Parmatour: spunta una truffa esotica

23/02/2004

    20 Febbraio 2004

    Parmatour
    Spunta una truffa esotica
    Inchiesta sull’acquisto di un villaggio alle Seychelles

    Brunella Giovara
    inviata a PARMA

    «Non ho mai distratto fondi per fini personali. E poi, io mi occupavo solo dei villaggi turistici, solo di questo». Così si difende Francesca Tanzi, nel primo interrogatorio che affronta nel carcere di Parma davanti al gip Rogato. Decisa e apparentemente tranquilla, «ha risposto a tutte le contestazioni», spiega poi il suo difensore Sirotti. Ma l’avvocato racconta che dopo, a interrogatorio concluso, la giovane Tanzi si è lasciata andare alla disperazione: «Come sta papà? sono preoccupata per lui. E la mamma? Come l’ha presa?». L’ansia di una figlia che sa che tutto sta crollando. Il padre in ospedale, da detenuto, il fratello anche lui nel carcere di via Burla, ma lontano da lei, in una cella ben isolata. La madre Anita a casa assieme all’altra figlia Laura. E’ la saga dei Tanzi: tutti in galera, e chi è rimasto fuori può solo piangere.
    «Mi occupavo solo dei villaggi, io», ha ribadito al giudice la Tanzi. Per l’accusa invece (che si fonda essenzialmente, ma non solo, sulle dichiarazioni di Fausto Tonna), sapeva perfettamente cosa succedeva nella contabilità della sua Parmatour, e delle somme che venivano abilmente «distratte». Ma di lei parla anche uno come Angelo Cardile, ex generale della Guardia di Finanza poi cooptato come consulente Parmalat, e dal 23 dicembre 2003, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Parmatour. Uno che di finanza se ne intende, e che della ragazza Tanzi fornisce un ritratto spietato: «Non so dire se il Tanzi utilizzasse la figlia come ambasciatrice della sua volontà», anche perché «mi risulta che talora lei abbia assunto decisioni operative piuttosto stravaganti…». Una per tutte: «Quella recente e fortunatamente non realizzatasi, di acquistare un albergo in Val Badia, grazie al quale – con il "tutto completo", avremmo perso 500 euro al giorno». Comunque, «la presenza decisionale della dottoressa Tanzi era forte nell’ambito della società».
    Cardile, che è teste chiave sull’intero affair Parmatour, racconta anche a verbale di altre bizzarre e spericolate operazioni finanziarie, tra le quali spicca l’acquisto di un villaggio turistico alle Seychelles, il Cote d’Or Lodge Hotel. E in questo contesto spicca anche il nome di tale Mukesh Valabhji, «che in seguito ho appreso essere uomo di fiducia del presidente delle Seychelles», spiega Cardile. Un affare sconclusionato, e parecchio oscuro. Cardile ne sottolinea «come massima anomalia l’esistenza di due identici contratti d’acquisto». Uno per 7,5 milioni di dollari, l’altro per 12,3, «cifra quest’ultima che è stata pagata». In pratica, «lo stesso villaggio risultava essere stato comprato due volte, con due contratti stipulati a distanza di un giorno uno dall’altro, firmati da persone diverse per parte italiana e per importi diversi». Aggiunge anche che «nessuno dei due contratti risulta registrato. Non so dire quale dei due sia quello vero. Anzi, non so nemmeno se almeno uno dei due contratti sia autentico». E «non essendo stato registrato alcuno dei due contratti, la società si trovava addirittura esposta al rischio di non poter neanche conseguire il bene…».
    Comunque, «la controparte venditrice era Valabhji», con il quale però la Tanzi non riusciva mai a mettersi in contatto, e un giorno «la ricordo con un messaggio fax in mano che diceva di volergli inviare». Inoltre l’ex generale Cardile racconta di ulteriori «anomalie riscontrate nella gestione degli extra dei villaggi, dalle quali emerge come le relative somme venissero periodicamente raccolte dai responsabili di area e versate a Baratta».
    Un disastro, insomma, con buchi neri che restano tuttora da spiegare (la differenza tra quei due prezzi d’acquisto, ad esempio) e che la procura intende farsi chiarire proprio dalla Tanzi, in un quadro economico patrimoniale di un’azienda che Cardile , non appena assunse la carica di presidente Parmatour, poté accertare «realmente» in prima persona: «Tra il 1° febbraio 2003 e il 31 ottobre 2003 ha accumulato 50.000.000 di euro di perdite, tra l’altro, con oneri finanziari bassissimi in conseguenza della convenzione stipulata con le banche». Condizioni ultrafavorevoli, visto che prevedevano «una sorta di congelamento del debito, con pagamento scaglionato nel tempo degli interessi relativi».