Parmalat: Subito in vendita calcio e turismo

24/02/2004


24 Febbraio 2004

I SINDACATI: NO ALLO SPEZZATINO PER FARE CASSA

Subito in vendita calcio e turismo
Marzano: il cuore delle attività resti italiano

ROMA
Subito fuori il turismo ed il calcio. Poi una cura dimagrante per trasformare il gruppo di Collecchio in una multinazionale italiana con l’obiettivo di una redditività che già nel 2006 registri una crescita del rapporto margine operativo lordo-fatturato del 3,5%. Il ministro Marzano torna a parlare del piano di ristrutturazione che il commissario straordinario Enrico Bondi sta mettendo a punto, confermando entro fine mese la presentazione delle prime linee guida. E annuncia di aver già nominato il comitato di sorveglianza che, in base alla legge salva-imprese che porta il suo nome, dovrà seguire l’operato del supercommissario. Il Ministro conferma poi l’auspicio della creazione, a breve, di un comitato creditori di cui facciano parte sì le banche ma anche i risparmiatori per arrivare al concordato con l’impresa.
Ma, nel frattempo, il collega delle politiche agricole, Gianni Alemanno torna a mettere in guardia sulla necessità di non procedere ad uno spezzatino. E rilancia l’opportunità di restituire al territorio le centrali del latte, confluite a Collecchio. Sulla stessa linea anche i sindacati che ribadiscono un no secco «allo spezzatino per fare cassa» e tornano a ribadire le proprie preoccupazione per il futuro occupazionale dell’azienda, chiedendo un «tavolo di crisi». «Ristrutturare non significa perdere posti di lavoro. Anzi – ha ribattuto Marzano – abbiamo assicurato la continuità della produzione senza la quale ci sarebbero stati i conseguenti riflessi sull’ occupazione ed intendiamo rafforzare il core business anche per tutelare l’ occupazione».

CALCIO E PARMATOUR.
È sempre più probabile che, nella logica di salvare le attività strategiche, le prime ad essere messe sull’altare del ripiano debitorio siano il Parma Calcio e Parmatour, la società che opera nel settore turistico. «Le prime linee del piano industriale» – ha confermato Marzano, che anche la scorsa settimana ha avuto un lungo colloquio con Bondi – saranno pronte entro la fine del mese. «Io credo – ha aggiunto – che ci si debba orientare a tenere il core business. Non necessariamente tutte le imprese estere». Marzano ha quindi sottolineato che prima di affrontare il nodo Collecchio si dovrebbe cominciare la cura dimagrante con «Parmatour, tramite cessione o affitto, e con il Parma Calcio: mi dispiace per i tifosi ma ci vedo poco a che fare col latte».

CORE BUSINESS ITALIANO.
Nonostante la difficile situazione Marzano punta ad un obiettivo di crescita della redditività che nel 2006 dovrebbe vedere un incremento del rapporto tra Ebitda e fatturato del 3,5%. Ed ha ribadito la necessità di concentrazione sul core che deve rimanere italiano, cedendo le attività non strategiche in Italia ed all’estero.

VIA A COMITATO VIGILANZA.
Marzano ha annunciato di aver firmato oggi la costituzione del comitato di vigilanza, l’organismo di 5 membri previsto dalla legge salva-imprese di cui fanno parte – ha detto – Daniela Primicerio, Giacomo Vizzani, Massimo Confortini (nominati su indicazione del ministro), Dario Trevisan e Guido Rosa (su indicazione dei creditori).

CGIl, CISL, UIL: TAVOLO DI CRISI.
Una posizione, quella contraria alla vendita a spezzatino, che sembra condivisa da Cgil, Cisl e Uil. «Bisogna evitare lo spezzatino – ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani – per fare solo cassa: può accontentare chi ha tanti debiti ma non dà nessun futuro ai lavoratori e alle aziende interessate». Epifani si è mostrato preoccupato anche per Parmatour. «Sono quasi 1.500 lavoratori che non hanno avuto risposte. È possibile che l’ azienda finisca per chiudere prima delle altre». Per il segretario generale Cisl, Savino Pezzotta, è necessario che su Parmalat si apra un «tavolo di crisi», perchè – ha detto – «la priorità non è dire dismissioni sì dismissioni no. La priorità è capire quale è il piano industriale della Parmalat. Un piano che sia in grado di salvaguardare l’occupazione» e che sia in grado di tutelare «l’insieme delle attività produttive e tutta l’occupazione». E a frenare sulla vendita di pezzi d’azienda è anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Vendere, dismettere aziende, per pagare i debiti, non è la soluzione per il gruppo Parmalat – ha affermato Angeletti – L’idea che bisogna vendere per pagare i debiti è un pessimo inizio, un approccio sbagliato. Se si tratta di razionalizzare ha un senso, ma vendere per pagare i debiti non ha senso».