Parmatour: sabato l´ok del giudice allo scambio tra crediti e azioni

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    Pagina 39 – Economia

      IL RIASSETTO

      Bondi vende Parmatour a Grandi Viaggi e Aurum per 47 milioni di euro

        Sabato l´ok del giudice di Parma allo scambio tra crediti e azioni

          È l´ultimo passo prima del ritorno in Borsa, forse entro la metà di ottobre Il meccanismo del silenzio-assenso rende scontato l´esito del voto

            WALTER GALBIATI

              MILANO – Conto alla rovescia per il ritorno di Parmalat in Borsa. Sabato mattina il giudice delegato Giuseppe Coscioni pubblicherà la sentenza di omologa del concordato fallimentare. E potrà iniziare la distribuzione dei titoli azionari ai creditori del gruppo. E se appare scontato il risultato positivo delle votazioni, in virtù del meccanismo del silenzio assenso, meno sicuro sembra un veloce ritorno della società sul listino, previsto entro la metà di ottobre.

              Le previsioni sono per un´ampia vittoria del fronte del "sì", anche perché il voto di chi non si è espresso equivale a un assenso al concordato. Secondo dati non ufficiali, si sarebbero recati alle urne circa 300 creditori, rappresentativi però di una buona parte del debito anche grazie al sistema delle deleghe. Una volta che il giudice avrà omologato la sentenza, i creditori dovranno chiedere alla propria banca o al proprio intermediario l´assegnazione dei titoli. Quando il flottante avrà raggiunto il 25% del capitale (e qui potrebbero annidarsi i ritardi), Parmalat potrà finalmente tornare sul listino, mentre quando verrà distribuito almeno il 50% del capitale potrà essere convocata l´assemblea per eleggere il nuovo cda. Nel frattempo le azioni non assegnate rimarranno in capo all´Assuntore, la società ad hoc costituita dalla procedura, e il commissario Enrico Bondi continuerà a guidare il gruppo. Chi invece si vorrà opporre all´esito del concordato avrà 15 giorni per fare ricorso, ma dovrà tener presente che la sentenza del giudice è provvisoriamente esecutiva, ovvero l´omologa avverrà in ogni caso in attesa di un giudizio futuro.

              La speranza dei creditori, diventati azionisti, è di recuperare parte dei soldi perduti con la crescita delle quotazioni. Ieri i titoli al mercato grigio, come riportato dall´agenzia Radiocor, hanno toccato massimi di 2,5 euro per azione. E un ulteriore appeal speculativo deriverà dalle azioni legali intraprese da Bondi. Circa 10 miliardi di dollari di danni sono stati chiesti ai revisori Deloitte e Grant Thornton e ai colossi del credito Usa, Bank of America e Citigroup, mentre ammontano a 7,4 miliardi di euro le revocatorie intentate contro le banche coinvolte nello scandalo.

              Sul fronte legale, però, proprio ieri Parmalat ha perso una battaglia importante. L´avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Francis Jacobs, ha dato ragione a Bank of America riconoscendo che la giurisdizione sulla liquidazione di Eurofood Ifsc, società irlandese controllata da Parmalat, è di competenza dei giudici irlandesi e non di quelli italiani. Materialmente la decisione, qualora dovesse essere confermata dalla Corte di Giustizia, bloccherà la revocatoria da 80 milioni di dollari contro Bofa, ma allo stesso tempo costituirà un precedente pericoloso: verrà infatti sancito il principio che nei casi di fallimento di società al di fuori dei confini italiani, si applica la normativa del Paese in cui la controllata opera. E non sono poche le società di Parmalat che dovranno ancora fare i conti con la legge fallimentare. Il concordato riguarda 16 società, la sorte di altre 53 rimane nelle mani del giudice Coscioni. Una soluzione è arrivata per la Parmatour, passata a I Grandi Viaggi e Aurum per 47 milioni di euro.