Parmatour, altre manette

26/02/2004






 
   
26 Febbraio 2004




 
Parmatour, altre manette
In carcere Romano Bernardoni. Per Tanzi doveva scoprire i ladri
BE. MAR.


Era stato chiamato per scoprire chi rubava soldi nel settore turistico di Parmalat, ma – secondo gli inquirenti – alla fine anch’egli vi è rimasto invischiato. Romano Bernardoni da Bologna, classe 1940, amico di famiglia dei Tanzi e re emiliano delle auto di lusso, è stato presidente di Parmatour dal 2001 al 2003. Ieri è finito in carcere, con un’accusa molto pesante: associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Non è la prima volta che Bernardoni si trova in una situazione del genere. Già anni fa, infatti, l’imprenditore era stato accusato di aver procurato un lavoro in una concessionaria di auto a Gerardo Cuomo, suo vecchio amico e boss del contrabbando di sigarette nel Canton Ticino. Grazie a questo lavoro, Cuomo si garantì un affido esterno che annullò i mesi di carcere che gli rimanevano da scontare. Per l’accusa di allora, si trattava di un lavoro fittizio, ma nel 2000 Bernardoni è stato assolto «perché il fatto non sussiste».

Di Bernardoni e del suo ruolo in Parmatour parlò agli inquirenti il solito Fausto Tonna. Secondo l’ex direttore finanziario del gruppo, Bernardoni aveva individuato almeno due responsabili delle distrazioni: Camillo Fiorini e Claudio Baratta, dirigenti di Hit (un’azienda turistica del gruppo). «Mi disse – dichiara Tonna nell’interrogatorio del 9 febbraio – di avere le prove del fatto che Baratta e Florini si erano appropriati di alcuni miliari di lire costituenti proventi in nero della società del turismo».

L’arresto di Bernardoni potrebbe segnare una stretta delle indagini che puntano a far chiarezza sui fondi distratti attraverso Parmatour. Nell’ambito delle medesime indagini, una decina di giorni fa erano finiti in carcere i due figli di Calisto, Francesca e Stefano.

Ma per le attività turistiche di Parmalat i problemi non finiscono qui. Oggi ci sarà uno sciopero di quattro ore in tutt’Italia e una manifestazione a Parma. I lavoratori dell’azienda – 700 dipendenti fissi, che diventano oltre 1.000 in alta stagione – hanno incontrato ieri il management del commissario Enrico Bondi. L’impegno degli amministratori è di tutelare i posti di lavoro e a cercare di ricucire i rapporti con la Iata, l’associazione internazionale del trasporto aereo, cui Parmalat deve cinque milioni di euro. Al momento Iata ha infatti bloccato la possibilità per le varie agenzie di stampare e vendere biglietti aerei.

L’incontro però non è stato rassicurante, specie alla luce delle affermazioni del ministro Marzano, che considera il turismo un’attività non strategica per il gruppo, al pari del calcio. Ma c’è una differenza che il governo non può ignorare, dice Angela Calò della Cisl: «I dipendenti Parmatour non guadagnano come i calciatori, e non possono restare senza lavoro per mesi».