“PartDem” In platea tutti ci credono ma nessuno si sbilancia

05/07/2006
    mercoled� 5 luglio 2006

    Pagina 11 – Politica

    IL SINDACO DI BOLOGNA: L’ESIGUA VITTORIA NON HA CERTO DATO UNA GRAN MANO

      E in platea tutti ci credono
      ma nessuno si sbilancia

        analisi
        RICCARDO BARENGHI

          ROMA
          Il Partito Democratico c’� gi� ma non � detto che ci sar�. Non � solo una battuta ma la sintesi del clima che si respira in queste settimane attorno alla questione del nuovo soggetto politico dell’Ulivo. Clima che si sentiva anche ieri, al convegno organizzato ad hoc dall’associazione che si chiama appunto per il Partito Democratico. Nonostante ieri passi in avanti siano stati fatti, da Rutelli, da Fassino, da Prodi e Parisi ovviamente, da sindaci e amministratori, intellettuali e e giornalisti. Non si pu� tornare indietro, � il popolo dell’Ulivo che vuole questo Partito, un progetto nato undici anni fa e che � sempre stato premiato elettoralmente. E le primarie, e i voti in pi� che le liste unitarie hanno ottenuto rispetto ai singoli partiti, e la comunanza di idee (molte, non tutte) tra Ds e Margherita, e la prospettiva di costruire la pi� grande forza politica del Paese, mettendo in gioco storie collettive e personali, opinioni e ideologie, posti, potere, ruoli. Tutto vero, tutto giusto, tutto detto e ripetuto con forza, pi� forza stavolta, dai protagonisti in campo, politici e non politici. Per�.

            Per� quando chiedi a qualcuno, dal sindaco di Bologna al militante del Partito futuro, se prima o poi questo partito ci sar� ti rispondono allargando le braccia. Certo, non avrebbe senso se non nascesse ci spiega Cofferati: nella sua Bologna il Partito Democratico c’� gi�, cos� come nella Roma di Veltroni e in altre mille realt� locali: �Perdere questa occasione sarebbe un errore, l’importante � non cedere alle piccole convenienze di ognuno�. Ma se la societ� civile � pronta, � colpa dei partiti se non si fa? �I partiti sono cauti anche perch� la vittoria elettorale cos� esigua non ha certo dato una spinta in avanti. Inoltre c’� il governo che attira forze ed energie. Tutto questo lo capisco, ma penso anche che i partiti debbano affrontare un’impresa di questo genere senza la pretesa di predeterminare tutto, mettere tutte le caselle in ordine. Altrimenti non partir� mai, bisogna lasciare che le cose nascano dalle cose. Magari mettendoci dentro anche un certo spirito di avventura�.

              Ed � proprio la preoccupazione che i partiti alla fine non ce la facciano a fare il passo, oppure cambino idea, oppure proprio non vogliano, che circola nella platea del convegno. Compresi gli organizzatori, da Gregorio Gitti a Giovanni Bachelet. Il quale lo dice direttamente nel suo discorso, quando spiritosamente paragona la situazione del Partito Democratico a Charlie Brown che corre per calciare la palla sapendo che Lucy gliela toglier� un attimo prima facendolo cadere: �Ce l’hanno tolta tante volte, mi sa che ce la toglieranno pure adesso. Noi per� corriamo lo stesso�. Come Charlie Brown appunto. O come Gad Lerner che dopo aver manifestato soddisfazione per i passi in avanti dei leader politici, alla domanda se alla fine questo benedetto Partito si far�, allarga anche lui le braccia: �Avrei preferito per esempio che Rutelli parlasse di congresso di scioglimento della Margherita, invece la parola scioglimento non l’ha detta ma ha parlato di avvio o qualcosa del genere. Comunque accontentiamoci�.

                Anche perch�, pur non facendo i politici di mestiere, gli animatori �civili� del Partito democratico la politica la conoscono. Ne conoscono i difetti, le lentezze, le resistenze ma anche i problemi reali. �Andateci voi a litigare con i tassisti�, li ha provocati ieri il giornale della Margherita Europa. In altre parole, � troppo facile �stare in finestra a strologare di quote nel Partito democratico� mentre la politica produce fatti e si sporca le mani. E cos� ha buon gioco Fassino nel rispondere alla provocazione di un ulivista convinto che ce l’ha con Fabio Mussi, spiegandogli che �quello � un problema mio. I dubbi che si pone Fabio Mussi, se li pongono persone come lui che sono in buona fede. Persone che hanno contribuito a far vincere il centrosinistra�. Ha bisogno di tempo il segretario dei Ds, vuole convincere tutti dell’impresa, portarsi dietro l’intero Partito o quasi. E ha bisogno di tempo anche il leader della Margherita: anche lui deve convincere una parte dei suoi, tra i quali se stesso.