Part-time: per non…”fare la festa” alla mamma

29/05/2002

n°22 - 29 maggio 2002

OGGI IN FAMIGLIA

LAVORO

Part-time: per non…"fare la festa" alla mamma

Il lavoro a tempo parziale non è ancora molto praticato nelle aziende italiane: telelavoro in testa, ecco come farcela

Nessuno s’è preso la briga di contarli al centesimo, ma anche per la «Festa della Mamma» sono stati spesi milioni di euro in regali. Euro che sono andati a incrementare i bilanci anche di quelle aziende che le mamme le amano sì, ma solo come consumatrici: guai se sono dipendenti!

Categoria discriminata. «Nei confronti della maternità si parte da un atteggiamento "non cordiale" per arrivare al mobbing», denuncia Aitanga Giraldi, responsabile nazionale della Cgil per le Pari opportunità. «Altre volte, invece, la discriminazione non riguarda il posto di lavoro in sé, ma le aspettative di carriera, che è preclusa alle madri. Il tutto in un momento in cui l’occupazione femminile incontra un’offerta di lavoro precario, spesso senza tutele».

Parola d’ordine: flessibilità. Non mancano comunque le opportunità, per le mamme lavoratrici, di trovare una soluzione accettabile, scegliendo tra le varie forme di lavoro flessibile. Il problema sta nell’atteggiamento di quelle aziende per cui la maternità è deficit da sanare. «Al Sud ci segnalano lettere di dimissioni in bianco fatte firmare all’assunzione e poi usate quando la lavoratrice resta incinta», racconta Marinella Meschieri, segretario nazionale della Filcams-Cgil, che si occupa di commercio, servizi e turismo. «Al Centro e al Nord c’è chi fa capire alla lavoratrice che "se fa figli, non fa carriera", altri mettono in difficoltà la neomamma al rientro lavorativo con un vero e proprio mobbing: è il caso di impiegate di 2° livello finite al centralino. O di mamme lavoratrici che hanno chiesto e ottenuto il part-time, ma solo dopo essersi licenziate per essere riassunte con qualifiche inferiori».

Rientro difficile. Storie confermate da quelle raccolte via Internet (riquadro sotto a sinistra) da Federica Mangione, 28 anni, due figlie e un bambino in affido, laureata alla Cattolica di Milano con una tesi sul Rientro lavorativo delle madri dopo la nascita di un figlio. «Dai racconti raccolti», spiega a Oggi la Mangione, «è emerso che le donne investono in egual misura su lavoro e famiglia, giudicandoli importanti allo stesso modo. E dimostrando nella maggior parte dei casi di saper lottare per mantenere il ruolo di lavoratrici: c’è chi ha cambiato azienda, trovandone una più a misura di mamma; chi s’è messa in proprio, magari grazie al telelavoro, «risorsa da sfruttare e incrementare»; chi ha invece sperimentato un part-time vero, spartendo a metà lavori e compiti con una collega». Queste, oggi, sono le soluzioni migliori. In attesa che la cultura delle mamme-lavoratrici faccia il suo corso.

Paolo Corio