Parte da Pavia l’offensiva Confcommercio in 13 tappe

24/02/2003




Sabato 22 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO




Parte da Pavia l’offensiva Confcommercio in 13 tappe


MILANO – Si comincia lunedì con la prima tappa. Da Pavia parte la carovana del «No day», l’iniziativa itinerante di Confcommercio che per, due settimane, girerà l’Italia con l’obiettivo di far conoscere le ragioni per dire no al referendum sull’estensione dell’articolo 18 anche all’imprese con meno di 15 dipendenti. Due tir, un motorhome e un pullman attraverseranno 12 regioni italiane per un totale di 13 tappe. E in ciascuna delle quali si svolgeranno manifestazioni e incontri su un tema specifico, di portata nazionale ma comunque inerente alle diverse problematiche che investono le imprese del terziario a livello locale. A Modena (26 febbraio) ad esempio si parlerà di «Economia e opportunità: la riforma del mercato del lavoro», a Lecce (5 marzo) si dibatterà del rapporto del mondo imprenditoriale con quello delle banche, a Napoli (7 marzo) dello sviluppo del Mezzogiorno, fino ad arrivare all’ultima tappa che sarà a Milano (11 marzo) dove si discuterà dello sviluppo dell’economia, in una prospettiva post bellica (l’elenco completo delle tappe e dei temi che verranno affrontati è consultabile sul sito Internet della Confcommercio). Al di là però dei temi specifici, il filo conduttore sarà uno: spiegare perché è opportuno respingere il referendum promosso da Rifondazione comunista e dai Verdi. E di motivi Confcommercio ne individua almeno sette. A cominciare dalle tre sentenze della Corte Costituzionale e dalle trenta della Cassazione che, spiega l’associazione, «hanno ribadito e ampiamente motivato le ragioni per le quali è necessario mantenere, in tema di rapporti di lavoro, un regime differenziato tra grandi e piccole aziende». Ma per Confcommercio l’effetto più dirompente del referendum sarà quello di «impedire al sistema delle piccole imprese, quelle cioè con meno di 20 addetti – che oggi danno un contributo fondamentale alla creazione di nuovi posti di lavoro – di restare competitive sul mercato». La riforma poi creerà «un pericoloso scivolo verso il sommerso, manderà in pezzi il sistema imprenditoriale nelle aree più in difficoltà, costringerà le aziende, già in affanno per l’aumento delle tariffe e per il costo dei servizi, a utilizzare sempre più spesso forme di lavoro precario». Ed infine se dovesse passare il quesito referendario verrebbero colpite quelle aziende che, non disponendo di ammortizzatori, non potrebbero più far leva «sugli strumenti che gli consentono, soprattutto in momenti di crisi, di far fronte alle perdite di bilancio».
S.U.