Part-time, un allungo verso la riforma

31/05/2002





Primo sì ieri in commissione al Senato alle norme contenute nella delega al Governo – L’obiettivo è allentare gli attuali vincoli
Part-time, un allungo verso la riforma
Previsti incentivi per estendere il ricorso a donne, giovani e anche ai lavoratori over 55 in uscita
ROMA – Primo passo verso la riforma del part-time. Ieri la commissione Lavoro del Senato ha approvato l’articolo 7 del disegno di legge sul mercato del lavoro che delega il Governo a una revisione dell’attuale normativa. Si punta a smontare le regole di oggi allentando i vincoli contrattuali per incentivare l’uso del contratto soprattutto per le donne, i giovani e i lavoratori over 55 anni. Proprio ai lavoratori più anziani è dedicata l’unica modifica al testo, proposta dai Ds e dalla Margherita: un emendamento passato con i voti della maggioranza che prevede agevolazioni ad hoc per gli ultracinquantacinquenni. «L’intenzione – ha spiegato Antonio Montagnino, primo firmatario dell’emendamento – è di favorire la trasformazione del rapporto di lavoro degli anziani da tempo pieno a tempo parziale in cambio dell’assunzione di giovani. Una staffetta anziani-giovani attraverso agevolazioni anche di natura previdenziale». In realtà, questa intenzione non corrisponde del tutto a quella del Governo. Innanzitutto perché nella delega non è prevista alcuna spesa, nè costi a carico dello Stato. Di incentivi se ne parla, ma solo di natura strettamente normativa. Inoltre, spetterà al decreto delegato mettere a punto nel dettaglio le agevolazioni per il part-time, visto che la delega non va oltre linee di principio piuttosto generiche. «Abbiamo accolto la proposta dell’opposizione – spiega il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – perché rientra nei nostri obiettivi innalzare il tasso di occupazione della fascia di lavoratori più anziani. Per il momento si tratta di una proposta generica, nè, nel provvedimento non sono previsti oneri aggiuntivi, dunque, pensiamo solo ad agevolazioni più spinte di tipo normativo». Ma non è escluso che si discuta di possibili agevolazioni anche finanziarie per il part-time degli over 55, nell’articolo dedicato al riordino degli incentivi per l’occupazione. Il vero obiettivo della delega è invece quello di slegare i vincoli di oggi puntando a rendere più flessibile il ricorso al lavoro supplementare (cioè, il lavoro straordinario nel part-time) nei part-time orizzontali «secondo le modalità degli accordi collettivi o, in carenza, sulla base del consenso del lavoratore interessato». Si prevedono poi agevolazioni anche su forme «flessibili ed elastiche» nel part-time misto e verticale, anche sulla base del consenso del lavoratore e «comunque a fronte di maggiorazioni retributive». Anche il contratto parziale a tempo determinato diventa più flessibile, superando l’attuale normativa che punta tutto sugli incentivi per il part-time a tempo indeterminato. In pratica, con queste norme si cerca di dare più appeal al contratto rendendo più flessibile l’orario, sia nei casi di lavoro straordinario, sia nei casi di cambiamenti di fascia oraria. Meno vincoli per riuscire a far crescere l’attuale percentuale di utilizzo del part-time in Italia che è dell’8% contro una media Ue del 18% mentre nei Paesi Bassi è al 40%, nel Regno Unito al 25% e in Germania al 19 per cento. Dalla prossima settimana si comincia a discutere l’articolo 8 del provvedimento: quello sulle nuove tipologie contrattuali. Per alcuni contratti come quello a chiamata e le collaborazioni coordinate e continuative, si tratterà di un vero debutto nella legislazione italiana. Il lavoro parasubordinato, infatti, è da tempo in attesa di una disciplina (è provvisto solo di norme fiscali e contributive) mentre per il lavoro a chiamata è un vero e proprio esordio. L’esempio è quello degli altri Paesi europei, cioè del job on call, in cui l’impresa può avere a disposizione un lavoratore e chiamarlo quando occorre "pagando" la sua disponibilità al lavoro con un’indennità ad hoc. Naturalmente il dialogo sociale che si riapre oggi a Palazzo Chigi condizionerà anche i lavori parlamentari, ma non è escluso che si decida di mandare avanti la delega accantonando l’articolo 10 e il 2 e 3, cioè licenziamenti, ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione.

Lina Palmerini
Venerdí 31 Maggio 2002