Parmatour spera in Sviluppo Italia

07/01/2004




      Mercoledí 31 Dicembre 2003

      E Parmatour ora spera in Sviluppo Italia

      Al lavoro per l’affitto dell’azienda turistica – Sembra tramontata la trattativa con la misteriosa finanziaria Argho


      PARMA – Passa per Sviluppo Italia la speranza di salvezza di Parmatour, una realtà da 700 dipendenti fissi e 300 stagionali, 50 agenzie di viaggio (Sestante) più trenta in full franchising, un patrimonio immobiliare superiore ai cento milioni, cinque marchi noti: Comitours, Club Vacanze, Chiariva, Going e Lastminutetour. La strada che Angelo Cardile, presidente e Ad, sta valutando è quella dell’affitto di azienda. Una via che non necessita del consenso della proprietà (Nuova Holding con il 100%) ma che può essere percorsa autonomamente dal cda. L’incontro fra Sviluppo Italia e il presidente di Parmatour potrebbe avvenire oggi, a Roma, con l’obiettivo di ricucire un progetto cui avevano lavorato anche l’ex Ad Roberto Tedesco e l’ex presidente Romano Bernardoni, dimissionari dalla settimana scorsa. Cioè la nascita di un polo che riunisca l’azienda dei Tanzi, Alpitour, Valtour e Cit, per un volume d’affari vicino ai tre miliardi. Un progetto che potrebbe prendere corpo in queste ore per «salvare – sottolinea Cardile – una realtà industriale valida». Sembra tramontata l’ipotesi Argho, la presunta vendita che, a fine novembre, aveva dato ossigeno al titolo Parmalat. Giacomo Torrente, Ad della società dietro alla quale c’è la 158 srl di imprecisati investitori, ribadisce che il quadro è ora radicalmente mutato. Le condizioni per procedere all’aumento di capitale di Nuova Holding non ci sono più «perché – dice Torrente – non è chiara la mole degli asset né quella dei debiti». Con la Argho rispunta anche Luigi Antonio Manieri, il presunto cavaliere bianco (ma lui ha smentito, vedi Il Sole 24-ore di ieri ) che doveva salvare il gruppo di Collecchio. «Figuriamoci – dice – non ho quei soldi. Ho qualcosa e volevo investirlo. Mi sono interessato, insieme alla Argho, solo a Parmatour, quando si parlò di un aumento di 135 milioni, il 75% del quale riservato a nuovi soci. Poi i conti sono diventati altri, fuori dalla mia portata». Per capire le intenzioni di tutti, e in particolare di Argho, Cardile ha scritto a Torrente. «Non ho ricevuto risposta – afferma – e leggo sulle agenzie di stampa che non è più interessato. L’accordo con Argho interessa la proprietà ma mi sento più sereno a esaminare altre strade». Il giro d’affari di Parmatour si aggira sui 380 milioni. Il bilancio 2003 non è ancora stato approvato. C’è ancora qualche mese, si sostiene in Parmatour, ma si stimano perdite per 45 milioni mentre il capitale è di 106 milioni. Bisognerà quindi ridurlo o ricostituirlo. Intanto l’ex-Ad Tedesco valuta azioni legali. Per vedersi riconosciuto quanto pattuito e poi per essersi trovato di fronte ad un’azienda "dissestata". Tedesco entrò nella Hit, "madre" di Parmatour, nell’estate del 2002. Supportato da un advisor avviò "una profonda analisi dei debiti" per scoprire esposizioni verso le banche per circa 300 milioni. Il 29 aprile 2003 stipulò la convenzione interbancaria che consentì a Parmatour (nata dal trasferimento degli asset turistici da Hit che ha trattenuto debiti e crediti commerciali) di confinare il debito e rimandare il rientro al 2008. Il piano industriale doveva cancellare il "rosso" in tre anni. Nascono però le incompatibilità con Francesca Tanzi che siede nel cda. Segue un incontro di Tedesco con Calisto Tanzi. «C’era un problema finanziario e di governance – dice Tedesco – lo feci presente al cavaliere, ma non è arrivata la soluzione». Matura l’ipotesi Argho ma Tedesco è all’oscuro. «In tanti anni che faccio il manager – racconta – non mi era mai capitato che ci fosse così poca chiarezza». E i flussi finanziari dalla Parmalat a Parmatour? «Non saprei. Nel bilancio, come debiti verso terzi, non ci sono più di 12-13 milioni, ben al di sotto delle cifre che circolano sui giornali. Può darsi che i versamenti siano stati fatti in passato, perché il gruppo del turismo ha acquistato e pagato molto, direi troppo, alcune cose. Lastminutetour è stata pagata circa 50 miliardi. Prima di entrare in Parmatour, non l’avevo valutata neppure la metà».

      MARIA TERESA SCORZONI

      Mercoledí 31 Dicembre 2003