Parmatour non rientra nei piani di Bondi

12/01/2004


      Sabato 10 Gennaio 2004
      Parmatour non rientra nei piani di Bondi


      PARMA – Il comitato dei creditori-banche estere esposte verso Parmalat stenta a decollare nella formula che è tipica in queste situazioni, quella che si traduce in un espresso mandato a "trattare" con la gestione straordinaria. Al commissario Enrico Bondi non sarebbe dispiaciuto, per sveltire le pratiche, poter avere comitati di creditori formalmente organizzati con i quali discutere. Ma, per quanto riguarda le banche estere, è probabile che non se ne faccia nulla, non almeno nei termini che sono stati ipotizzati da Citigroup. La banca Usa, una cui delegazione si è incontrata qualche giorno fa con Bondi candidandosi a svolgere un ruolo a riguardo e presentando una lista di una ventina di istituti internazionali che avrebbero potuto essere interessati, sta ancora insistendo nel tentativo. Anche ieri a Londra si sono svolte conference call tra le banche coinvolte nella vicenda, ma la linea che sta prendendo piede è quella di rispondere a Citigroup che sta bene un compito di coordinamento, ma che di mandati a negoziare non se ne parla. Intanto, Parmatour resta sulla graticola, anche se il presidente Angelo Cardile si dice ottimista. «Il dialogo con Bondi continua, la porta non è chiusa – dice Cardile – Mi auguro che tutto si concluda positivamente, altrimenti valuteremo la Prodi bis». Ma Parmatour non rientra nel perimetro di consolidamento di Parmalat e ciò potrebbe rappresentare un ostacolo all’estensione del decreto Marzano. E le dichiarazioni del braccio destro di Bondi, Umberto Tracanella, sembrano andare nella direzione opposta di quella che sarebbe auspicata da Cardile: «Parmatour non è nel nostro orizzonte perché non è una controllata di Parmalat Finanziaria». A far da legame fra Parmalat e il polo turistico ci sono però sempre i Tanzi, alla guida di entrambi i gruppi. Anche da ambienti sindacali arriva l’auspicio che si possa estendere a Parmatour la gestione straordinaria, sulla base dell’unicità direzionale a Collecchio. Se Bondi dovesse sciogliere positivamente la riserva – cosa che sembra tuttavia poco probabile alla luce della dichiarazione di Tracanella – il passaggio successivo sarebbe quello al Ministero dell’Industria e quindi la richiesta dello stato d’insolvenza al Tribunale di Parma. Una serie di passi che, in un arco di tempo ragionevole, potrebbe portare all’estensione della procedura. L’urgenza si giustifica, rispetto al normale iter della Prodi bis, anche con la "deperibilità" del prodotto: un viaggio, come un litro di latte, se non consumato entro una certa data scade. Inoltre si vorrebbe mettere i marchi al riparo dalla bufera di questi giorni, in modo da non perdere turisti e fornitori. In questo senso Parmatour precisa che «si sta procedendo affinché venga regolarmente consentito, per il 15 gennaio, l’accesso alla rete di prenotazioni e la possibilità di emettere biglietti aerei». «Sarebbe un peccato che le cose non andassero per il verso giusto – commenta l’ex amministratore delegato, Roberto Tedesco – perché l’impresa ha mille dipendenti, è sana e ha un buon mix di prodotti». Ma come mai, se tutto funziona, nel primo anno di vita il risultato negativo previsto è fra i 50 e i 60 milioni di euro? «Il problema – sostiene Tedesco – è la zavorra che ci siamo portati dietro dalle gestioni precedenti, la disorganizzazione, la mancanza di coordinamento, di economie di scala. Aspetti che, se ci fosse stato il tempo e non si fossero verificate ingerenze nella conduzione, avremmo potuto risolvere». Intanto Francesca Tanzi si è dimessa da Federturismo, federazione aderente a Confindustria, di cui la figlia del patron di Collecchio era vice-presidente. Mentre si apprende che Angelo Ugolotti, consigliere di Parmatour e di una ventina di società del gruppo Tanzi, non era semplicemnte il capo dei fattorini, ma il tuttofare di Fausto Tonna nell’amministrazione.

      A.OL. M.T.S.