Parte la riforma della formazione professionale: firma anche la Cgil

18/02/2010

Decolla la riforma della formazione professionale e, per la prima volta da quando il governo Berlusconi è in sella, l’accordo è generale: l’intesa porta anche la firma (con qualche distinguo) della Cgil. L’obiettivo della riforma è chiaro: rendere più efficace l’enorme spesa destinata ai corsi di formazione che quest’anno assorbiranno circa 2,5 miliardi di euro provenienti da fondi pubblici europei e italiani e dal prelievo dello 0,30% sul monte salari. da sempre, infatti, la formazione professionale serve più a distribuire denaro a chi organizza i corsi piuttosto che a far trovare un lavoro a chi viene formato.
Per capovolgere l’andazzo della formazione professionale italiana governo, sindacati, imprese ed enti locali hanno trovato un’intesa articolata su cinque punti. Il più importante è l’istituzione di una cabina di regia che già da quest’anno dovrebbe definire, provincia per provincia, quali lavori vengono effettivamente chiesti dal mercato. Una particolare attenzione, poi, è dedicata ai cinquantenni che perdono il lavoro.
«Il senso dell’operazione – ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi – è quello di legare strettamente i corsi al mercato del lavoro tra l’altro anche aumentando le ore di formazione sui luoghi di lavoro piuttosto che nelle aule scolastiche. Tutto questo è fondamentale in tempo di crisi e di difficoltà per l’occupazione. Per questo è importante che tutti abbiano lavorato per l’aumento della coesione sociale».
La Cgil, pur firmando il documento con le linee guida delle riforma, ha sottolineato due punti di dissenso: uno sul metodo della trattativa, condotta «all’ultimo minuto», ha sottolineato il segretario confederale Fulvio Fammoni. L’altro rilievo riguarda l’effettivo ruolo di capacità formativa delle imprese. La Cgil, così come Cisl e Uil, ha comunque sottolineato gli aspetti positivi dell’accordo, primo fra tutti il fatto che permetterà di approdare entro il primo semestre 2011 al repertorio nazionale delle professioni. Anche secondo la Confindustria l’accordo avrà ricadute positive sull’occupazione poiché recepisce le «reali esigenze delle imprese».