Parte il rush finale per la firma del «patto»

04/07/2002

Giovedí 04 Luglio 2002



L’obiettivo è chiudere la trattativa entro venerdì – Nuovo testo sui licenziamenti, conferma della politica dei redditi
Parte il rush finale per la firma del «patto»
ROMA – Riprende oggi il tavolo di negoziato unico su fisco, lavoro e Mezzogiorno mentre venerdì il Consiglio dei ministri approverà il Documento di programmazione economica e finanziaria. Ed entro venerdì si punta anche a chiudere il nuovo patto sociale, con la conferma della politica dei redditi, che è il vero obiettivo del Governo. Sono così slittate di un giorno tutte le tappe inizialmente fissate, visto il dibattito politico sulle dimissioni del ministro Scajola. Oggi la trattativa riprende in mattinata e andrà avanti a oltranza mentre nell’incontro di ieri l’Esecutivo ha solo illustrato sommariamente i vari capitoli in discussione. Le posizioni al tavolo non sembrano mutate: ottimismo da Cisl e Uil mentre la Cgil parla di un confronto solo sul «metodo e non sul merito» e di una «trattativa falsa, di un doppio confronto». Valutazioni che hanno provocato la reazione immediata delle due organizzazioni. «Non stiamo facendo un patto scellerato con il Governo, e nessuno di noi è un venduto», ha replicato il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta. Dura anche la risposta del numero due della Uil, Adriano Musi: «Basta con la cultura del sospetto che a noi non appartiene e non è mai appartenuta. Se la Cgil non ha partecipato a qualche tavolo lo ha fatto per una sua libera scelta». Ma il sindacato di Cofferati contesta il Governo non solo sulla riforma dell’articolo 18 ma anche su quella fiscale definendola una «bomba» che farà «saltare la politica dei redditi, con costi da 20 miliardi di euro». È infatti soprattutto sulla riforma fiscale che i sindacati vogliono più chiarezza mentre è cruciale il dato di inflazione programmata che detterà l’entità degli incrementi salariali prossimi. Il Governo punta a una conferma della politica dei redditi ma i sindacati premono per avere un tasso d’inflazione programmato per il 2003 che si avvicini il più possibile a quello reale (martedì il Governo ha parlato di 1,8%-1,9%). «Riteniamo che non debba venire meno l’attenzione sul circolo virtuoso di inflazione bassa, stabilità dei conti pubblici e sviluppo, con un occhio ovviamente al tasso di occupazione», ha detto il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi. Insomma, è sulla partita-politica dei redditi che il Governo vuole garanzie: una rincorsa salariale è infatti la vera mina d’autunno. Restano da decidere le sorti del negoziato su fisco e articolo 18 visto che il sommerso esce dal tavolo per diventare oggetto di un avviso comune tra le parti sociali (dovrebbe arrivare al traguardo già martedì prossimo). Sul Mezzogiorno, invece, si aprirà un tavolo permanente (vedi articolo accanto). L’intesa sull’articolo 18 sembra la più vicina al traguardo. Il nuovo documento del Welfare, infatti, oltre alla conferma dei nuovi ammortizzatori sociali e del rafforzamento dell’indennità di disoccupazione, corregge in alcuni punti la nuova norma sui licenziamenti come suggerito da Cisl e Uil. Resta la deroga, per tre anni, dell’articolo 18 per le aziende che assumendo superano la soglia dei 15 addetti ma con alcuni paletti: avviso comune al termine dei tre anni per evitare qualsiasi trasformazione automatica da norma sperimentale in strutturale; norme anti-elusive per evitare che fittiziamente le imprese scendano sotto la soglia dei 15 addetti per poi assumere e rientrare nella deroga del Governo; blindare la cessione del ramo d’azienda con il richiamo alla direttiva Ue che la ammette solo per entità economiche dotate di propria identità.

Lina Palmerini