Parmatour sull’orlo del fallimento

09/01/2004




      Venerdí 09 Gennaio 2004


      Parmatour sull’orlo del fallimento


      PARMA – La sorte di Parmatour è appesa a un filo sempre più sottile e la speranza, oggi, si chiama Enrico Bondi. È il commissario straordinario di Parmalat infatti che deve decidere se compiere gli atti necessari per l’estensione di una procedura concorsuale anche al gruppo turistico, visto che una richiesta in tal senso è giunta sul suo tavolo dai vertici di Parmatour. La scelta di interpellare Bondi è stata compiuta ieri mattina da Angelo Cardile, assistito dagli avvocati Ugo Ruffolo e Giorgio Conti e dallo studio Baruffa di Ferrara, al termine di un incontro con il giudice fallimentare di Parma. È questa, secondo Cardile, la via più rapida per mantenere in vita l’azienda e Bondi si è preso 24 ore per decidere. Il problema drammatico resta di tempo. «Il giudice fallimentare – dice Cardile – ci ha spiegato che non può decidere sul decreto Marzano, mentre per la Prodi bis ci sono orami troppi passaggi da fare». Quello che si spera di ottenere è un canale speciale e rapido, come per Parmalat, per salvare l’azienda e il migliaio di dipendenti che ci lavorano. Parmatour è a corto di fondi da settimane e non ha in cassa nemmeno i soldi per pagare, il 15 di gennaio, i fornitori di biglietti. Se questa scadenza viene disattesa il gruppo perde l’accesso alla rete delle prenotazioni e la possibilità di emettere biglietti, mettendo la parola fine alla sua attività. «Siamo riusciti a far partire, soggiornare e tornare tutti i nostri clienti per le vacanze di Natale – dice Cardile – abbiamo pagato gli stipendi, ma ora siamo agli sgoccioli». Nelle stanze della società di cui si occupava Francesca Tanzi, l’aria è pesante. Il ciclone di notizie che ha investito il gruppo turistico, il ruolo giocato nel corso degli anni nei passaggi di denaro da parte della famiglia, mettono infatti Parmatour in un cono d’ombra, ne fanno una patata bollente che Bondi dovrebbe accollarsi. I vertici della società stigmatizzano quanto, a volte confusamente, emerge dall’inchiesta. Ribadiscono che Parmatour, creata a dicembre 2002, ha avviato la sua attività solo nel febbraio 2003, quando Hit trasferisce il ramo d’azienda del turismo. In sostanza nasce pulita, portandosi dietro solo (si fa per dire) il debito bancario ristrutturato per 310 milioni di euro. «Non so se dormirò stanotte – sospira Cardile – abbiamo fornito a Bondi tutti i documenti necessari. In caso la richiesta venisse respinta non so se ci saranno alternative. Forse tenteremo la Prodi Bis, ma i tempi sono quelli che sono». La soluzione Bondi è compatibile, secondo Cardile, anche con Sviluppo Italia che, tra l’altro, precisa: «Non c’è nessuna ipotesi, proposta o interessamento per Parmatour nelle attuali condizioni. Ogni e qualsiasi iniziativa potrà essere valutata e presa in considerazione solo qualora si decidesse di ricorrere a una procedura concorsuale». Ieri nel frattempo è arrivato il via libera alla dichiarazione di insolvenza per Parmalat finanziaria, Lactis e Eurolat. Dalla relazione firmata da Enrico Bondi emerge che la situazione patrimoniale al 29 dicembre di Parmalat finanziaria mostra una disponibilità liquida di 26.636 euro, crediti all’attivo circolante per 631.597.285 euro, mentre i debiti sono pari a 1,237 miliardi. Questa mattina Bondi compie un mese da quando accettò l’incarico di portare la Parmalat verso lidi più tranquilli. In questi trenta giorni di lavoro più che stressante, prima come consulente, poi come presidente fino a diventare commissario straordinario, l’ex amministratore delegato di Montedison e Telecom, si è trovato di fronte una montagna di problemi, con una situazione che precipita di giorno in giorno. È stato l’ultimo manager ad incontrare Calisto Tanzi prima che l’ex patron finisse a san Vittore, ha lavorato gomito a gomito con consulenti, revisori ed anche i magistrati delle Procure di Milano e Parma. Con lui in queste settimane hanno lavorato i suoi uomini di fiducia, Guido Angiolini e Umberto Tracanella. Prima ha dovuto affrontare il disconoscimento di Bank of America relativo al documento sull’esistenza di 3,95 miliardi di euro di pertinenza della Bonlat, e il conseguente tracollo di Parmalat in Borsa fino alla sospensione a tempo indeterminato dagli scambi e ai sorprendenti sviluppi delle indagini della magistratura di Milano e Parma.

      MARIA TERESA SCORZONI
      VINCENZO DEL GIUDICE