«Parmatour? Un bancomat, prelevavano tutti»

19/02/2004


GIOVEDÌ 19 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 41 – Economia
 
 

«Parmatour? Un bancomat, prelevavano tutti»
I verbali di Tonna: così azionisti e manager hanno svuotato le casse

          I resoconti di un mese di interrogatori dell´ex direttore finanziario: c´erano persino fondi neri per pagare gli animatori dei villaggi

          caro cioccolato Paola Visconti ha distratto oltre 500 milioni di lire dai conti della Streglio
          banche in pressing Gli istituti creditori del turismo pretendevano che Parmalat tappasse i buchi di bilancio
          le truffe sugli hotel Alberghi e resort sono stati pagati due volte per gonfiare i bilanci del gruppo

          DAI NOSTRI INVIATI
          MARCO MENSURATI
          GIOVANNI PONS


          Parma – Sepolti dalle parole dell´ex delfino di Calisto. Chiusi in cella dalle testimonianze di quello che fino a ieri era considerato l´alter ego dell´imperatore del latte. Chissà con che spirito Calisto, Stefano e Francesca Tanzi, Paola Visconti e i manager delle banche che fino a ieri avevano collaborato con Parmalat e Parmatour leggeranno le testimonianze rese agli inquirenti ? e dagli inquirenti abbondantemente utilizzate anche nel filone di inchiesta Parmatour ? da Fausto Tonna. Chissà con quale spirito leggeranno i resoconti di questo mese di interrogatori fluviali, con cui Tonna ha spiegato agli investigatori tutto il marcio che c´era dietro le quinte delle aziende di famiglia. Un racconto nitido che parla di mille falle, alcune piccole, altre meno, che piano piano hanno svuotato le casse. Un racconto che comincia con un capitolo che ormai può essere considerato il grande classico di questa inchiesta: quello delle banche.
          Le banche e Parmatour. «A partire dal 2001 diverse banche tra cui il San Paolo, l´Ubm e la Popolare di Brescia operavano pressioni sulla tesoreria della Parmalat affinché il Gruppo intervenisse per ripianare l´esposizione delle società del settore turismo. Tali pressioni si concretizzarono in un consistente numero di telefonate con le quali, in sostanza, si faceva presente che gli affidamenti della Parmalat, per altro regolarmente gestiti, avrebbero potuto risentire effetti negativi qualora non si fosse intervenuto sull´esposizione del settore turismo».
          I fondi neri per gli animatori. Parlando della manovra relativa all´acquisto della Going da parte delle società del gruppo ? acquisto portato a termine a un prezzo non propriamente congruo ? Tonna ha spiegato che «il prezzo fu aumentato perché si doveva creare del nero per pagare gli animatori dei villaggi. Credo che quel nero sia stato creato con la retrocessione da parte dei venditori di parte delle somme pagate a per l´acquisto di Going».
          Il Bancomat Parmatour. Dalle parole di Tonna viene fuori una immagine surreale delle casse della società di famiglia, più simili a un bancomat che a uno scrigno. «Baratta e Florini si erano appropriati di alcuni miliardi che venivano dai fondi neri delle società del turismo». Se li erano fatti dare come «una sorta di liquidazione»: «dal Florini stesso ho appreso che si era messo d´accordo con l´ufficio del personale di Parmalat sebbene lavorasse presso la società del turismo». In un´altra occasione Tonna scoprì che i due «prelevavano dai conti correnti del gruppo all´estero».
          Gli alberghi magici. Nel corso degli interrogatori resi da Tonna è emersa un´altra singolare e costosa abitudine dei manager della Parmatour, quella di acquistare per due o tre volte gli stessi immobili, alberghi o villaggi, come successo con il Cote D´or Lodge Hotel alle Seychelles, preso dalla Club Vacanze. Ovviamente non si trattava di errori: era solamente il modo per innescare un giro "anomalo" di soldi.
          La liquidazione estorta. Un capitolo vastissimo della propria deposizione è dedicato da Tonna al rapporto tra Tanzi e Paola Visconti, la nipote che al momento di lasciare la società chiese una liquidazione piuttosto rilevante: «A mio giudizio non le spettava alcuna liquidazione (?) si trattava di una dirigente che si dimetteva di sua iniziativa e la sua attività era quella di mia portaborse. Un miliardo di vecchie lire mi sembrava davvero eccessivo per una giovane dirigente (che aveva chiesto all´inizio 50 milioni di euro)? In realtà la Visconti riuscì a ottenere la liquidazione solo nel momento in cui disse a Tanzi che "sapeva delle cose". Fu lo stesso Tanzi, molto preoccupato, a riferirmi della minaccia ricevuta e pur avendolo io rassicurato, egli, pavido di natura, cedette al ricatto».
          Il sacco della Streglio. «La Visconti infine ha distratto fondi per 500 milioni di lire dalla Streglio (la nota azienda dolciaria). La Streglio non ha mai versato in buone condizioni finanziarie. Allorquando la Visconti operava la distrazione di cui ho detto, la società stava pian piano riprendendosi. 500 milioni di lire per la Streglio, che fatturava circa 10/12 milioni di euro l´anno, costituivano senz´altro un ammanco importante per le casse della società» .
          L´acquisto di Last Minute. «Io e il Tanzi sapevamo che il prezzo era stato concordato intorno ai 28/30 miliardi di lire. Sapevamo che era previsto un aumento del prezzo (?) Tale aumento doveva però essere contenuto nell´ordine dei 2/3 miliardi. Tempo dopo ci venne riferito che la società era venuta a costare circa 20 miliardi in più del previsto». «Le tre vicende ? spiega Lucio Lucia, l´avvocato della giovane manager ? sono state autonomamente raccontate dalla Visconti ai magistrati di Parma sin dal 30 dicembre, in modo diametralmente opposto a come le racconta Tonna».