Parmatour: turismo «anomalo» fino a Zanzibar

18/02/2004


        Mercoledí 18 Febbraio 2004


        Turismo «anomalo» fino a Zanzibar


        PARMA – Passano per il Lussemburgo, Zanzibar, le Seychelles i conti anomali del settore turistico del gruppo Tanzi all’estero. È quanto emerge da un’indagine interna avviata negli ultimi mesi del 2003 dalla stessa Parmatour sulle gestioni precedenti e di cui Il Sole-24 ore è venuto a conoscenza. La crisi generalizzata del settore dopo l’11 settembre 2001, del resto, non spiega come mai le attività del polo turistico della famiglia di Collecchio abbiano bruciato tanto denaro. Perdite di esercizio, debiti con le banche, distrazioni di somme da Parmalat formano un cumulo difficilmente quantificabile, ma assai consistente, su cui ora si sono accesi i riflettori dell’inchiesta.
        I Tanzi compravano molto, si è detto, e pagavano tutto moltissimo, come LastMinute Tour che, secondo Roberto Tedesco (ex top manager Parmatour, arrestati di ieri), valeva una decina di miliardi di vecchie lire e venne invece pagata più di cinque volte tanto. Ma questo è solo una parte di quanto accadeva e riguarda soltanto le attività italiane. Il dubbio che qualcosa non andasse per il verso giusto, nemmeno fuori dai confini nazionali, maturò comunque in Parmatour proprio in prossimità del crack Parmalat, a fine 2003, quando l’azienda chiese a un consulente di fare chiarezza sulle gestioni precedenti. L’obiettivo era quello di far luce sui flussi finanziari fra Hit (che, si ricorda, trasferì i propri rami aziendali a Parmatour nel febbraio 2003) e le controllate estere. I magistrati diranno se i risultati di quest’indagine interna siano dotati di qualche fondamento, comunque è certo che la relazione parli esplicitamente di importanti «anomalie» nella tenuta dei conti e nella gestione del denaro.
        In particolare fra il ’98 e il 2000, una parte degli incassi per escursioni, noleggi e altre attività estere facenti capo a Going e Comitours non finirono nei conti ufficiali della società, ma per un certo periodo andarono in casse "locali" poi, si dice, cominciarono ad essere trasferiti in Italia da persone pagate fuori busta, dopodiché scomparvero in rivoli misteriosi. Il denaro che prese questa strada non supera, in tutto, il miliardo di vecchie lire. Si tratta di una goccia nel mare dei debiti Parmalat e Parmatour, ma potrebbe essere il sintomo di uno stile gestionale. Poco chiari, almeno a chi viene incaricato di capirci qualcosa, appaiono inoltre rapporti di Hit con la controllata Business and Leisure S.A, con sede nel Lussemburgo. Qui la vicenda si complica, ma il fatto più rilevante sembra relativo al villaggio Blue Marine di Zanzibar, costato circa 1,5 milioni di dollari. Dai documenti a disposizione dell’azienda pare che solo una piccola parte di questa somma sia stata registrata come costo della partecipazione, mentre quasi tutto l’importo sarebbe finito sotto l’anomala voce «finanziamento Zanzibar». Insomma spese non sufficientemente documentate, ma per le quali la controllante Hit tirò fuori soldi a più riprese, in base alle richieste dalla controllata lussemburghese. Ancora più oscura, sempre per chi svolge l’indagine interna, è infine la vicenda del Cote d’Or Lodge Hotel alle Seychelles, preso in "affitto" per 99 anni secondo il modello d’acquisto di diritto anglosassone. Quanto spese Hit per questo complesso immobiliare? Su questo aleggia il mistero. Due infatti sono gli accordi siglati a distanza di pochi giorni uno dall’altro: nel primo il costo del villaggio risulterebbe di 7 milioni di dollari circa e nell’altro di 12 milioni circa. Il problema è che ufficialmente l’esborso di denaro, si sostiene, avrebbe dovuto essere il più modesto, visto che nei bilanci della controllata Vacanze Seychelles il costo ammortizzabile è di 7 milioni di dollari circa. Ma dove finirono allora i 5 milioni di dollari pagati in più da Hit? L’indagine dei magistrati di Parma si annuncia ancora molto lunga.

        MARIA TERESA SCORZONI