Parricidio dei metalmeccanici Fiom

28/05/2003

              28 Maggio 2003

              EX. NON PASSA LA LINEA SABATTINI CHE SI DIMETTE DAL COMITATO CENTRALE

              Parricidio dei metalmeccanici Fiom

              Parricidio nella Fiom. La sua proposta di un congresso straordinario non è passata. E Claudio Sabattini si è dimesso dal Comitato centrale e dalla Direzione nazionale. Non sarà più lui il suggeritore, più o meno occulto, della linea strategica. Resterà soltanto il capo della Fiom siciliana. Un esilio sdegnoso. Per i metalmeccanici della Cgil comincia un’altra storia. Forse.

              La riunione del parlamentino della Fiom si è conclusa ieri notte, intorno all’una, con la decisione clamorosa dell’ex segretario generale, abbandonato da tutti, anche dai suoi fedelissimi. Gianni Rinaldini, numero uno dei metalmeccanici della Cgil, erede designato da Sabattini, aveva fatto sua la proposta del congresso straordinario in autunno ma è stato costretto a lasciarla cadere quando tutta l’organizzazione si è schierata contro. Nessuno ne intuiva le motivazioni sindacali, mentre a tutti era più chiara la possibile ragione politica: riprendere il cammino verso quella che Sabattini nel 1996, al congresso di Rimini, chiamò «l’indipedenza» della Fiom, cioè la sua estrema autonomia rispetto anche alla stessa Cgil.

              E’ passata quasi all’unanimità (solo nove astensioni) un’altra linea, quella proposta da Maurizio Zipponi, segretario della Lombardia: una mega consultazione tra gli iscritti sul cosa fare dopo il contratto nazionale sottoscritto dalla Fim-Cisl e dalla Uilm con la Federmeccanica. Ben altro, e molto meno, rispetto ad un congresso straordinario.

              Nel niet a Sabattini si è saldato un asse tra il corpaccione fiommino, la sinistra di Giorgio Cremaschi e l’area riformista, espressa in segreteria dal toscano Riccardo Nencini. Un asse tutto sindacale che vede nella continuazione della vertenza contrattuale la ragione dell’unità dei metalmeccanici della Cgil e che cerca di evitare una ulteriore accentuazione della politicizzazione dell’organizzazione. Bisognerà vedere quanto reggerà questa intesa che, comunque, sembra poter consentire la de-sabattinizzazione della Fiom, in chiara difficoltà nel mantenere un rapporto forte con i lavoratori metalmeccanici chiamati a ripercorre le strade di un esasperato antagonismo quando – e oggi lo confermerà l’indagine congiunturale della Federmeccanica – l’industria è ad un passo dalla recessione.

              Già nella riunione della segreteria nazionale che aveva preceduto il Comitato centrale, d’altra parte, si era manifestata una maggioranza contraria all’ipotesi del congresso straordinario, con la sola Francesca Re David sulle posizioni del segretario generale Rinaldini e con l’opposizione di Cremaschi, Nencini e Tino Magni.

              Nel governo della Fiom sembra così ripetersi quello che è già accaduto nella Cgil con la composizione di maggioranze variabili a seconda delle questioni. Una sorta di transizione, prevedibilmente molto lunga, verso una nuova identità sindacale.