Parte la gara a chi taglia di più

20/09/2007
    giovedì 20 settembre 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

    IL PALAZZO
    OBIETTIVO RISPARMIO

      Parte la gara a chi taglia di più

      Ma la destra mette sotto accusa soprattutto le spese della maggioranza

        ROMA
        Il fenomeno Beppe Grillo ha lasciato il segno, e ieri fra maggioranza e opposizione è stata una competizione di fantasia e inventiva per sforbiciare il bilancio di Montecitorio. E così dopo la lettera con cui il segretario dei Ds, Piero Fassino invitava i presidenti delle Camere a congelare gli aumenti alle indennità dei parlamentari, la discussione sull’approvazione del bilancio si è trasformata in una sfida a chi proponeva il taglio più efficace. Chiusura di barberia e ristoranti, voli low cost, risparmi sugli affitti, i buoni propositi dei deputati hanno messo in apprensione più di un dipendente di Montecitorio. Alla fine sono stati presentati 108 ordini del giorno, quasi tutti all’insegna dell’economia e del risparmio. Ma non è finita qui, perché, alzando il tiro, il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Dilibero ha già annunciato una «cura da cavallo» con cui si potranno «risparmiare fino al 75 per cento dei costi dello Stato». Ma nel confronto in aula non è mancato lo scontro politico. L’opposizione ha chiesto la sopressione dei microgruppi. Ovvero quei gruppi parlamentari (quasi tutti di centrosinistra), costituiti in deroga al Regolamento (ma che godono di tutte le attribuzioni dei gruppi maggiori), che il presidente Bertinotti ha invece autorizzato. «Ci costano 15 milioni di euro», ha accusato Ignazio La Russa di An.

        Il voto definitivo sul bilancio ci sarà solo oggi, e non è dato ancora sapere se le buone intenzione dei deputati andranno in porto. Quel che è certo è che il clima è cambiato. Guido Crosetto e Antonio Verro di Forza Italia chiedono di «adeguare immediatamente il prezzo del servizio di barberia, dei ristoranti interni e della buvette al costo reale». Macché, gli risponde scandalizzato il collega di partito, Gianfranco Conte, bastano i buoni pasto, barberia e ristorante vanno chiusi. Da Rifondazione comunista viene l’invito a ridurre di due terzi le spese per consulenze esterne. I radicali vogliono che siano revocati i biglietti gratis sui treni, gli sconti su arei e navi e il telepass autostradale. Nonché un maggiore rigore sulle missioni all’estero. E se proprio si deve partire, almeno si voli con compagnie low cost. C’è chi chiede poi di fare economie sui palazzi affittati dalla Camera per gli uffici dei deputati. Le buone intenzioni degli onorevoli dovrebbero farci risparmiare un centinaio di milioni di euro. Niente, se paragonati ai «miliardi» di risparmi che promette Diliberto. Bisogna tagliare i «costi diretti della politica – spiega il segretario dei Comunisti italiani – . Ma anche tutto quello «che si muove intorno: parliamo di miliardi di euro, un’enormità.

        Ma il rigore sul bilancio non è servito a mascherare la vera partita politica giocata ieri a Montecitorio. Quella sui gruppi minori, tallone d’Achille del centrosinistra. «Ogni gruppo – attacca La Russa – ha diritto ad un segretario di presidenza, una segreteria, un capogruppo, una sede e alle altre spese. Si riducano i costi, almeno per i 5 gruppi costituiti in deroga al regolamento». E che non si tratti di mera contabilità lo spiega a chiare lettere il capogruppo dell’Udeur Mauro Fabris: «I costi della politica non c’entrano nulla. Sotto c’è un disegno politico, per arrivare ad un bipartitismo coatto attraverso i regolamenti del nostro sistema parlamentare». [M.I.F.]