Parmatour, scoppia la protesta

26/02/2004

GAZZETTA DI PARMA

Giovedì 26 Febbraio 2004

Parmatour, scoppia la protesta
Proclamato lo stato di agitazione: oggi sciopero e un corteo fino in procura
PARMA – I lavoratori di Parmatour non ci stanno. Non vogliono sentire parlare della propria azienda solamente come soggetto da indagare. Vogliono dire a tutti che sono una realtà viva, dove operano oltre mille persone (250 solo a Parma), una realtà che si è sentita messa in disparte anche dal ministro Marzano, convinto che non faccia parte del core business del gruppo Parmalat. Ma loro, i lavoratori, non vogliono mollare: desiderano far sapere all’opinione pubblica che non hanno a che vedere con il crac finanziario, che hanno sempre lavorato con qualità e professionalità ed intendono continuare a farlo.

Ieri, attraverso i rappresentanti di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, hanno proclamato lo stato di agitazione, ovvero un’assemblea permanente con presidio all’interno dell’azienda, senza comunque interrompere, per quanto sia possibile, l’operatività. Intanto oggi sono proclamate 4 ore di sciopero in tutte le agenzie del gruppo e questa mattina con partenza alle 9,30 dalla sede Parmatour, in via Emilia Est, è in programma una manifestazione con corteo degli stessi dipendenti (in arrivo anche dalle altre città) che si snoderà lungo le vie del centro, con due tappe strategiche: la prima, alle 11, a Palazzo Rangoni, dove verrà consegnato un messaggio al prefetto destinato al ministro Marzano e la seconda davanti alla Procura.

La protesta ha preso il via dopo che, lunedì scorso, l’agenzia Iata ha bloccato l’emissione della biglietteria aerea, indispensabile per l’attività quotidiana delle agenzie. «La situazione si è aggravata in questi giorni _ afferma Elisa Camellini, segretario provinciale Filcams-Cgil _ perché un’azienda del turismo che non riesce ad emettere biglietteria aerea è in ginocchio». Le organizzazioni sindacali hanno così deciso di intervenire perché ritengono che a differenza delle altre attività produttive del gruppo Parmalat, il turismo, come azienda di servizi, non può aspettare tempi lunghi per eventuali decisioni. Soprattutto occorre pianificare l’attività in vista di un periodo particolarmente strategico per il settore, qual è la stagione estiva.

«Per questo abbiamo chiesto di formulare nel più breve tempo possibile un piano che ci faccia capire quali sono le intenzioni su questa azienda _ spiega Camellini _: con le nostre iniziative vogliamo dare maggiore visibilità a Parmatour e far capire che non è solo l’azienda che riciclava il denaro dei Tanzi o di Parmalat, ma una realtà, l’unica in Italia in grado di offrire i servizi dell’intera filiera turistica, a cominciare dall’incoming, che per una città sede di un importante Authority europea diventa anche fattore strategico per il territorio».

Mentre è in corso una trattativa serrata con Iata per ripristinare l’emissione dei biglietti aerei, arrivano in tempo reale altri segnali dall’azienda. «Ci hanno assicurato che si stanno adoperando per garantire l’operatività _ spiega Angela Calò, segretario provinciale Fisascat-Cisl _ compresa la richiesta di linee di credito bancarie per fornire flussi finanziari necessari in questo delicato momento. E’ vero che non siamo contrari ad un’eventuale vendita dell’azienda, però non vogliamo uno smembramento che potrebbe mettere a repentaglio i posti di lavoro. Per tenere monitorata la questione abbiamo istituito un tavolo permanente con l’azienda, ma è chiaro che a questo punto va dato al ministro Marzano un segnale forte, perché i tempi non giocano a nostro favore».

Anche per Emilio Pellicciari, Uiltucs Uil, la preoccupazione è che questa azienda venga trattata come una realtà produttiva tradizionale. «I funzionari designati a seguire Parmatour vengono tutti dal settore industriale, realtà completamente diversa, dove le scorte di magazzino possono reggere le richieste per qualche giorno o addirittura per qualche mese. Nel turismo, al contrario, se si ferma l’attività anche per soli due giorni, si perde la fiducia dei clienti e dunque quote di mercato. Abbiamo l’impressione che non si stia cogliendo il pericolo che corre questa società».

Conclude il segretario generale Cgil di Parma Paolo Bertoletti: «Il crac Parmalat è un problema che deve essere gestito per tutti i lavoratori coinvolti _ sottolinea _ non solo per quanto concerne i dipendenti Parmalat. C’è una sorta di disinteresse rispetto a Parmatour che non giova. Le dichiarazioni del ministro Marzano le ho sentite a Roma pochi giorni fa, ma non si può più aspettare, se si vogliono difendere i posti di lavoro e ciò che rappresenta il patrimonio di questa azienda per il nostro territorio».

Per risolvere il caso Parmatour «serve un intervento urgente» anche secondo i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil _ Epifani, Pezzotta e Angeletti _ che ribadiscono l’urgenza di un incontro con il ministro delle Attività produttive Marzano, e il commissario straordinario Enrico Bondi. Oggi, infine, alle 15, per parlare di Parmatour (e della siciliana Ciappazzi) si riunirà a Collecchio il tavolo interistituzionale attivato sulla crisi Parmalat.

Patrizia Ginepri