Sempre nel marzo 2002, i gruppi merceologici caratterizzati dalle crescite più elevate sono stati quello degli alimentari (+4,6%), delle calzature e dei prodotti in cuoio (+3,8%) e degli elettrodomestici (+2,5%). L’unico comparto a spuntare una variazione inferiore al punto percentuale è quello dei supporti magnetici e degli strumenti musicali (+0,8%). In marzo il contributo offerto alla dinamica delle vendite dalla grande distribuzione è stato determinante, come conferma un aumento complessivo che raggiunge il 7% (contro il 2,1% delle imprese che operano su piccole superfici): i risultati migliori sono stati conseguiti in questo comparto dagli hard discount (+11,7%). Bene anche ipermercati (+7,7%) e supermercati (+7,4%). Sempre inferiore alla media invece l’aumento degli affari delle piccole imprese (fino a 2 addetti), che si sono dovute accontentare di una crescita dell’1,4 per cento. Nei primi tre mesi del 2002 le vendite sono salite complessivamente del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, con una punta del 3,4% per gli alimentari e un minimo del 2,1% per i comparti non food. L’incremento è del 4,8% per la grande distribuzione e del 2,1% per le imprese che operano su piccole superfici. Per l’ufficio studi della Confcommercio i dati di marzo sulle vendite fanno intravedere «una prima timida inversione di tendenza che va verificata con le rilevazioni dei prossimi mesi e che va sostenuta con il rafforzamento di politiche di sostegno per la domanda». La Confcommercio rileva che «l’incremento è superiore ai modestissimi risultati di gennaio e febbraio», e sottolinea che l’eventuale svolta del ciclo, tutta da verificare nei prossimi mesi, può essere individuata nei dati destagionalizzati, che consentono il confronto reale rispetto al mese precedente: «La crescita congiunturale in termini reali – sottolinea l’ufficio studi Confcommercio – è infatti dello 0,2%, dopo il -0,4% di febbraio su gennaio». La Confcommercio rilancia poi sui «segnali di serie difficoltà» per le Pmi, sottolineando come «permangono ampie differenze negli andamenti, in relazione alla classe dimensionale delle imprese». I piccoli negozi soffrono, ribatte la Confesercenti: «Lo scarto tra imprese operanti su grandi superfici e piccoli negozi – sottolinea una nota Confesercenti – è infatti arrivato a cinque punti percentuali (7% contro 2,1%), mentre particolarmente preoccupante è la performance delle piccolissime imprese, -1% in termini reali». «L’assenza di alleggerimenti fiscali reali e non soltanto virtuali in favore delle famiglie – ribatte Confesercenti – e la mancanza di una adeguata politica di incentivi per le imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, continua a mantenere fredda la dinamica della spesa, fatta eccezione per i beni di più largo consumo, rendendo sempre più complicata per le Pmi la modernizzazione, il recupero di competitività e la creazione di nuovi posti di lavoro».