Parte la campagna della Cgil sugli infortuni

03/07/2001

 









Martedi 3 Luglio 2001



ECONOMIE
Quando il lavoro diventa una "strage". Parte la campagna della Cgil sugli infortuni

di Roberto Arduini


Roma. Tre morti al giorno, cento ogni mese, oltre mille l’anno. Non si tratta di una guerra, ma degli infortuni sul lavoro. I dati, nel complesso, sono terribili. Oltre un milione gli infortuni, mortali o meno, che si sono verificati nel 2000. Si tratta di cinque morti ogni 100 mila lavoratori. «Sono cifre inaccettabili», tuona il leader della Cgil, Sergio Cofferati, che ha accusato la Confindustria di ignorare il problema, pensando solo alla competitività e ai profitti. L’occasione è stata quella della presentazione della campagna pubblicitaria e televisiva «al lavoro, sicuri», realizzata dalla Cgil nell’ambito della grande campagna di prevenzione e per la sicurezza nei luoghi di lavoro lanciata lo scorso 3 aprile. Il segretario generale della Cgil ha richiamato «la discussione non conclusa sui lavori atipici che presupponeva anche il riconoscimento di diritti negati». Alla campagna di «comunicazione e sensibilizzazione» la Cgil proseguirà con «iniziative di stimolo dell’attività legislativa e l’esercizio concreto di politiche rivendicative».
Cofferati ha spiegato che sul fronte sicurezza «non servono nuove leggi, perchè quelle che ci sono forniscono strumenti validi ed efficaci, però è la loro corretta applicazione a essere risolutiva e in Italia ci sono state troppo deroghe». Cofferati ha sostenuto che «nella cultura delle imprese la prevenzione non è sufficientemente radicata tanto è vero che a Parma, nel cosiddetto "manifesto per la competitività", Confindustria ha tralasciato il tema della sicurezza, tranne quando ha chiesto di essere liberata da una serie di adempimenti legislativi». Contro l’atteggiamento degli imprenditori «che continuano a considerare la normativa per la sicurezza una fonte eccessiva di costi», ha aggiunto il segretario generale, «occorrerà rafforzare la politica contrattuale di contrasto nei territori anche perché o la componente sicurezza si inserisce sistematicamente nei sistemi produttivi, oppure a posteriori emergono i problemi con questi valori insopportabili di gravi conseguenze umane e sociali.
Per il segretario, quindi «è importante rafforzare le politiche di incentivazione, premiando chi fa prevenzione e rispetta le regole. Ma guai ad abbassare la guardia e a indebolire le politiche di contrasto».
I morti al giorno sul lavoro fanno ormai parte della quotidianità e non scuotono più la coscienza delle persone. Importante è anche sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema così delicato. Una iniziativa analoga fu varata, lo scorso anno, dal ministero del Lavoro. La Cgil prova a ottenere il risultato degli anni settanta, quando se ne parlava molto e si era riusciti addirittura a dimezzare le «morti bianche». E lo fa puntando su una campagna di affissioni in tutta Italia, con 300 mila manifesti, locandine e, perfino ‘banner’ (i manifesti su internet) su alcuni portali italiani. Uno spot televisivo sarà presto trasmesso e uno radiofonico è in fase di progettazzione.
La campagna si basa su un manifesto e uno spot, legati tra loro. Protagonista un giovane impiegato che indossa, sopra il completo da ‘travet’, corazza e casco da catcher di baseball. Il titolo è «al lavoro, sicuri» e lo slogan «la sicurezza non è mai troppa».
I costi non sono ancora quantificabili. Alla spesa partecipano tutte le strutture della Cgil in base alle loro possibilità finanziarie. «Di certo», insiste il direttore generale, Achille Passoni, «non possiamo permetterci maxicartelloni come quelli che abbiamo visto nell’ultima campagna elettorale. E i costi dei passaggi televisivi degli spot sono proibitivi».
Per contrastare il fenomeno, oltre alle campagne di informazione, in Italia si terrà dal 22 al 26 ottobre la «Settimana Europea» per la salute e la sicurezza sul lavoro.
Le «morti bianche» dovrebbero essere un fenomeno relegato negli anni ‘50, invece nei primi quattro mesi del 2001, secondo l’osservatorio dell’Inail, gli infortuni mortali sono diminuiti del 13,8%, passando dai 420 casi del 2000 a 362 attuali.

I settori più colpiti rimangono l’edilizia, l’agricoltura e il comparto trasporto merci. Secondo una recentissima indagine del Cesis, presentata il 18 giugno, sono più a rischio di infortuni sul lavoro chi ha contratti flessibili (come gli interinali, i parasubordinati o i contratti a termine, le donne, chi lavora in proprio o chi è impiegato nel «sommerso».
Il calo nella gestione industria è del 7,8%: 332 vittime nel 2001, mentre nel 2000 erano state 360. Ancora più netta la diminuzione nell’agricoltura, che registra 30 incidenti mortali avvenuti nel periodo gennaio-aprile e denunciati a tutto il 25 maggio 2001, contro i 60 dello stesso periodo dello scorso anno; andamento positivo che riguarda anche gli infortuni complessivi in questo settore, passati dai 23.459 ai 25.982 registrati nello stesso periodo del 2000 (-9,7%).
Nell’industria, invece, gli incidenti sono cresciuti del 2,3%, passando dai 278.215 del periodo gennaio-aprile 2000 ai 284.562 degli stessi mesi del 2001. In questo caso l’aumento degli infortuni può essere interpretato tenendo presente che dallo scorso anno è cresciuta la popolazione assicurata. In base al decreto legislativo di riforma 38/2000 sono tutelati, infatti, anche i lavoratori parasubordinati e i dirigenti.
Il settore delle "costruzioni" ha registrato una sensibile diminuzione degli infortuni per il periodo preso di riferimento, passando dai 27.446 casi registrati nel 2000 ai 25.719 del 2001, con un calo del 6,3%. Uguale trend nei trasporti (-3,6%) e nel commercio (-4,1% ). Anche i casi mortali diminuiscono, passando nel settore "costruzioni" da 73 a 62 (-15%), in quello del "commercio" da 32 a 20 (-25%), nel settore "industrie manifatturiere" da 108 a 71 (-34%). Un forte incremento degli infortuni, invece, si registra nel settore "sanità", con un aumento del 14,3 % degli incidenti. Le regioni con l’aumento percentuale più rilevante sono la Val d’Aosta (+ 24,2%) e il Friuli (+12,1%). Tutti questi dati, tuttavia, andranno rivisitati alla luce di quelli sull’occupazione, che permetteranno di definire in modo più preciso il trend infortunistico sulla base della frequenza degli incidenti rispetto al numero di lavoratori occupati nei vari settori.
Nei primi nove mesi del 2000 gli infortuni sul lavoro hanno raggiunto quota 744.010 con una crescita dell’1,4% sullo stesso periodo del 1999. I dati arrivano dall’Inail secondo il quale rallenta comunque il trend negativo rispetto a luglio e agosto. A settembre il numero degli incidenti è comunque cresciuto dell’1,9%. Nel settore industria e servizi gli incidenti sono stati 679.868 a fronte dei 666.286 dello stesso periodo del 1999 (+2%). In agricoltura gli infortuni denunciati sono stati 64.142 in calo del 5,4% rispetto ai 67.774 dei primi nove mesi del ’99. L’Inail non ha diffuso i dati sui casi mortali, annunciando per dicembre una analisi per casistiche individuate da un apposito osservatorio.
Tra le Regioni con il maggiore aumento di infortuni la Lombardia (da 120.804 a 123.739 e un aumento del 2,4%) e l’Abruzzo (+2,9%) ma soprattutto il Friuli Venezia Giulia (22.567 incidenti e un incremento del 4,5%) e le Marche (29.544 incidenti nei primi nove mesi e un incremento del 4,2%).
Boom di incidenti in Basilicata (6.813 con un aumento del 10%). In calo gli infortuni in Valle d’Aosta (1.851 e un calo del 4,5%) e in Campania (28.619 con un calo del 2,9%). In aumento del 2,9% anche gli incidenti in Toscana (58.526 nel periodo considerato) mentre il Lazio ha registrato un aumento degli infortuni del 2% a 39.903.
Nel Nord Ovest gli incidenti sono stati 211.026 (+1,7%) mentre nel Nord Est hanno toccato quota 248.894 (+0,5%). Al Centro gli infortuni sono stati 143.780 (+2,8%) mentre al Sud sono stati 102.192 (+1,2%) e 38.118 nelle Isole.
Tra i settori restano le costruzioni le più colpite dagli incidenti (79.724) in percentuale sugli occupati mentre in assoluto gli infortuni colpiscono soprattutto la metallurgia (108.454 infortuni) e i servizi (135.435 incidenti), il comparto con l’incremento maggiore (+12,2%).

Le cifre degli infortuni