Part-time: troppe rigidità secondo i big della Gdo

22/02/2000




Visita il sito di....

testata quotidiano

europa

mondo

commenti e inchieste

italia – politica

italia – economia

italia – lavoro

media e comunicazione

testata norme

norme e tributi

libere professioni

testata finanza

finanza internazionale

finanza & mercati

mercato dei capitali

materie prime




1 2 3 5 6 7 8 9 11 12 14 15 17 19 21 23 24 25 26 27 29 30 31 33 35 37 38 39 40





Martedì 22 Febbraio 2000
italia – lavoro
Part-time
: Per i big della distribuzione e della ristorazione il decreto introduce troppe rigidità. Allarme del commercio: la legge frena le assunzioni

MILANOLe grandi aziende della ristorazione e della distribuzione, che concentrano quote elevate di lavoro a tempo parziale, lanciano un allarme sulla nuova disciplina del part-time. Nelle intenzioni doveva essere uno strumento capace di creare opportunità per nuova occupazione — lamentano i big del settore — invece la legge sul part-time minaccia il principio della flessibilità e della concertazione, sovrapponendosi alle trattative di pertinenza delle parti sociali. A queste condizioni — insistono — nemmeno i 600 miliardi di incentivi a favore delle imprese che intendono assumere a tempo parziale, annunciati dal ministro del Lavoro Cesare Salvi, sarebbero sufficienti ad attutire le asperità presenti nel testo e tranquillizzare l’operato delle imprese. Soprattutto nella prospettiva di una crescita.

Di qui la netta sensazione che, se non dovessero arrivare modifiche sostanziali al decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri alla fine di gennaio, il rischio è che le aziende potrebbero trovarsi nelle condizioni di dovere mettere un freno alle nuove assunzioni a tempo.

«Il decreto, come è stato scritto, va al di là delle competenze richieste a un intervento legislativo». È allarmato Luigi De Romanis, responsabile della politica sindacale di Confcommercio, secondo il quale i punti sotto accusa sono diversi: per esempio c’è la questione del ripensamento unilaterale del lavoratore di annullare dopo cinque mesi dall’assunzione gli impegni assunti con l’impresa, senza alcun rischio per il posto; c’è il problema della maggiorazione retributiva pari al 50% per le ore supplementari che va a minare la concertazione demandata alle aziende e ai sindacati; c’è il diritto di prelazione in caso di assunzione di addetti part-time residenti in un raggio di 100 chilometri dal posto di lavoro.

Per il responsabile delle risorse umane di Autogrill, Roberto Degli Esposti «questa legge più che favorire il part-time lo combatte, perchè va a intralciare la flessibilità e ingessa le potenzialità di sviluppo delle imprese». Al rappresentante della catena della ristorazione commerciale made in Italy fa eco il direttore del personale di McDonald’s Italia, Vartan Manoukian, il quale sottolinea il fatto che le imprese del turismo, della distribuzione, della ristorazione «in genere hanno maggior bisogno di manodopera solo in alcuni momenti della giornata.

«Sono aziende che lavorano con la logica del just in time e quindi hanno bisogno della massima disponibilità da parte dei dipendenti ad accettare il principio della flessibilità. Se questo viene meno, vengono a mancare importanti presupposti per proseguire nei piani di sviluppo dell’impresa stessa», osserva il direttore della grande catena di ristorazione che due anni fa ha fatto da apripista alla richiesta di una maggiore flessibilità nell’utilizzo degli orari part-time.

Colpiti e traditi si sentono anche gli operatori della grande distribuzione. Per il direttore delle risorse umane del gruppo Rinascente, Giovanni Mazza, «questa è una legge che sfavorisce chi applica contratti part-time. Pare di capire che anzichè delegiferare qui andiamo incontro a un sistema burocratico che impedisce di fare assunzioni». E critiche arrivano anche dalla grande catena distributiva della cooperazione Conad, dove il responsabile delle relazioni sindacali, Federico Genitori, mette l’accento sui problemi dell’orario supplementare e delle fasce orarie elastiche: «Così come sono stati regolati — dice — finiscono per stravolgere il principio della flessibilità e dello sviluppo».

Insomma una levata di scudi a tutto campo, con la richiesta di ripensare la nuova disciplina. «Per questo Confcommercio — conclude De Romanis — si è fatta parte attiva nel reclamare al ministero una circolare esplicativa e corretta di quei passaggi della legge che si prestano a interpretazioni distorte».

Nicola Dante Basile