Parmatour per il ministro

07/06/2005
    n.22 anno LI- 9 giugno 2005

    Economia PARMALAT / IL CASO DEI VIAGGI GRATIS

    Parmatour per il ministro

    Gianni Alemanno e famiglia ospiti di Tanzi a Zanzibar. Lo ha scoperto la Guardia di Finanza. Che sottolinea la coincidenza: il via libera ministeriale al latte Frescoblu

    di Peter Gomez e Marco Lillo

      Chissà se il commissario della Parmalat, Enrico Bondi, avrà il coraggio di chiedere il conto. L’uomo che ha risanato il colosso di Collecchio ha sì bisogno anche dell’ultimo euro sperperato da Calisto Tanzi, ma deve pure tutelare i rapporti con il ministro dell’Agricoltura competente sul suo core business: il latte. Per questo la storia che ‘L’espresso’ è in grado di rivelare, dei viaggi gratis a Zanzibar di Gianni Alemanno e famiglia per il Capodanno del 2003 sta diventando un caso imbarazzante sul quale indaga il Tribunale dei ministri. Al centro di tutto c’è una fattura spuntata tra le centinaia che documentano i viaggi gratis offerti dalla Parmatour della famiglia Tanzi. "Tali viaggi", scrive la Guardia di finanza in una nota del 2 novembre del 2004, "sono stati regolarmente fatturati ai clienti, ma mai pagati. Tra i vari nominativi spicca quello del ministro Alemanno, il quale ha usufruito di un viaggio per un importo di euro 14 mila e 253 in data 28 dicembre del 2002, a Dongwe".

      Basta digitare questo nome su Internet per scoprire un paradiso tropicale. "Il Dongwe club", si legge sul sito, "sorge sulla costa orientale dell’isola di Zanzibar, sapientemente inserito in uno spettacolare giardino che scende fino all’incantevole spiaggia". Il sito magnifica il centro benessere, la piscina e il ristorante dove i cuochi danzano insieme a bionde mozzafiato, cantando l’inno del villaggio: ‘Abbrustoliscimi’. Oggi però chi rischia di finire sulla graticola è proprio Alemanno. Al rapporto della Finanza sono allegati diversi documenti imbarazzanti. A partire dall’elenco delle persone che viaggiavano gratis. Accanto alla data 28 dicembre c’è scritto: Giovanni Alemanno; Isabella Rauti (consigliere pari opportunità e moglie) e M. (figlio). Non basta: alla data del primo marzo del 2003, sempre secondo gli atti Parmalat, è partita per le Seychelles la segretaria particolare del ministro, Alessandra Lippiello, che non avrebbe pagato 3.900 euro. Per le Fiamme Gialle anche la scelta dei tempi è sospetta: "La data di partenza del 28 dicembre del 2002", scrivono, "coincide con il termine dei lavori della seconda commissione Interministeriale sul latte microfiltrato", quella che diede il via libera al latte ‘frescoblu’ sul quale Tanzi aveva puntato centinaia di milioni di euro". Nei suoi primi interrogatori, del resto, Tanzi era stato chiaro. Secondo il patron della Parmalat, attraverso il commerciante d’auto di Bologna Romano Bernardoni, sarebbero stati versati soldi ai politici per ottenere l’ok alla commercializzazione come latte fresco, di latte che invece fresco non era: l’ormai celebre Frescoblu. "Su Alemanno", ha detto il 24 gennaio del 2004 il patron della Parmalat, "sono intervenuto anche personalmente e, inoltre, tramite Bernardoni ho erogato allo stesso delle somme di denaro. Ho anche attivato il ministro Enrico La Loggia perché intervenisse su Alemanno, altresì provvedendo a finanziare La Loggia attraverso una consulenza legale conferita dalla Parmalat".

      Piergiovanni Tanzi, un collaboratore omonimo di Calisto, ha rincarato: "Bernardoni mi chiese di prenotare e mettere a disposizione (con addebito alla Parmalat) dell’Alemanno un aereo privato perché quest’ultimo si era infortunato e necessitava di un rapido intervento chirurgico". Il 27 marzo scorso Calisto Tanzi ha però fatto retromarcia. La Loggia, ha corretto, è intervenuto "solo a titolo di amicizia". Quanto ad Alemanno: "Nessuna ipotesi di corruzione. Semmai, il ministero dell’Agricoltura è andato contro di noi quando aveva impedito la commercializzazione del prodotto … Quanto ai fondi che furono versati a favore di Alemanno essi furono successivi ed erogati dalla Bonatti (un’azienda di costruzioni solo in parte controllata da Tanzi, ndr) in forma di pubblicità a pagamento su di una rivista che faceva capo all’area politica del ministro". Bernardoni ha però spiegato che il contratto di pubblicità verso la rivista ‘Area’, riferibile alla corrente di Alemanno, aveva un importo di 85 mila euro ed era stato approvato "anche su mio consiglio da Tanzi come giusta riconoscenza dell’operato del ministro".

      Per inquadrare meglio questo turbine di denari e contratti bisogna spiegare bene la questione del latte Frescoblu. Alla fine del 2001 la Parmalat travolge l’Italia di spot su un latte presentato come fresco ma che in realtà è imbottigliato a Gransee, in Germania, anche due settimane prima della vendita. I produttori italiani, in testa Granarolo, insorgono. Il Governo all’inizio si schiera con loro. Il sottosegretario competente, il leghista Gianpaolo Dozzo, va a ‘Uno Mattina’ e dice solennemente:"Se il latte dura più di quattro giorni non è fresco". D’accordo con Dozzo, l’ispettorato antifrode del Ministero multa la Parmalat. È in quel momento che Tanzi si rivolge a Bernardoni e lo incarica di agganciare Alemanno. La data chiave è il 13 marzo del 2002. Quel giorno Alemanno diffida da un lato la Parmalat a distribuire il Frescoblu, ma dall’altro firma con il collega Girolamo Sirchia il decreto per l’istituzione di una commissione per studiare la questione. "Il ministro si assunse in prima persona la responsabilità della vicenda", ricorda oggi il sottosegretario Dozzo: "Resto dell’idea che quel latte non doveva essere venduto. D’altro canto oggi non esiste più grazie a un decreto del 2004 che ha vietato di chiamarlo ‘fresco’". Così il 13 marzo Alemanno scrive a Tanzi: "Egregio Cavaliere, mi riferisco alla problematica del latte microfiltrato della quale abbiamo avuto modo di parlare recentemente anche a Verona. Al riguardo Le confermo la mia intenzione di approfondire i vari aspetti della questione sulla base della normativa attualmente vigente, (…) La invito a presentare tutta la documentazione idonea a consentire le valutazioni".

      Il 19 aprile iniziano i lavori della Commissione. Nelle carte, acquisite dai finanzieri al Ministero, c’è anche un appunto, probabilmente scritto dai rivali di Parmalat, nel quale si legge: "Frescoblu Parmalat comporta per una parte del latte due trattamenti termici contrariamente a quanto previsto dalla vigente legge che prescrive un solo trattamento termico di pastorizzazione per la produzione di latte fresco". Ma la commissione non è d’accordo. Il 17 maggio approva la microfiltratura e un mese dopo, sulla base della relazione, Alemanno per decreto dà il suo via libera. La svolta è ormai cosa fatta: il 4 giugno alla Camera Alemanno dice che forse il latte microfiltrato dovrebbe avere il diritto di chiamarsi ‘fresco’. Il 2 ottobre il direttore generale del ministero, Giuseppe Ambrosio, scrive all’avvocatura dello Stato per esortarla a difendere a spada tratta il decreto sul latte. Proprio in quel periodo, secondo gli investigatori, i telefoni del Ministero si fanno bollenti. Tra il marzo 2002 al dicembre del 2003, si registrano più di 200 telefonate tra Bernardoni e le utenze del ministro (un paio), della sua segreteria particolare, del direttore generale Ambrosio (decine), del capo di gabinetto Vincenzo Castiglione e del sottosegretario Teresio Delfino. Non basta. A Natale Tanzi si spreca in regali: ad Alemanno e al direttore generale Ambrosio vanno due Cachepot da 270 euro più Iva. Al capo del dipartimento Castiglione e al capo ufficio stampa Cristiano Carocci arrivano un vaso e un portaombrelli. Poi ci sono 270 confezioni alimentari, otto confezioni di vini e 60 ceste inviate a funzionari e impiegati, per oltre 6 mila euro. Poca cosa rispetto a quanto incassa un amico del ministro La Loggia, il legale palermitano Gianfranco Amenta, che su segnalazione del ministro si vede assegnare da Parmalat due consulenze: la prima da 47 mila euro per un parere sulle arance siciliane. La seconda, da 63 mila euro, proprio sul latte Frescoblu. Sulla regolarità di questi compensi si dovrà pronunciare la Procura di Palermo. Quanto al latte Frescoblu, come ha detto Tanzi, "la vicenda si chiuse in senso a noi favorevole". Il latte ottenne la lunga scadenza di 11 giorni nel febbraio del 2003. Gli altri produttori non protestarono perché incassarono l’allungamento della scadenza del latte fresco fino a otto giorni. Solo dopo il crac Parmalat e i verbali di Tanzi la questione torna attuale. E Alemanno si decide a emettere un nuovo decreto. "Il marchio ‘Frescoblu’della Parmalat", dichiara, "non potrà più essere utilizzato". È il 22 maggio del 2004. La Parmalat non è più di Tanzi.

          Tutti al mare paga Calisto

          Non solo Alemanno e famiglia. L’elenco dei ‘viaggi premio’ agli atti dell’inchiesta su Parmatour, è sterminato. Nella lista, assieme a qualche cliente semplicemente moroso, appaiono i nomi di persone con un ruolo nei palazzi romani. Nel luglio del 2002 Maria Concetta Caldara, consigliere giuridico del ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, è ospite nel villaggio di Favignana con altre tre persone (una è la baby sitter). Secondo la Guardia di finanza, almeno fino al momento del crac, non ha saldato il conto di 7.399 euro. "Ma quali 7 mila euro", insorge la dottoressa Caldara, "non è certo quello il valore del viaggio. E comunque ho pagato". Stesso trattamento riceve un altro buon amico di La Loggia, il commissario per le grandi opere in Emilia e Toscana, Francesco Massa, che due volte vola alle Maldive con Romano Bernardoni, il concessionario d’auto di Bologna indicato da Tanzi come uno degli ufficiali pagatori incaricati di finanziare la politica. Bernardoni spende per una serie di viaggi per sé e gli amici più di 83 mila euro. Una vecchia usanza. Interrogato sui viaggi dono elargiti prima della sua gestione, Bernardoni ha spiegato: "È emerso (…) che il Florini (uno dei responsabili di Parmatour, ndr) aveva elargito numerosi viaggi per un ammontare complessivo di 500 milioni di lire a vari esponenti della Federcalcio e di Publitalia".