Parmatour: anche Fiorani tra gli indagati

29/09/2006
    gioved� 28 settembre 2006

    Pagina 36 – Finanza & Mercati

    Parmatour – Al vaglio dei magistrati un prestito di 25 milioni concesso da Lodi

      Anche Fiorani tra gli indagati

      Mara Monti
      Milano

      C�� anche Gianpiero Fiorani, l’ex amministratore delegato della Bpi tra i 55 indagati per la bancarotta del settore turistico della Parmalat che faceva capo alla Parmatour. Il nome dell’ex banchiere indagato per bancarotta, protagonista lo scorso anno dell’inchiesta milanese sulla mancata scalata all’Anton Veneta, appare nell’avviso di chiusura delle indagini firmato dal procuratore capo di Parma Gerardo La Guardia.

      Accanto a Fiorani, oltre a Calisto Tanzi, Francesca e Stefano Tanzi, l’ex direttore finanziario Fausto Tonna, compaiono, tra gli altri, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta e alle false comunicazioni sociali, Luca Baroldi nel cda di Parmatour e manager del Parma Calcio, passato in seguito al Modena Calcio, Paola Visconti, Claudio Baratta, Nicola Catelli, Romano Bernardoni, Camillo Florini, Piero Mistrangelo, Paolo Scium�, ma anche l’avvocato Gianpaolo Zini.

      Un saccheggio a man bassa, che almeno a partire dal 1992 ha sottratto fondi dalla Parmalat, distraendo poco pi� di 300 milioni di euro finiti nei conti della famiglia Tanzi. Cos� appare la ricostruzione fatta dagli inquirenti del crack del settore turistico in default a partire almeno dal 2001 secondo la ricostruzione effettuata nel corso delle indagini dal nucleo regionale della Guardia di Finanza dell’Emilia Romagna.

      Contratti e fatture false per coprire le perdite: erano le cosiddette "politiche di bilancio", un eufemismo per definire invece i falsi di bilacio. Una fotocopia di quanto avveniva in Parmalat. In questo caso, il ruolo che era stato di Fausto Tonna a Collecchio sarebbe stato svolto da Claudio Baratta, ex amministratore delegato di Hit Spa, la societ� da cui dipendevano le compagnie di viaggi conferite a Parmatour nel 2003. Dunque, a partire almeno dal 2001 la piramide di controllo che dalla Agis conduceva alla Hit Spa, passando per la Horus e la Hit International, era pericolante. I debiti bancari concessi dai maggiori gruppi creditizi italiani alla Hit Spa e alla Hit International avevano raggiunto i 330 milioni a fronte d’un patrimonio immobiliare (i villaggi) stimato in 150 milioni sulla base di perizie dello studio Zini. E l’intero castello di debiti era per di pi� garantito da fidejussioni personali di Tanzi, che impegnavano l’imprenditore a risarcire le banche, in caso di dissesto, attingendo al suo patrimonio. Se dunque la Hit fosse stata abbandonata al suo destino, gli istituti di credito avrebbero dovuto rivalersi sulla Coloniale – la societ� della famiglia Tanzi che possedeva la maggioranza assoluta della Parmalat – diventando i principali azionisti del gruppo. � a questo punto che si inserisce il coinvolgimento di Fiorani e della Bpl che nel 2003 concesse un prestito di 25 milioni di euro per ricapitalizzare il settore turistico: in realt� si trattava di un finanziamento a Calisto Tanzi a titolo personale.

      A garanzia di quel prestito, l’ex patron di Collecchio avrebbe presentato un’ipoteca di 50 milioni di euro sui terreni dell’azienda agricola Pisorno, e un’ulteriore ipoteca di 250 milioni legata alla cessione dei terreni della Polenghi alla Eurolat, �garanzie quasi da usura� ha commentato un inquirente, ma che dimostrerebbero come Tanzi fosse gi� considerato un creditore poco solvibile dal sistema bancario.