Parmatour: Bernardoni resta agli arresti domiciliari

21/04/2004

GAZZETTA DI PARMA

21 aprile 2004

I giudici confermano la misura: l’ex presidente di Parmatour era finito in carcere il 25 febbraio e ne era uscito a metà marzo

Il Riesame: «Bernardoni resti agli arresti domiciliari»

    BOLOGNA – Resta agli arresti «in casa» Romano Bernardoni, l’ex presidente di Parmatour, finito in carcere il 25 febbraio e poi messo ai domiciliari: lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Bologna.

    L’udienza si era tenuta il 14 aprile scorso, con l’appello (contro il precedente diniego del Gip) avanzato dai difensori di Bernardoni, avvocati Nicola Mazzacuva e Vincenzo Florio, che avevano chiesto la remissione in libertà. Il pm di Bologna Flavio Lazzarini, che rappresentava i colleghi di Parma, aveva invece sottolineato la permanenza di un grave quadro indiziario e delle esigenze cautelari.

    La figura di Bernardoni, così come è emersa dalle indagini, era stata tracciata nelle motivazioni con le quali il Riesame aveva concesso i domiciliari a metà marzo. Bernardoni, si sottolineava, «ha confuso la sua qualità di imprenditore con incarichi in esperienze affatto diverse: di "consulente" in vicende assai peculiari riguardanti il mercato del latte da cui afferma di aver ricavato compensi, non dimostrati contabilmente, pari a "220 milioni di lire"; una complessa e non chiarita joint venture con le Ferrovie dello Stato di Necci del valore di alcune centinaia di miliardi risalente al 1996 per conto di Calisto Tanzi, con capitali pari a 118 miliardi (ovviamente inesistenti) "acquisiti dalla ITC & P" (poi divenuta Hit); di amministratore di attività riguardanti aziende del turismo; e, personalmente, di compravendita di automobili».

    Bernardoni è proprietario di una grande concessionaria di auto a Bologna che ha filiali sparse in tutta l’ Emilia-Romagna: tutte le altre attività, secondo la ricostruzione delle indagini, sarebbero state intraprese in quanto uomo di fiducia di Tanzi.

    Lastminutetour – Trapela intanto che le perquisizioni effettuate dalle fiamme gialle lunedì sera nelle abitazioni e negli uffici di Paola Visconti, nipote di Calisto Tanzi e indagata a Parma nell’ambito dell’inchiesta sul crac di Parmalat, e di Gianluca Vacchi, ex presidente del Cda di Lastminutetour, riguardano proprio la società di viaggi acquistata nel 2001 dalla holding di turismo di Tanzi. Era stata la stessa Visconti a riferire ai magistrati, nel corso dell’interrogatorio dello scorso dicembre, alcuni particolari dell’operazione. «Un giorno di settembre 2001 Bernardoni – aveva dichiarato la Visconti – disse a mio zio (Calisto Tanzi, ndr) di avere una soluzione per un nuovo amministratore delegato delle società di viaggi, titolare della Lastminute. Si trattava di Gianluca Vacchi che incontrammo io, Francesca, Baratta e Bernardoni. Tonna non volle partecipare perché aveva litigato con mio zio. Io partecipai perché mio zio mi aveva chiesto di farlo perché Tonna non voleva andare. Vacchi voleva vendere la società Lastminute al gruppo Hit proponendosi anche come amministratore delegato della Hit. Successivamente Tonna accettò di conoscere Vacchi che gli piacque molto. Poiché voleva mandare via al più presto Baratta, accelerò moltissimo questa operazione, firmando una lettera di intenti in novembre ed il contratto in dicembre 2001. La Lastminute fu acquistata per una cifra di circa 53-55 miliardi di lire. Fu il Tonna a fare la valutazione di Lastminute. Non ricordo quale fosse il prezzo richiesto da Vacchi».