Parte bene il tavolo sul Mezzogiorno

07/06/2002




              la trattativa

              (Del 7/6/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
              IL GOVERNO VUOLE STANZIARE 11 MILIARDI DI EURO SINO AL 2005. VALUTAZIONE POSITIVA DA CONFINDUSTRIA
              Parte bene il tavolo sul Mezzogiorno
              Cisl e Uil possibiliste, cresce la spaccatura interna al sindacato

              ROMA E anche il tavolo sul Mezzogiorno prende il via. Ieri, a Palazzo Chigi (presenti, oltre a Gianni Letta, ben nove ministri, due viceministri e due sottosegretari, oltre alle 33 parti sociali, Cgil compresa) lo schema è stato più o meno quello seguito ai tavoli su Fisco e sommerso. Discussione approfondita, numeri e cifre, e al termine i sindacati che danno valutazioni politiche opposte: totalmente critica la Cgil, possibiliste (ma con cautele e perplessità) Cisl e Uil. Insomma, alla fine del primo giro di negoziato tra Esecutivo e parti sociali, il «patto sociale» cui punta il governo (con una modifica, limitata ma tangibile, dell´articolo 18) sembrerebbe alla portata. Anche perché – ormai – i rapporti tra le due confederazioni di Pezzotta e Angeletti e la Cgil sono francamente pessimi. Nel corso dell´incontro il governo ha spiegato la sua intenzione di stanziare 11 miliardi di euro per i prossimi tre anni per le opere pubbliche nel Sud, e creare tra i 400.000 e i 530.000 posti di lavoro. Soldi che verranno spesi in infrastrutture che saranno indicate nel prossimo Documento di programmazione economica, assicura il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. E il viceministro dell’Economia Gianfranco Micciché spiega che già nei prossimi giorni un decreto legge consentirà alle imprese del Sud il cumulo tra la Tremonti bis e il credito d’imposta per le nuove assunzioni. I sindacati, come detto, si dividono nel giudizio politico. Guglielmo Epifani, numero due della Cgil, definisce l’incontro «insoddisfacente», perché «ci sono tra l’altro errori sugli strumenti come nei provvedimenti sugli appalti. Ci sono anche mancanze sulle risorse aggiuntive da destinare al Mezzogiorno, mentre le risorse indicate sono quelle ereditate dal precedente governo, senza stanziamenti aggiuntivi». Cisl e Uil, invece, sottolineano con favore la ripresa del dialogo, pure se non sembrano scorgere molti elementi di novità. Giorgio Santini, segretario confederale Cisl sospende il giudizio: «Si tratta di un incontro interlocutorio – dice – non si può né essere soddisfatti, né insoddisfatti. Certo le cifre illustrate non sono nuove, ma quel che importa è capire quante sono davvero le risorse complessive, quali quelle per la programmazione negoziata, quali le priorità nelle infrastrutture e come si gestisce il rapporto con Regioni». Anche la Uil aspetta chiarezza: Paolo Pirani, segretario confederale, giudica positivo il fatto che, finalmente si parli di Mezzogiorno, ma afferma che «non basta elencare le risorse del passato. Vogliamo sapere se ce ne sono di nuove e come si utilizzeranno». E il numero due Uil Adriano Musi contesta la delibera Cipe che sancisce che il salario dei lavoratori «emersi» sia fissato per legge al 70% del salario contrattuale, e chiede una pronta cancellazione della norma. Positivo, infine, è il giudizio di Confindustria, con il consigliere incaricato Francesco Saverio Averna. Comunque, per il governo il confronto sembra messo sui binari giusti. Anche perché tra Cisl e Cgil sembra approfondirsi un baratro: il segretario cislino Savino Pezzotta dice a Cofferati «basta con le calunnie» contro la Cisl definita «sindacato di governo», e gli chiede di fermarsi «in questa demonizzazione da Terza Internazionale». Ma precisa che «la rottura tra le nostre organizzazioni è un dato di fatto, anche se continuo a mantenere la speranza che si possa risolvere». Sia il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi che il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi si dicono ottimisti, e puntano tutte le carte per il successo del negoziato sulla «bilateralità»: ovvero, sulla gestione congiunta da parte di imprese e sindacati dei mercato del lavoro locali e della formazione. Una materia (a parte le ricadute economiche dirette) che interessa Cisl e Uil, e che per la Cgil snaturerebbe la natura del sindacato. Questi sono i termini utilizzati da Sergio Cofferati in un´intervista a Giampaolo Pansa che apparirà su «l´Espresso», in cui il leader Cgil tra l´altro conferma che non si impegnerà direttamente in politica, ma dice anche la politica «si può fare in tanti modi diversi da quelli conosciuti». Ancora, Cofferati rinnova le critiche a Rutelli sull´art.18, e afferma che «in Italia i partiti, a cominciare da quelli di sinistra, pensano di essere l’origine di tutto o il tutto e basta». Il governo, conclude Cofferati, «finirà con lo spingere i sindacati, quelli che si piegheranno, a ridurre la loro attività di tutela dei lavoratori per diventare soprattutto erogatori di servizi. Questo porterà ad un sindacalismo neo-corporativo e sarà un disastro».

              r. gi.