Parole per distruggere – di Rinaldo Gianola

26/03/2002





Parole per distruggere

di 
Rinaldo Gianola


 La vera natura del governo Berlusconi è apparsa chiara ieri. La storica manifestazione di tre milioni di cittadini che avevano risposto sabato scorso all’appello della Cgil contro il terrorismo e per la difesa di diritti fondamentali del lavoro è stata progressivamente denunciata dagli uomini del presidente del Consiglio come un attacco alla legalità, il terreno di coltura della violenza, la resa dei conti interna alla sinistra e al sindacato.
Come corollario di questa serie di “perle” il governo ha fatto sapere che all’incontro previsto per questa sera avrebbe chiesto ai sindacati di partecipare a un non ben precisata “intelligence” per la lotta al terrorismo.
Mentre l’opinione pubblica internazionale apprendeva che milioni di persone avevano sfilato serenamente – non c’è stato nemmeno un casuale tamponamento, non è stato rotto un vetro altrimenti chissà i Guzzanti e i Feltri cosa avrebbero scritto e che cosa avrebbe detto le tv del Padrone -, mentre il presidente della Repubblica Ciampi definiva «il sale della democrazia» le manifestazioni pacifiche come quella di Roma, a Palazzo Chigi si cercava di contrastare questo straordinario successo con un’opera di mistificazione della verità, di delegittimazione della Cgil e del suo segretario Sergio Cofferati, inducendo altresì il sospetto della contiguità e della commistione tra sindacalismo confederale e terroristi. C’è in questo disegno propagandistico di Berlusconi e dei suoi l’autentico Dna del governo: insulta milioni di cittadini che esprimono democraticamente la loro protesta, indica nella normale seppur franca dialettica sociale la ragione della violenza, equipara l’opposizione dei sindacati alle modifiche dell’art.18 alle motivazioni che hanno armato gli assassini di Marco Biagi.
Le accuse del governo al mondo del lavoro sono gravissime, tendono a violentare le normali regole della convivenza civile. Non c’è alcuna casualità in questa campagna propagandistica della maggioranza. Non si tratta di improvvise esuberanze verbali. C’è un disegno chiaro, perseguito con coerenza. Avevano iniziato Berlusconi e il sodale Antonio D’Amato denunciando «il clima d’odio» e parlando di «assassinio annunciato» del professor Biagi. Sabato, dopo la manifestazione della Cgil, aveva continuato Tremonti a reti unificate ad aggredire la Cgil, quindi è stato il turno del ministro della Difesa, Martino, che sarebbe “il liberale” dell’esecutivo, e del sottosegretario al Welfare Sacconi che parla del delitto Biagi «nato nel mondo del lavoro» e per questo «Cofferati superi ambiguità e collusioni».
Non sono state dichiarazioni casuali. È stato un attacco concentrico, preciso, con l’obiettivo esplicito di colpire la Cgil, che ha messo in piazza un’opposizione sorprendente per numeri e maturità, e tutto il sindacato confederale che osa contrastare anche con lo sciopero generale, come avviene normalmente nelle democrazie, le decisioni con condivise del governo. A conferma che il gruppo Berlusconi è insensibile e impreparato alla dialettica sociale, non può comprendere le ragioni profonde del sindacato, è arrivata ieri sera la dichiarazione di Bossi, proprio mentre il governo cercava una imbarazzante via d’uscita. «I terroristi sono figli di un’esasperata protesta sindacale» ha sintetizzato il leader leghista. E con questo il cerchio si chiude.
I sindacati, tutti i sindacati, hanno deciso di non partecipare all’incontro di questa sera. Non ci sono le condizioni, hanno detto. Cgil, Cisl e Uil sfileranno domani unitariamente contro il terrorismo, in tutte le città d’Italia. Dopo decideranno la data dello sciopero generale che si terrà in aprile. È un passaggio importante e delicato per il mondo del lavoro. Se il ministro della Difesa ritiene un attacco alla legalità la manifestazione di sabato, come giudicherà uno sciopero generale convocato dal sindacato confederale? Come risponderà il governo?
In questo momento l’impegno e la solidarietà della sinistra e delle forze democratiche verso Cofferati, aggredito personalmente dagli hooligans del governo, e i sindacati confederali saranno piene e senza condizioni.