Parmatour: Sogni e ambizioni svaniti nel turismo

07/01/2004


3 Gennaio 2004

LE VICENDE DI PARMATOUR, I FONDI DISTRATTI DA TANZI. IL BUSINESS DECOLLO’ CON CRAGNOTTI, ORA SI FA AVANTI SVILUPPO ITALIA

Sogni e ambizioni svaniti nel turismo

Il complicato rapporto tra Calisto e la figlia Francesca

retroscena
Pierangelo Sapegno

inviato a PARMA

DENTRO al turismo non c’è solo il giallo di questa storia, dal pozzo nero della Parmalat alle vaghe tracce di un tesoro sparito. C’è qualcosa di più che appartiene anche alla vicenda umana e tragica di questo crack familiare sospeso fra i giochi finanziari del duemila e le radici contadine del mondo dei vinti di due secoli fa, c’è questo tenero e complicato rapporto fra il padre e la figlia, Francesca, occhi neri e capelli neri, dolce e tenace, laurea in geologia, modi garbati e decisi, «tutta suo papà» come diceva la mamma, Francesca che gli rimane vicino quando tutti lo lasciano, che stringe la madre mentre sta partendo per San Vittore: «Digli di essere forte». Dentro al turismo, c’è un intreccio di fallimenti e ambizioni sbagliate, ma anche di nomi e personaggi che vanno vengono e poi ritornano nella saga senza fine del crack Tanzi. Alla fine, è proprio attraverso la Parmatour che sbuca in questa vicenda il fantomatico cavaliere bianco che doveva salvare chissà come e chissà quando questo impero allo sfascio, il signor Luigi Antonio Manieri, da Ugento, Lecce, l’ultima apparizione di una lunga, incredibile sequela di fatti e nomi senz’altra storia se non questa che ci troviamo dinanzi, che lascia rovine al posto di successi, e misteri al posto di certezze. E’ per questo che i magistrati di Parma dicono d’aver puntato gli occhi sul business delle vacanze e sulla figura ancora defilata di Francesca.
Ma all’inizio era solo la Itc&p., controllata da una finanziaria irlandese, of course: era la società con cui Calisto Tanzi e Giampiero Donzelli volevano lanciarsi nel mondo del turismo. «Alla grande», come diceva il cavaliere dal suo ufficio di Collecchio, perché era l’unica unità di misura che conosceva. Abbiamo visto. L’Itc&p nessuno ha mai capito cosa volesse dire, quale fosse l’acronimo. Però, era azionista della Cragnotti&partners, la holding con la quale Sergio Cragnotti avrebbe poi acquistato la Cirio. Da quelle stanze, Calisto Tanzi puntava la Cit, sgangherata società turistica delle ferrovie, dopo aver acquisito all’inizio degli Anni 90 il Club Vacanze, mentre Francesca ancora studiava e non aveva nessuna intenzione di entrare in azienda, come ripeteva spesso al papà. Il matrimonio con la Cit finì. Quello con il turismo no. Nasce la Parmatour e Tanzi va al mercato, fa incetta di società, riempie la borsa di nomi e svuota le casse. Compra la Comitour, poi il gruppo Ausiliare, quindi la Going, mentre rileva la quota di Donzelli e la Itc&p sparisce. Alla fine del ’98 tocca alla Chiariva. Non si ferma mai. Il fatturato cresce. I debiti anche. Niente paura, lui compra. E versa i soldi dalla Parmalat, come dice Fausto Tonna e come confessa lui, verbale del 29 dicembre: «Dal 1998 vi sono state distrazioni che credo non abbiano superato i mille miliardi di lire, andati soprattutto alle società di viaggio della mia famiglia, prima Itc e poi Hit». Può darsi che quei versamenti siano stati fatti solo «perché il gruppo del turismo ha acquistato e pagato molto, direi troppo», come sostiene l’ex amministratore delegato di Parmatour, Roberto Tedesco: «Lastminutetour è stata pagata circa 50 miliardi. Prima di entrare in Parmatour, non l’avevo valutata neppure la metà». Però, la grande cassa vuota delle vacanze è un gigante che cresce senza fine e quasi senza senso. Adesso in cima a questa piramide c’è Francesca Tanzi. S’è convinta. Ama i viaggi, e ne ha fatti tanti. Ha conosciuto un animatore, s’è innamorata e s’è sposata. Ora s’è innamorata anche del turismo.
Il colosso d’argilla della Parmatour ha 700 dipendenti fissi e 300 stagionali, un bel po’ di debiti che non si capisce bene quanti siano (forse 300 milioni d’euro), 50 agenzie di viaggio, altre 30 in full franchising, un patrimonio immobiliare superiore ai 100 milioni e 5 marchi noti, da Comitours a Going. Nonostante tutto, non è da buttare via. Di Francesca, intanto, si occupano soprattutto i giornali sportivi, perché è una delle socie fondatrici di una società di intermediazioni di calciatori, assieme, fra gli altri, ad Andrea Cragnotti, figlio dell’ex azionista di riferimento di Cirio e Lazio, e Chiara Geronzi, figlia del presidente di Capitalia, il banchiere che Calisto Tanzi ha conosciuto a metà degli Anni 90, grazie ai buoni uffici di Sergio Cragnotti, di nuovo lui. Francesca nel frattempo ha divorziato. Il padre, cattolico fervente, le ha consigliato di rivolgersi alla Sacra Rota. Non ha ancora divorziato dal turismo, ma anche questo innamoramento comincia a pesare. C’è un impero che crolla, e Calisto Tanzi sta cercando vie d’uscita. Il metodo è sempre lo stesso: società-schermo per operazioni-ponte mediante liquidità frutto di giochi di prestigio sulle controllate estere. E da questo schema spunta il nome di Luigi Antonio Manieri, 60 anni, da Ugento, un tranquillo sconosciuto, come lo erano pure Louis Caiola, Anthony Buffa e Steven White che erano diventati in altri tempi titolari dei marchi latte dismessi dalla Parmalat. A marzo, Tanzi e i suoi rinegoziano con le 30 banche creditrici più di 300 milioni di euro di indebitamento della loro controllata sul turismo. Il Medio Credito Centrale di Capitalia, guidato da Matteo Arpe, accetta di fare il regista dell’operazione. Ma le banche questa volta sono più prudenti, Tanzi dovrà metterci soldi veri, dicono, e la cosa, ormai lo sappiamo bene, è quasi impossibile. Le stesse banche spingono Romano Bernardoni, il nuovo presidente di Parmatour che ha preso il posto di Francesca, a prendere contatti con Massimo Caputi, di Sviluppo Italia, per cedere il disastrato settore turistico. Le trattative sono lunghe, e invece servono soldi in fretta per ricapitalizzare: è qui che spunta Manieri, ovviamente con la consulenza di Tonna e dell’avvocato Giampaolo Zini. Starebbe dietro alla 158 srl, posseduta dalla Argo, «forte di grandi investimenti in Argentina e negli Usa», come giurano a Collecchio. Solo che le sue disponibilità si materializzano, guarda caso, alla Cariparma, così fitta di sodali di Tanzi da mettere tutti sull’avviso. Al resto ci pensa la voce secondo la quale Luigi Antonio non salverà solo la Parmatour ma anche la Parmalat. E’ troppo. Il San Paolo si defila, altre banche pure. Ma perché il cavaliere inseguiva questo miraggio? Solo per salvare il turismo?
E poi niente ferma questa tragedia, neanche il disastro, neanche il ridicolo. E mentre tutto precipita, e Francesca si fa da parte, disperata e perdente, il 16 ottobre il cavalier Calisto fonda, presso il notaio di Parma Angelo Busani, la Parmatour mare srl, capitale sociale 10 mila euro. Nello statuto, c’è scritto che la società avrebbe operato «nel settore del turismo nautico e della nautica da diporto, compresa la gestione dei porti turistici». Forse è questo che spaventa di più. Il mondo antico del piccolo paese, quello della terra e delle cose da toccare, è finito nel vortice senza fine dei numeri. Come se i numeri non contassero niente.