Parte la trattativa sul lavoro, primi scioperi in fabbrica

04/06/2002

4 giugno 2002



Berlusconi: «Nessun cambiamento di linea sull’articolo 18». Il leader Cgil: pronti alla mobilitazione

Parte la trattativa sul lavoro, primi scioperi in fabbrica


D’Amato: sono rammaricato per l’assenza del maggiore sindacato dal tavolo

      ROMA – Al ministero del Welfare è tutto pronto per la ripresa della trattativa tra il governo e le parti sociali. L’appuntamento è per le 17.30. Si comincerà dal tavolo del lavoro, l’unico cui la Cgil non parteciperà, non condividendo la posizione del governo sull’articolo 18. Intanto ieri, mentre in molte fabbriche ci sono state manifestazioni spontanee contro l’intesa siglata venerdì a palazzo Chigi, i segretari di Cisl e Uil hanno deciso di spiegare ai propri iscritti le ragioni dell’accordo. Al premier Silvio Berlusconi è toccato invece precisare che «non c’è nessun cambiamento di linea del governo sull’articolo 18». Partirà dalla discussione sugli incentivi la trattativa di oggi al ministero del Welfare. Lo ha anticipato il sottosegretario Maurizio Sacconi prevedendo che sarà «complessa» e prenderà molto tempo. Intanto alla commissione Lavoro al Senato, tra oggi e domani, potrebbe essere approvata la proposta, emersa dopo l’intesa di palazzo Chigi, di scorporare alcune norme, tra cui quella sull’articolo 18, dalla delega di riforma del lavoro per inserirle in un nuovo disegno di legge, l’848 bis. La delega, diventata così più leggera, potrebbe avere il via libera dell’aula entro giugno.
      Intanto ieri c’è stata grande mobilitazione nelle fabbriche a difesa dell’articolo 18. Una serie di riunioni di rappresentanti sindacali della Fiom e di assemblee si sono tenute in varie regioni: Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli, Veneto, Emilia, Toscana, Campania, Umbria, Marche, Puglia, Basilicata, Sicilia. Fiom-Cgil ha indetto quattro ore di sciopero entro il 14 giugno. Mentre i segretari di Cisl e Uil hanno deciso di parlare ai propri iscritti. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, lo ha fatto nelle quattro ore di un estenuante esecutivo. La categoria più inquieta resta quella dei metalmeccanici. La Fim-Cisl non usa mezzi toni per esprimere le critiche: «Il nostro dissenso – ha detto il segretario nazionale Cosmano Spagnolo – non deve essere inteso come un consenso alla Cgil. Riteniamo importante la via del negoziato, ma così come è stata presentata dal governo la questione ha numerose zone d’ombra». Dalla Uilm invece il leader della Uil, Luigi Angeletti, ottiene una formale adesione: «Il percorso così delineato rappresenta il risultato positivo della straordinaria mobilitazione del mondo del lavoro». Malgrado questo riconoscimento Angeletti ieri ha fatto sapere che scriverà al milione e 700 mila iscritti della Uil per spiegare le sue ragioni. Anche Berlusconi ieri ha voluto fare alcune precisazioni circa le rassicurazioni sull’intangibilità dell’articolo 18 rivolte a una donna con cui ha avuto uno scambio di battute durante la parata del 2 giugno: «Alla signora Ada non ho detto che non toccheremo l’articolo 18 ma che non toccheremo i diritti dei lavoratori, le ho spiegato che la novità riguarda solo i nuovi posti di lavoro». Non s’intendono invece Cofferati e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Quest’ultimo ieri, riferendosi al segretario della Cgil, ha rivolto un appello alla sinistra affinché «non scelga l’alfiere del declino ma quello dello sviluppo. Allo stesso Cofferati ha inoltre mandato a dire che «non bisogna negoziare per paura ma non bisogna avere paura di negoziare». La citazione kennedyana non ha entusiasmato Cofferati: «Quelle di Tremonti sono solo chiacchiere. I fatti sono ben diversi. Il ministro dell’Economia punta a distruggere un sistema di diritti che sono stati conquistati con tanti sacrifici nel corso degli anni». E parlando a Mestre il leader della Cgil ha ribadito che la Confederazione si prepara a mettere in campo una serie di iniziative, fra cui, «alla fine, anche lo sciopero generale».
      C’è «rammarico» – ha sottolineato il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato – per il fatto che «una grande organizzazione come la Cgil non abbia voluto partecipare a un confronto importante come quello sul mercato del lavoro».
Antonella Baccaro