Partita aperta sulle pensioni

17/04/2002





Partita aperta sulle pensioni
ROMA – Decontribuzione e destinazione del Tfr ai fondi pensione: sono i due punti della delega previdenziale su cui si riaprirà il dibattito in Parlamento dopo lo sciopero generale. Non a caso proprio per favorire il riavvio del dialogo tra Governo e parti sociali e all’interno delle aule parlamentari, il 10 aprile scorso la commissione Lavoro di Montecitorio, dove il Ddl è all’esame in sede referente, aveva deciso di aggiornare i lavori alla prossima settimana. «Meglio far bene che far presto» ha del resto affermato ripetutamente nelle scorse settimane il presidente della commissione Domenico Benedetti Valentini (An). Una posizione condivisa anche dal relatore Luigi Maninetti (Udc). Dalla prossima settimana, quindi, la discussione dovrebbe entrare nel vivo, ripartendo dalla relazione tecnica al provvedimento trasmessa dal Governo e dall’atteso parere chiesto dalla commissione al Cnel. E dovrebbero anche essere formulate le prime proposte di mediazione sulla decontribuzione per i neo-assunti, che potrebbe anche generare nella versione attuale della delega un «buco» nei conti pubblici, e sullo smobilizzo del Tfr. Che, secondo il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, non è affatto scontato che sia obbligatorio. Su quest’ultimo fronte, pertanto, non è escluso che possa rispuntare l’ipotesi del ricorso al "silenzio-assenso", magari con alcuni correttivi, sulla quale i sindacati sarebbero d’accordo. La partita sulla previdenza integrativa e sulle liquidazioni "future" e dunque assolutamente aperta e si presta a ipotesi di mediazione. Diverse le prospettive per la decontribuzione. Il Governo, infatti, è intenzionato a tener duro su questa misura perché finalizzata anche a ridurre il costo del lavoro e quindi a favorire l’occupazione. Ma visto che dalla stessa relazione tecnica alla delega trasmessa dal ministro Roberto Maroni alla Camera emerge che, mantenendo invariate le prestazioni pensionistiche pubbliche dei neo-assunti, potrebbero verificarsi grossi problemi di copertura, è possibile che venga valutata l’ipotesi di rivedere questo meccanismo. Due gli scenari: accompagnare la decontribuzione con interventi di natura più strutturale; rendere più soft la decontribuzione destinando magari alcuni punti del taglio dei contributi direttamente alla previdenza complementare. Nel primo caso la commissione Lavoro di Montecitorio potrebbe anzitutto valutare l’ipotesi di estendere a tutti i lavoratori il metodo contributivo. Una misura che, oltre a essere stata suggerita dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, otterrebbe il via libera della Cgil. Potrebbe inoltre essere esaminata l’eventualità di accelerare l’innalzamento dell’età media di pensionamento così come peraltro chiesto dalla Ue. Un punto comunque appare certo: mantenendo invariate le prestazioni pubbliche dei neo-assunti, così come previsto dal piano-Maroni, la decontribuzione di 3-5 punti potrebbe aprire a regime un «buco» di 6 miliardi di euro. Non a caso allegato alla relazione tecnica c’era già l’annuncio di un emendamento del Governo per rimuovere il vincolo della riforma «a costo zero» rinviando alla prossima Finanziaria la copertura. Lo stesso emendamento, tra l’altro, prevede che sempre con la Finanziaria 2003 si dovrebbe "modulare" la riduzione delle aliquote contributive.
M.Rog.

Mercoledí 17 Aprile 2002