Parmatour: stretta finale

25/05/2005
    mercoledì 25 maggio 2005

      Rinviata di qualche giorno la scadenza
      Parmatour, stretta finale
      Offerte entro martedì
      In gara anche gli spagnoli

        Per sapere chi si contenderà Parmatour, la ex holding del turismo della famiglia Tanzi tante volte emersa nei documenti e nelle testimonianze del processo Parmalat per le famose «distrazioni» di fondi, bisognerà attendere ancora qualche giorno. La scadenza per presentare le offerte vincolanti è stata spostata da oggi a martedì prossimo, su richiesta degli stessi possibili acquirenti. Esigenze «tecniche» per completare le buste che verranno aperte dall’advisor Mediobanca. In corsa per rilevare l’intero asset ci sarebbero ancora il gruppo spagnolo Globalia della famiglia Hidalgo, i tre fratelli Giorgio, Ruggero e Aldo Magnoni con il loro Lm Real Estate, la famiglia Boscolo che ha aperto recentemente hotel extralusso nel cuore della capitale (l’Aleph e l’Exedra in piazza della Repubblica) e che in questa partita sarebbe appoggiata da Pirelli Real Estate, i Grandi Viaggi e la catena Aurum Hotels della famiglia Orofino. Tra i contendenti ci dovrebbe ancora essere il gruppo Ligabue, attivo nel catering veneziano. Mentre si sono sicuramente ritirati sia il gruppo tedesco Tui sia i Viaggi del Ventaglio. Tra quelli che avevano dato forfait subito, dopo le prime generiche manifestazioni di interesse, Ernesto Preatoni.

        L’Italia è dunque ben presente nella partita. Anche perché, a guardare i conti, sembra che il braccio turistico che era gestito da Francesca Tanzi, scarcerata dal tribunale delle Libertà lo scorso settembre perché le distrazioni sono state imputate al padre Calisto, la società sembra capace di uscire dal tunnel. Certo, dopo aver tagliato una zavorra di debiti capace di affondare un dinosauro: un miliardo di euro. Che comunque non seguirà la società nella vendita grazie alla procedura di amministrazione straordinaria in corso.

        Nulla è trapelato sulla cifra che sarà pagata per portarsi a casa Parmatour, nemmeno una stima, ma la base di partenza dovrebbe essere il valore dei villaggi di proprietà del marchio: 5 marittimi e 2 di montagna in Italia. E altri 5 all’estero.

        «Quella che stiamo cedendo – dice Alberto Peroglio Longhin, il manager ex Alpitour a cui il commissario Enrico Bondi ha affidato la gestione – è una Nuova Parmatour che sta mostrando di essere capace di camminare con le proprie gambe. Nell’inverno del 2003, pochi mesi prima del crac della multinazionale Parmalat, l’azienda del turismo perdeva 19 milioni di euro. Noi abbiamo chiuso l’inverno con una perdita di 4 e le attese sono di un possibile livellamento entro la fine dell’anno. Il tutto senza poter attingere a risorse finanziarie bancarie o di altro tipo». Proprio per questo, fanno capire dal gruppo, se le proposte alla fine non saranno reputate pienamente valide, Parmatour potrebbe anche restare all’interno del perimetro Parmalat per riparlare di cessioni più avanti.
        Anche perché la procedura Marzano prevede che nella scelta tra le le buste che verranno aperte martedì non conti solo l’aspetto economico ma anche la difesa del livello occupazionale.

      Massimo Sideri