Parmatour: Vendere o non vendere, questo è il dilemma

09/03/2004


11 marzo 2004 N.11





Vendere o non vendere, questo è il dilemma

 
di
 Anna Boiardi

5/3/2004

 
 

Villaggi comprati due volte. Debiti stratosferici. Ma anche resort di gran lusso e sempre al completo. I compratori ci sarebbero. Bondi, però, deve decidere in gran fretta.

 

Lo si capisce subito che Parmatour, braccio vacanziero della famiglia Tanzi, è un altro mondo. Un universo parallelo, a soli 7 chilometri in linea d’aria dalla «casa madre del latte», a Collecchio. Ma totalmente, profondamente diverso. A partire dalla musica d’attesa al telefono: un Notturno di Mozart per il centralino della Parmalat, In fondo al mar, tratto dal cartone animato della Sirenetta, per la Parmatour.
La sede del gruppo turistico, in amministrazione straordinaria dal 15 gennaio, sembra un liceo in sciopero: un po’ perché i sindacati hanno indetto uno stato di agitazione perenne, preoccupati per gli oltre mille posti di lavoro. Con tanto di unità di crisi che una volta al giorno si riunisce a fare il punto («Come la protezione civile» scherza il sindacalista
Mario Battaglia, un nome un programma). E poi perché i dipendenti sono giovanissimi, vestiti casual, di buon umore nonostante tutto: «Marzia, truccati un po’ che anche oggi vengono i giornalisti» urlano con cantilena parmense alla centralinista.

Scatoloni nei corridoi, sei finanzieri del Gruppo speciale verifiche di Bologna affogati quotidianamente nelle carte e stanze vuote sono i segni più forti che qualcosa non va: la «signorina» (detta anche «padroncina») non c’è più. Arrestata lo scorso 17 febbraio assieme ai vertici del gruppo turistico (Roberto Tedesco, Claudio Baratta, Camillo Florini, il prestanome Angelo Ugolotti e qualche giorno più tardi anche il bolognese Romano Bernardoni), Francesca Tanzi ha lasciato il suo «giocattolo» malconcio. Nonostante i continui «aiutini finanziari» del padre: 500 milioni di euro dal 1998 al 2003, giunti da Parmalat e Parmalat finance corporation lussemburghese, secondo l’ex direttore finanziario Fausto Tonna.

Cause del dissesto? La crisi del settore turistico, certamente, ma poi anche anni di affari poco oculati, come l’acquisizione fortunatamente saltata di un albergo in Val Badia, che con il tutto esaurito avrebbe perso 500 euro al giorno. Oppure, ha segnalato Massimo Parpiglia, capo del Nucleo regionale di finanzieri di Bologna, l’acquisto definito con understatement «opaco» del resort Côte-d’Or alle Seychelles. Comprato due volte, con diversi contratti, a un giorno di distanza l’uno dall’altro, firmati da persone diverse e con diversi importi. Nessuno dei contratti, risulta a Panorama, è stato però registrato, né conservato in sede: il villaggio non potrebbe quindi essere conteggiato tra le proprietà del gruppo, tanto meno essere rivenduto.

«La Parmatour perde 5 milioni di euro al mese, e tutte le migliori professionalità stanno lasciando» rivela a
Panorama un ex dirigente che preferisce mantenere l’anonimato. «Se il commissario straordinario Bondi non si affretta a vendere, si troverà in mano una scatola vuota». Eppure, sul tavolo di Afro Carini, delegato di Enrico Bondi, ci sono a oggi ben 20 diverse proposte di acquisto di grandi gruppi turistici: dalla Domina di Ernesto Preatoni (150 milioni di euro di fatturato) al gruppo Boscolo, fino alla francese Accord, leader in Europa. Il gruppo italiano Filo diretto, poi, sarebbe interessato all’acquisto di Last minute tour, settore che opera sul web, con fatturato in crescita del 40 per cento e unico a non essere in amministrazione straordinaria.

Così nei corridoi, tra le foto di atolli e paradisi caraibici che talora, ironia della sorte, coincidono con i paradisi fiscali circola la domanda amletica: «Vendere o non vendere?»
. E una critica neppur troppo velata, all’uomo di Bondi, «l’alieno Carini», sempre in cappotto grigio scuro, «uno più avvezzo a trattare con banchieri che con turisti».
Che ancora non decide, mentre si avvicina la stagione estiva e i tour operator, nell’incertezza, tendono a non comperare le vacanze Parmatour. «Due settimane per decidere. Non di più. Poi sarà troppo tardi e perderemo la stagione estiva» afferma un dirigente. Preoccupazioni condivise, 250 chilometri a nord di Parma, da
Luciano Licastro, 26 anni nel gruppo vacanziero di Tanzi & c, direttore del rinomato resort Des Alpes a Madonna di Campiglio. «A ogni nuovo arresto ci telefonano i clienti preoccupatissimi: "Possiamo venire in vacanza? Ci siete ancora?"».

Nonostante tutto Licastro non ha perso il senso dell’umorismo, anche perché la stagione sulle nevi ha incassato il tutto esaurito. Adesso però è tempo di guardare all’incerto futuro estivo: non più tra le Alpi ma in Calabria, nel villaggio di Baia Paraelios, di cui Licastro è direttore da maggio a ottobre. Un vero paradiso a cinque stelle, che Calisto Tanzi acquistò dall’architetto Adolfo Salabè (negli ultimi verbali secretati il cavaliere aveva affermato: «Ho aiutato alcuni affari immobiliari dell’architetto Salabè»).
Tanto è bastato per far rispolverare dagli archivi l’antico legame che Salabè aveva con l’ex capo dello Stato
Oscar Luigi Scalfaro, venuto alla luce nel ’93 quando deflagrò lo scandalo dei fondi riservati del servizio segreto civile. Nello splendido resort trascorreva le vacanze estive Donatella Alinovi (futura moglie di Fausto Tonna) con la famiglia. La signora Tonna avrebbe quindi caldeggiato l’acquisto. L’ex direttore finanziario ha sempre ripetuto ai magistrati: «Non mi sono mai occupato del turismo, settore in perenne crisi di liquidità. Cacciavo regolarmente dal mio ufficio i manager che venivano a chiedermi soldi». Secondo questa ricostruzione, avrebbe invece convinto Tanzi a comprare il resort tanto caro alla moglie.



FUOCO INCROCIATO SULLE BANCHE

Il pm e il nuovo difensore di Tanzi concordano sulla svolta dell’inchiesta


Dopo oltre tre mesi di indagini sul crac Parmalat, il magistrato Francesco Greco non ha dubbi: «Il vero, unico tesoro di Tanzi sono le banche».
Poi il pm, impegnato con il pool milanese nelle indagini sull’aggiotaggio, precisa: «Non parlo di istituti di provincia, ma delle banche con la B maiuscola. Banche estere». Così le indagini prendono una nuova piega, che porta a nomi illustri: Bank of America e Citibank. Poi Deutsche Bank, Ubs e Crédit Suisse.
Istituti che, secondo le più recenti indagini, avrebbero contribuito al crac del gruppo di Collecchio. Di più: ci avrebbero anche lucrato. Non per nulla il commissario straordinario
Enrico Bondi intende avviare azioni revocatorie nei confronti di alcune di queste banche e chiedere loro risarcimenti, come aveva anticipato Panorama tre settimane fa.

Una svolta, quindi. Annunciata anche dalla nomina di Gian Piero Biancolella, nuovo difensore di Calisto Tanzi accanto a Fabio Belloni. Penalista d’esperienza, chiamato dalla famiglia Tanzi forse proprio per quei suoi trascorsi in processi illustri che coinvolgevano istituti di credito. Negli anni 70 Biancolella era un giovane avvocato dello studio Sordillo che assisteva Michele Sindona. Poi si è occupato del processo al Banco ambrosiano, del fallimento De Angeli Frua, e del crac Trevitex, dove ha ottenuto dalle banche un risarcimento di 800 miliardi di lire. Lui però non alza i toni: «Sono appena entrato in una vicenda davvero complessa» afferma. «Ma ho maturato una convinzione: il comportamento di Tanzi deve essere giudicato anche alla luce di condotte di terzi, estranei al gruppo Parmalat, che potrebbero aver condizionato in maniera determinante le scelte gestionali e finanziarie di Tanzi». Come a dire: prima di dare il via a un processo «celebrato sull’onda delle emozioni» (per dirla con parole del legale), sarà bene accertare ogni responsabilità. Anche di quelle con la «B» maiuscola.