«Parole in libertà, gli italiani sono solidali coi lavoratori»

13/12/2002

              13 dicembre 2002

              Reazioni di sindacati e politici del centrosinistra alle affermazioni del presidente del Consiglio. Epifani: il premier dovrebbe favorire l’unità del paese, invece…
              «Parole in libertà, gli italiani sono solidali coi lavoratori»

              Felicia Masocco

              ROMA. Al presidente-operaio che dopo lo stadio
              sentenzia e definisce «prove di inciviltà» e «atti
              intollerabili» le lotte di chi anche grazie alla sua
              inerzia (e alle sue manovre) rischia la condizione
              drammatica di ritrovarsi senza lavoro, i sindacati
              mandano a dire un paio di cose. Di rileggere
              la Costituzione che definisce il diritto di
              sciopero; di informarsi bene su chi paga la cassa-integrazione
              che il premier preso dalla foga del
              dopo Milan-Borussia ha impropriamente addebitato
              alle tasche dei contribuenti «danneggiati»
              dalle proteste, tentando di operare nella società
              quello che stavolta non gli è riuscito con i
              sindacati. Ossia dividere: «Il premier dovrebbe
              dare sicurezza e favorire la coesione sociale -
              replica il leader della Cgil Guglielmo Epifani -.
              Io vedo un altro Paese, in cui la maggioranza
              dei cittadini segue con la giusta preoccupazione
              l’evolversi della crisi del più grande gruppo industriale
              e vive con partecipazione e solidarietà
              il dramma dei lavoratori Fiat e dell’indotto».
              Quanto ai costi della crisi, al chi-paga-chi, è
              proprio Epifani a suggerire un approfondimento
              su chi finanzia la cig. Sono le aziende e gli
              stessi lavoratori a pagare i contributi che l’Inps
              accantona in un fondo speciale per poi erogarli
              nei casi previsti dalla legge.
              Viene invece dalla Cisl l’invito al premier
              di un ripasso del dettato della Costituzione che
              garantisce il diritto di sciopero, come ricorda il
              leader Savino Pezzotta, «a meno che si ritenga
              sia incivile la Costituzione, cosa che io non
              credo». «Se il premier ha detto questo non solo
              ha sbagliato, ha detto una cosa fuori dalle regole
              e dalle norme». «Capisco che qualche volta
              nelle nostre manifestazioni vengono coinvolti
              cittadini che subiscono disagi non essendo colpevoli
              o responsabili di nulla – premette il numero
              uno della Uil Luigi Angeletti – ma qui ci
              sono persone che rischiano di perdere il salario,
              il posto di lavoro e le loro stesse prospettive di
              vita». Scioperi e proteste sono quindi comprensibili
              e del tutto legittimi.
              Scioperare e protestare non serve a niente,
              non porterà «a nessun risultato oltre a quello
              cui si è arrivati», anche questo ha detto Silvio
              Berlusconi, il governo «ha fatto il massimo».
              Cgil, Cisl e Uil non ci credono e vogliono un
              piano industriale diverso senza il quale «ogni
              confronto è inutile» taglia corto Angeletti.
              I sindacati confederali, ma al coro si unisce
              anche la sigla autonoma di destra Ugl, non
              sono i soli a manifestare indignazione per le
              parole del premier, dall’opposizione arriva una
              valanga di critiche, tanto più che la minoranza
              è stata chiamata in causa da Berlusconi per aver
              avversato un’altra delle sue «perle», l’incitazione
              ai cassaintegrati a lavorare in nero: «Tutti
              sanno che il 70% di loro ha un secondo lavoro»,
              insiste. La sua era quindi una constatazione.
              «Credo che il mestiere del presidente del
              Consiglio non sia quello di attaccare gli Agnelli
              o gli operai», è il commento del segretario Ds
              Piero Fassino. «Ogni italiano ha sufficiente
              buon senso e sensibilità per comprendere l’angoscia
              e l’ansia dei lavoratori della Fiat e delle
              loro famiglie che guardano con preoccupazione
              al loro futuro. A questi lavoratori va espressa
              solidarietà». «È Berlusconi l’incivile, non gli
              operai», aggiunge il vicepresidente del Senato
              Cesare Salvi il quale solleva anche la questione
              di chi realmente pagherà non la cassaintegrazione,
              ma «gli strumenti sociali straordinari previsti
              per la crisi Fiat». Chi dice la verità? «Il ministro
              Maroni che convocò una conferenza stampa
              per dire che pagava la Fiat o il premier che
              afferma che pagheranno i cittadini»? «È stato
              annunciato da parte del governo un emendamento
              in Finanziaria. Vedremo di che si tratta
              - continua l’ex ministro del Lavoro -. Per ora
              quello che si profila è un maxi regalo alla Fiat
              come premessa per addolcire i licenziamenti».
              È un’alzata di scudi, anche da Angius, da
              Bersani, da Lumia, «incivile oltre che illegale è
              invitare gli operai a cercarsi un lavoro in nero»,
              dichiara quest’ultimo. E per il segretario di
              Rifondazione Fausto Bertinotti può parlare di
              lotta «incivile» «chi non rischia il posto di lavoro,
              chi invece lo rischia ha conquistato il diritto in
              Italia alle forme di lotta anche più estreme».
              «L’unico a danneggiare veramente il Paese è
              Berlusconi», per il Verde Paolo Cento e per
              Pierluigi Castagnetti, della Margherita, il premier
              «dovrebbe avere più rispetto, lo stesso che
              hanno mostrato i cittadini nei confronti dei
              lavoratori Fiat non protestando per i disagi subiti».
              Da Termini Imerese interviene Roberto
              Mastrosimone delegato Fiom: «È essenziale salvare
              il futuro delle nostre fabbriche perché è il
              futuro delle nostre famiglie. Continueremo
              con iniziative forti e presto lo vedrete. Ci scusiamo
              in anticipo per i disagi che creeremo, ma
              non abbiamo alternative per far sentire la nostra
              voce».