Parte la mobilitazione per la difesa del lavoro

09/09/2003

    martedì 9 settembre 2003

    Cgil

    Parte la mobilitazione
    per la difesa del lavoro

    Felicia Masocco

    ROMA Fisco, tagli alla scuola e alla sanità, sostegni alle imprese senza precise finalità e soprattutto la manomissione del sistema previdenziale: il percorso tracciato dal governo in vista della Finanziaria e appoggiato dalla Confindustria continua ad incontrare la «forte contrarietà» della Cgil che ieri ha riunito la propria segreteria per ribadirlo e per dire che avverte «sempre più forte l’esigenza di avviare un percorso di iniziative di mobilitazione contro le scelte che questo governo sta portando avanti». E per quanto riguarda le pensioni non si fanno sottili distinguo, l’opposizione è netta sia se gli interventi avverranno con la manovra economica, sia se saranno contenuti nella delega previdenziale a suo tempo
    bocciata dalla Cgil (ma anche da Cisl e Uil) senza possibilità di appello. Alle altre due confederazioni il sindacato di Guglielmo Epifani rinnova l’invito ad un confronto, per una valutazione comune dell’esistente ed eventualmente mettere in cantiere iniziative
    comuni. L’invito di una settimana fa non ha ancora trovato risposta mentre il governo va per la sua strada e, per la Cgil non è il caso che i sindacati lascino correre.
    In Corso d’Italia due appuntamenti di lotta e protesta sono già decisi, lo sciopero di due ore contro la legge 30 che riforma il mercato del lavoro all’insegna della precarietà è confermato mentre il 16 settembre la Cgil aderirà allo “sciopero della spesa” indetto dalle associazioni di consumatori riunite nell’Intesa. Un’adesione spiegata dalle forti conseguenze che l’impennata dell’inflazione ha sul lavoro dipendente che continua a fare i conti con retribuzioni che crescono meno del costo della vita che da questo vengono erose sempre più.
    Il contesto è quello di un’economia che va male e di un governo che quando è andata bene è stato assente mentre ora che si mostra in iperattività delinea per la Cgil un quadro «di attacco
    ai diritti del lavoro e di cittadinanza». Di qui il nuovo invito a Cisl e Uil per avviare un confronto e decidere il da farsi, è la sollecitazione a prendere una posizione, possibilmente unitaria, «per una valutazione comune sulla fase attuale e decidere iniziative conseguenze».
    «Fino ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta», si legge nella nota della segreteria. Nulla di ufficiale dalla Uil dopo la disponibilità di massima dichiarata dal segretario Luigi Angeletti, nulla dalla Cisl nonostante il leader Savino Pezzotta abbia dichiarato di non aver «mai rifiutato incontri con nessuno». Una mancata risposta che presta il fianco alle polemiche, tantopiù che sulla partita la Cisl sembra voler far pesare i fischi ricevuti da
    Pezzotta alla festa dell’Unità per la posizione espressa sul Patto per l’Italia non condivisa dalla platea. Da via Po, in ogni caso, si ribadisce che la Cisl non si sottrarrà mai al confronto tra le organizzazioni e che «su ogni questione devono prevalere interessi puramente sindacali». Le pensioni, ad esempio, lo sono e la bocciatura della delega è stata unitaria: «Noi siamo sempre disponibili al confronto, ma non possiamo condannarci all’immobilismo
    per l’assenza di una risposta da parte di Cisl e Uil», dichiara la segreteria confederale Cgil Marigia Maulucci. «È normale – replica il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni – che le tre confederazioni si riuniscano considerando i tanti problemi sul tappeto.
    La valutazione della Cisl è sul merito, se lo ritiene vantaggioso lo sostiene, altrimenti lo contesta. Come è normale che su molti di questi problemi abbiamo strategie e valutazioni diverse».